intervista a carlo palli - collezionista

Il precursore del mercato Visivo

di Maria Adelaide Marchesoni

Carlo Palli - Collezionista

3' di lettura

La collezione di Carlo Palli comprende più di 15mila tra opere e testimonianze, il cui nucleo principale è incentrato su movimenti degli anni ’60 e ’70 tra cui le Scritture Verbo Visive. Nel 2006, circa 250 opere sono state donate al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato e una selezione di opere è in comodato al Museo Novecento di Firenze.

Quando ha iniziato a collezionare la Poesia Visiva?

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Nei primi anni ’80.

Quante opere e di quali artisti?

Le opere sono migliaia. Sono opere prime, per lo più collage, tele emulsionate, decollage, ecc.. Gli artisti sono italiani e stranieri: c’è una ricchissima varietà di nomi, ma ho privilegiato il Gruppo 70 (Miccini, Pignotti, Marcucci, La Rocca, Ori, Malquori, Perfetti e inizialmente anche Emilio Isgrò); il gruppo dei genovesi, inizialmente con Carrega, Tola, Vitone, Anna e Martino Oberto; i napoletani con Stelio Maria Martini e Luciano Caruso (in seguito trasferitosi a Firenze) e il Gruppo Logomotives di Sarenco, Arias-Misson, Bory, Blaine, Verdi e De Vree. Altri due artisti a cui ho rivolto una particolare attenzione sono Lora-Totino e Balestrini. La collezione comprende i collagisti cecoslovacchi (Kolar, Trinkewitz, Novak, Havel, Valoch), il brasiliano Pignatari e poi Ferrando, Ferlinghetti, Giorno, Chopin, Gomringer, Dencker, Furnival, Garnier, Heidsieck, Motoyuki, Takahashi e altri.

Ha privilegiato l’arte femminile della Poesia Visiva?

Certo, di Lucia Marcucci curo anche il catalogo generale delle opere. Posseggo opere di Mirella Bentivoglio, Ketty La Rocca, Anna Boschi, Marilede Izzo, Anna Oberto, Ilse Garnier, Ann Noël, Giusi Coppini, Anna Banana, Chiara Diamantini, ecc.

Dove ha acquistato le opere? E i prezzi?

Tutte direttamente dagli artisti e, per i prezzi, è pressoché impossibile rispondere.

Ci racconta l’evoluzione del mercato della Poesia Visiva?

Ho l’orgoglio di dire che fintanto che non sono entrato in scena io, il mercato era inesistente. Poiché ho diretto per anni l’arte contemporanea nelle case d’aste Farsettiarte di Prato e Finarte di Venezia, sono riuscito a introdurre nel mercato anche la Poesia Visiva. Oggi vedo che tutte le case d’asta, compreso Sotheby’s, si occupano di questa branca dell’arte contemporanea.

Quali sono i periodi storici da preferire?

Se un’opera è di grande qualità i periodi da preferire sono tutti uguali. Le opere degli anni ’60 e ’70 sono ormai storicizzate e hanno quindi un valore aggiunto.

Quali sono gli artisti sottovalutati?

Tutti gli artisti della Poesia Visiva sono sottovalutati e il mercato dovrà tenere conto di questo. Esiste una ricca bibliografia sulle più importanti tendenze artistiche internazionali dal secondo dopoguerra fino ad oggi, dove non manca mai la Poesia Visiva. Ma è nata con un peccato originale: nati come poeti lineari e divenuti artisti, la critica letteraria li ha considerati artisti mentre la critica d’arte li ha considerati letterati, generando confusione anche nel mercato.

E quelli sopravvalutati?

Non mi risulta che ci sia un poeta visivo sopravvalutato. Non c’è da sorprendersi infatti delle quotazioni di Ketty La Rocca (morta prematuramente ha prodotto poco) ed Emilio Isgrò, che all’inizio della loro carriera appartenevano alla Poesia Visiva e che in seguito sono stati assimilati ad altre tendenze. Tuttavia le quotazioni maggiori si riscontrano proprio nelle opere degli anni ’60 e ’70. Ecco, perché a mio giudizio il mercato dovrà fare i conti anche con gli altri artisti. La rumba mi sembra che sia già cominciata…

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