siderurgia

Il Prefetto pronto a chiudere Arcelor Mittal (ex Ilva) Taranto

È attesa in queste ore la decisione del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, a proposito di ArcelorMittal, l'ex Ilva di Taranto

di Domenico Palmiotti

default onloading pic
(Controluce/AFP)

È attesa in queste ore la decisione del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, a proposito di ArcelorMittal, l'ex Ilva di Taranto


3' di lettura

È attesa in queste ore la decisione del prefetto di Taranto, Demetrio Martino, a proposito di ArcelorMittal, l'ex Ilva di Taranto. Il prefetto non esclude la possibilità di sospendere l'attività produttiva del siderurgico e dell'indotto collegato. Sta ascoltando le varie parti in causa e attende la valutazione tecnica del comando dei Vigili del Fuoco. Quest'ultimo è stato incaricato di accertare la “effettiva necessità di mantenere la produzione attuale quale misura indispensabile per non compromettere la sicurezza e la funzionalità degli impianti”. Il 24 marzo il prefetto ha ascoltato in video conferenza sia i sindacati confederali, che i metalmeccanici, mentre nella mattinata del 25 marzo - ampliando il quadro - ascolta il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, i rappresentanti di ArcelorMittal, dello Spesal (il servizio Asl che si occupa di sicurezza) e il custode giudiziario dell'area a caldo, Barbara Valenzano (gli impianti, di proprietà Ilva, sono infatti sequestrati da luglio 2012 e dati in facoltà d'uso).
La comunicazione al Governo
Il prefetto ha già scritto al Governo affermando che l'azienda ha «sostenuto, in relazione alla tipologia di impianto connotato da ciclo continuo, la legittimità della prosecuzione dell'attivita produttiva che al momento impiega circa 4000 dipendenti (50 per cento dell'ordinaria forza lavoro)». «Il prefetto - hanno dichiarato i sindacati metalmeccanici dopo l'audizione - ha ribadito che un eventuale assetto di marcia sarà consentito solo per preservare gli impianti insieme alla incolumità dei lavoratori». «Per quanto ci riguarda - hanno proseguito - la salute dei lavoratori e delle loro famiglie viene prima della produzione». Al prefetto, infine, le sigle metalmeccaniche hanno «ribadito le ragioni delle nostre richieste, ovvero un assetto di marcia a minimo di regime (salvaguardia impianti) ed inoltre la necessità dello stesso trattamento per i lavoratori delle ditte dell'appalto». Quello che chiedono i sindacati è mettere tutta la fabbrica in regime di “minimo tecnico”, con gli impianti presidiati dalle “comandate”. In questo modo si scenderebbe dai circa 4.000 attuali, distribuiti sui tre turni, a circa 1.500. Le “comandate” sono squadre incaricate al presidio di sicurezza degli impianti ed entrano in attività negli scioperi.
L'ex Ilva di Taranto in questo momento è tra le più grandi industrie del Paese per la quale va assunta una decisione circa la continuità produttiva. In questi giorni l'azienda ha attivato la fornitura di mascherine al personale. Inoltre, ha introdotto misure specifiche anti Coronavirus per le mense dello stabilimento, i trasporti interni e le portinerie, dove i lavoratori in entrata vengono sottoposti a controllo della temperatura corporea attraverso termoscanner. Sul piano produttivo, invece, l'azienda ha prima fermato una serie di impianti dell'area a freddo e poi alcuni dell'area a caldo: l'altoforno 2 (fermata in completamento) e l'acciaieria 1 (già fermata). Restano ora in esercizio l'acciaieria 2 e due altiforni: 1 e 4.
Agli impianti fermi potrebbe aggiungersi una delle due linee di agglomerazione che servono a preparare i materiali di carica degli altiforni. Essendo operativi solo due altiforni, verrebbe ridotta anche la loro alimentazione a monte. È in valutazione se fermare del tutto una linea di agglomerazione oppure procedere con le due ma alternate.

Cassa integrazione e indotto
Nel pomeriggio del 25 marzo ArcelorMittal avrà una call con Confindustria Taranto per affrontare il tema dell'indotto, dove una serie di imprese segnalano di nuovo mancati pagamenti in ordine a lavori e forniture. Alle 16, invece, confronto tra azienda e sindacati per l'avvio della cassa integrazione Covid 19 che dovrebbe essere per 5.000 addetti a Taranto e sostituire quella ordinaria per crisi di mercato che, da luglio scorso, attraverso proroghe, è attiva per 1.273 addetti come tetto massimo.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti