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Il post-Covid secondo gli italiani: crisi lunga, ma si riparte con la sostenibilità

Intervistato un campione di manager, esperti di marketing, imprenditori e ricercatori universitari. Previsioni fosche, ma dal 2021 si vede la ripresa

di Giovanna Mancini

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Intervistato un campione di manager, esperti di marketing, imprenditori e ricercatori universitari. Previsioni fosche, ma dal 2021 si vede la ripresa


3' di lettura

Più realisti che pessimisti. «Ancora con la testa nell’emergenza, ma lucidi nel prefigurare gli scenari post-Covid». Così appaiono gli italiani alla fine della “Fase 1” secondo Albino Russo, direttore del Centro Studi di Coop, che nella prima settimana di maggio ha intervistato un campione di quasi 800 persone, selezionate tra esperti di mercato e di marketing, top manager, ricercatori, imprenditori e consulenti.

«Abbiamo volutamente scelto di interrogare quella parte del Paese meno schiacciata dalle urgenze di breve termine e quindi condizionata da preoccupazioni immediate legate a lavoro, famiglia e cura della casa, rivolgendoci a chi, per mestiere, è impegnato a leggere i cambiamenti della società e immaginare il futuro, orientando le scelte delle aziende», spiega Russo.

Ne è emersa la fotografia di una «élite italiana un po’ più pessimista di quanto mi aspettassi – ammette il direttore – forse influenzata da un vissuto personale che all’inizio di maggio era ancora pesante, dato che gran parte del campione si concentra nel Nord Italia e in particolare in Lombardia».

Molti di loro hanno probabilmente proiettato su questa crisi – in parte scaramanticamente - il ricordo di quella del 2008, da cui ci sono voluti sette anni per riprendersi. Fatto sta che quasi la metà del campione (il 48%) ritiene che la riduzione del Pil italiano nel 2020 sarà «molto profonda e ci vorranno alcuni anni per ritornare ai livelli del 2019». Cresceranno diseguaglianze, disoccupazione e lavoro nero e l’Italia, come l’Europa, usciranno indebolite da questa crisi.

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Giudizi piuttosto severi sull’operato dei governanti nella gestione dell’emergenza, con una sonora bocciatura per la triade Jhonson-Trump-Bolsonaro, che non superano il 3 in pagella, ma anche per Lagarde e Von der Leyen, appena sopra il 4 (ma «Forse oggi il giudizio sarebbe meno drastico», osserva Russo). Promossi invece Giuseppe Conte (6,2) e Angela Merkel (6,3). E se l’Unione europea è criticata per la sua incapacità di rappresentare unità di intenti e solidarietà tra gli Stati, emerge chiaramente la consapevolezza che in Europa bisogna restare e – nonostante lo scetticismo – la convinzione che alla fine gli eurobond si faranno.

L’altra faccia della medaglia è già in quest’ultima aspettativa, nota Russo: come se, sul medio-lungo termine, incassata la botta del Covid, gli intervistati recuperassero lucidità di giudizio e desiderio di ripartenza. La fine dell’emergenza Covid-19 (ovvero il superamento del rischio epidemiologico e la fine delle restrizioni) non è infatti una chimera irraggiungibile: per il 53% del campione già nel 2021 la crisi economica attenuerà il suo mordente e, dopo una fase di rallentamento, i processi di globalizzazione riprenderanno come prima.

E se lo scenario economico-politico delineato appare a tinte fosche, nell’Italia della «nuova normalità» ci sarà più spazio per valori positivi e costruttivi – come l’ambientalismo e l’attenzione alle tematiche sociali – e una forte evoluzione verso una società «smart», fatta di telelavoro e smartworking, interesse per professioni tecnologiche e scientifiche, nuove forme di consumo e socialità. «C’è una forte discontinuità digitale segnata dall’emergenza Covid che si è sedimentata ed è destinata a restare anche in aree del Paese e fasce della popolazione che finora non ne erano state coinvolte», fa notare Albino Russo.

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Preoccupati e impauriti, gli opinion leader intervistati immaginano tuttavia in larga maggioranza un Paese più coeso nel “dopo Covid”, dove si affermano valori come l’altruismo e la solidarietà, oltre alla sostenibilità: per il 72% del campione, l’attenzione alle tematiche ambientali è destinata ad aumentare, così come (per il 75%) quella verso i temi sociali e del territorio. Strettamente connessi a questi sono valori come l’attenzione alla salute in aumento secondo il 93% degli intervistati) e alla sicurezza personale (88%).

Forse anche per questo si attende un progresso nei consumi di prodotti (soprattutto alimentari) made in Italy, locali, biologici e con packaging sanificato e igienizzato. E se crescono e-commerce, food delivery e click and collect (a scapito di pasti al bar e ristorante), si assiste alla riscossa dei piccoli negozi di prossimità.

Per approfondire:
I numeri del piano europeo
Così il Covid ha cambiato i nostri consumi
Crollo dei consumi al ristorante: -80%

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  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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