ore decisive per la soluzione della crisi

Il premier cede: verso il Conte ter, in attesa del semestre bianco

Escluse le ipotesi del voto anticipato e del soccorso dei «responsabili», i partiti trattano per un Conte ter. Delega sui servizi al Pd

di Emilia Patta

Manovra, il governo ottiene la fiducia al Senato. Renzi incalza

Escluse le ipotesi del voto anticipato e del soccorso dei «responsabili», i partiti trattano per un Conte ter. Delega sui servizi al Pd


3' di lettura

La settimana dell’Epifania, attesa come decisiva per la soluzione della crisi di governo strisciante, si riapre con il fermo immagine del braccio di ferro tra il premier Giuseppe Conte e l’ex premier Matteo Renzi. Ma sotto traccia qualcosa di muove. E almeno un paio di scenari sono usciti di scena: quello del voto anticipato, evocato nelle scorse ore dallo stesso premier nelle conversazioni private accompagnandolo alla “minaccia” di presentare una lista personale che finirebbe per togliere acqua ai mulini di uno sfiancato M5s ma anche del Pd, e quello della conta in Aula per isolare Renzi con l’aiuto di una non meglio precisata pattuglia di “responsabili” esplicitamente indicato dallo stesso premier durante la conferenza stampa di fine anno («se verrà meno la fiducia di un partito mi rivolgerò direttamente al Parlamento»).

Gli scenari decaduti: voto anticipato e operazione «responsabili»

Il voto anticipato, anche se doverosamente indicato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella come possibile esito di una crisi al buio, non è in realtà mai stata una soluzione credibile agli occhi dei duellanti politici e dei partiti della maggioranza: inimmaginabile una votazione su tutto il territorio nazionale in piena pandemia, e soprattutto troppo alto il rischio di una vittoria delle destre sovraniste proprio mentre sono in arrivo da Bruxelles i circa 200 miliardi del Recovery fund. Quanto ai “responsabili”, lo stesso Conte ha dovuto prendere atto dell’infattibilità dell’operazione. Non solo perché il niet dell’Udc e della formazione Cambiamo! di Giovanni Toti (in tutto 5 senatori) ha ridotto a meno di 10 i voti disponibili (pochi per sostituire i 18 senatori di Italia Viva), ma anche e soprattutto perché il Pd ha fatto capire a Conte di non essere disposto a seguirlo su questa strada e lo stesso Mattarella ha fatto capire di non gradire soluzioni con maggioranze raccogliticce.

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Crescono le quotazioni di un Conte ter

Dunque restano sostanzialmente due opzioni, come ripete in queste ore Renzi nelle conversazioni con i suoi: un Conte ter frutto di un serio rimpasto con cambi di caselle importanti o un altro premier sorretto dalla stessa maggioranza qualora Conte dovesse continuare ad arroccarsi. Solo sullo sfondo c’è l’ipotesi di un governo di unità nazionale presieduto da una personalità autorevole e terza come quella di Mario Draghi. Ed è chiaro che sia il premier sia i due partiti più grandi della coalizione, M5s e Pd, stanno lavorando in queste ore sulla prima soluzione. «È la soluzione meno traumatica, più gestibile e più logica», dice un ministro di peso del Pd. E le parole del ministro degli Esteri e leader de facto dei Cinque Stelle Luigi Di Maio indicano che anche il partito di riferimento del premier guarda alla soluzione del Conte ter: «Sull’autorità delegata ai servizi segreti e sulla Fondazione per la cybersicurezza si trovi una quadra, siamo persone adulte, una nazione come l’Italia non può essere ostaggio di queste cose».

Le concessioni di Conte: dai servizi segreti a (forse) il Mes

I servizi segreti, appunto. Questione posta con forza sia dal Pd sia da Renzi e fino a due giorni fa respinta da Conte, che è apparso pubblicamente e privatamente intenzionato a tenere la delega per sé. La novità delle ultime ore è appunto la disponibilità a trasferire la delega (le ipotesi sono Emanule Fiano - nome gradito anche a Renzi - o Michele Bordo, entrambi del Pd). Quanto alla Fondazione sulla cybersicurezza invisa a democratici e renziani, sembra sia sparita dalla nuova bozza del Recovery plan che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sta mettendo a punto per fare una sintesi delle proposte di modifica giunte dai tutti i partiti della maggioranza. A cominciare da Italia Viva, che ha presentato nei giorni scorsi un memorandum in 63 punti. Ultimo segno di apertura da parte del premier è l’ipotesi di attivare il Mes inviso al M5s per prendere almeno una parte dei 36 miliardi di prestiti per l’emergenza sanitaria a disposizione dell’Italia. Con queste aperture sui temi posti lo stesso Renzi potrebbe uscire più che dignitosamente dalla crisi senza apparire come intenzionato solo ad avere un posto in più da ministro (o Ettore Rosato o lui stesso).

Una soluzione tampone prima del semestre bianco?

Resta da capire se, in caso di buon esito per un Conte ter ancora tutto da verificare, l’equilibrio politico che ne risulterebbe - con un premier fortemente ridimensionato e quasi “commissariato” dai partiti - potrà reggere ai mesi difficili che attendono il Paese tra emergenza sanitaria e conseguente emergenza economica. Oppure se si tratterà solo di una “toppa” destinata a infrangersi durante il semestre bianco che precede la fine del mandato presidenziale, quando per Costituzione il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere determinando un formale “liberi tutti”.

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