visita a Parigi e Roma

Il premier del Giappone Shinzo Abe: consulto a Roma in vista del G-20

di Stefano Carrer


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Emmanuel Macron e Shinzo Abe (Afp)

5' di lettura

La sera del 23 aprile è atteso per un brindisi al Grand Hotel Plaza, con gli oltre 200 ospiti di un ricevimento dedicato al «washoku», la cucina giapponese; domani i colloqui con il presidente Mattarella e il premier Conte, per un consulto in vista del G20 di Osaka di fine giugno che si estenderà con tutta probabilità a delicate problematiche di politica internazionale. Il premier Shinzo Abe si conferma come il più «globetrotter» di sempre tra i capi di governo del Giappone: arriva nel tarod pomeriggio di oggi a Roma – con il nuovo Boeing 777 di stato, che ha appena sostituito il precedente 747 - proveniente da un incontro con Macron all’Eliseo, in cui ha concordato una linea comune al G7 (quest’anno a presidenza francese) e al G20 sul libero commercio e ha promesso il supporto giapponese alla ricostruzione di Notre Dame.

Francia e Italia sono le tappe iniziali di un lungo tour di otto giorni che lo porterà poi Slovacchia e a Bruxelles prima delle tappe negli Stati Uniti e in Canada. Un giro del mondo fino al 29 aprile, poco prima del passaggio «epocale» che vedrà a Tokyo l'abdicazione dell'attuale imperatore Akihito (30 aprile) e l‘ascesa al Trono del Crisantemo del figlio maggiore Naruhito (1 maggio). Come dimostrerà il brindisi di stasera davanti al rinomato chef Hirohisa Koyama, Abe non dimentica di essere anche il primo «commesso viaggiatore» del suo Paese, impegnato nella promozione degli affari economici. E la cucina giapponese è diventata uno dei cardini del soft power giapponese nel mondo.

I temi in agenda
A circa due mesi dal primo vertice G20 che si terrà in Giappone, Abe conta di esercitare una certa leadership nel coordinare le differenti visioni tra Paesi certo ancora pià divisi di quelli del G7. In primo piano sono ovviamente le tematiche dell'economia internazionale, che mostra segnali di frenata anche per via delle accresciute tensioni commerciali. Un versante più specifico da cui Abe si propone di ottenere passi avanti a Osaka è quello di una regolamentazione degli interscambi «online», con particolare riguardo al flusso «cross-border» di dati. Se poi la Cina ha fatto dell'iniziativa “Belt & Road” il cardine della sua politica estera, Abe ha lanciato lo slogan di una «libera e aperta regione dell’Indo-Pacifico», sottoscritta da Donald Trump all'ultimo vertice dell’Apec. Un “concept” – che fa di fatto da contraltare al rafforzamento dell’influenza internazionale cinese, delineando un arco di democrazie dall’Oceania all’India fino a un prolungamento europeo - su cui probabilmente chiederà il supporto anche dell’Italia.
Se Roma è stato il primo Paesi del G7 a firmare un memorandum sulla Via della Seta con Pechino e il premier Conte sta per recarsi nella capitale cinese per il summit annuale dell'iniziativa Belt & Road, appare probabile che Abe chieda qualche chiarimento in proposito. Il Giappone certo vuole far sentire la sua presenza in Europa come grande partner asiatico, tanto più dopo l'entrata in vigore del Free Trade Agreement tra Ue e Giappone, che Abe sottolineerà a Roma come occasione di ulteriore rilancio per i rapporti bilaterali e a Bruxelles con Juncker e Tusk come esempio per il mondo intero di liberalizzazione commerciale ambiziosa e basate su regole. Non è poi un caso che Abe sarà il primo premier nipponico a recarsi in Slovacchia, dove giovedì avrà un summit con i Paesi di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) , visto che l'Est europeo appare come un'area di rilevanza strategica per le ambizioni di crescente influenza europea della Cina. E' possibile che la «Corporate Japan» sposti in Europa dell'Est alcune attività manifatturiere che aveva creato nel Regno Unito per il post-Brexit. In ogni caso, anche Tokyo cerca un ruolo più attivo nell'area regionale.

Tra Pechino e Washington
Se pure il Giappone è spaventato dall'ascesa cinese e si comporta di conseguenza, nell'immediato si sta assistendo a un miglioramento dei rapporti bilaterali sino-giapponesi, favorito dal comune interesse a sostenere le rispettive economie, che danno segnali di rallentamento e soffrono gli atteggiamenti dell'Amministrazione Trump. Con gli Usa sia Tokyo sia Pechino hanno in corso delicati negoziati commerciali, su cui grava la minaccia (in parte già attuata) di penalizzazioni. Venerdì Abe cercherà di «ammansire» Trump, che mostra fretta per una conclusione delle trattative commerciali bilaterali da poco iniziate, che Tokyo ha cercato prima di evitare e poi di procrastinare. Argomenti non gli mancano: da quello più generale sul Giappone come il più grande e fidato alleato americano in Asia a quelli secondari (come la conferma degli acquisti di F-35 nonostante un grave e recente incidente). La diplomazia nipponica è già riuscita a strappare a Trump un viaggio a Tokyo a fine maggio per il primo incontro da ospite di Stato con il nuovo imperatore.
Non è escluso che i due leader giochino a golf e festeggino insieme il compleanno della first lady Melania. Abe fingerà anche di avere una posizione comune con Trump nei confronti della Corea del Nord, nel riaffermare una cooperazione per la denuclearizzazione della penisola coreana, resa ancora più aleatoria dal sostanziale fallimento del secondo vertice tra Trump e Kim in Vietnam. Nel Diplomatic Bluebook 2019 rilasciato oggi dal Ministero degli esteri nipponico, è stato rimosso il precedente riferimento all'esercizio di una «pressione massima» su Pyongyang, pur non mancando di rilevare che la Corea del Nord non ha ancora intrapreso alcun passo significativo verso lo smantellamento del suo arsenale nucleare e balistico. Il Libro Blu diplomatico utilizza anche un linguaggio meno rigido sul tema del contenzioso territoriale con la Russia, su cui Abe aveva sperato invano di fare significativi progressi e forse ci conta ancora.

Complicazioni interne
Alla vigilia del suo tour mondiale, il premier giapponese ha avuto una delusione nelle urne, con la sconfitta dei candidati del partito Liberaldemocratico nelle elezioni suppletive di domenica scorsa a Osaka e Okinawa per due seggi alla Camera Bassa. Elezioni con forti connotati locali, che però suonano il campanello d'allarme in vista delle elezioni di luglio per la Camera Alta. Nella fase finale della campagna elettorale, nel campo di Abe c'è persino chi ha evocato la possibilità che il premier possa convocare elezioni anticipate per la Camera Bassa (da accorpare a quelle per la Camera Alta) , anche come premessa per un eventuale terzo rinvio del previsto aumento dell'Iva dall'8 al 10% (atteso per il primo ottobre). Il precedente aumento dell'imposta sui consumi, nel 2014, era stato seguito da una recessione.
La maggior parte degli osservatori politici ritiene però più probabile che Abe confermi la manovra fiscale restrittiva. Nel frattempo, vari grandi eventi di carattere internazionale dovrebbero aiutarlo a recuperare consensi: da vertici come il G20 e il Ticad (il summit di fine agosto con tutti i Paesi africani) fino alla cerimonia di ottobre per l'insediamento ufficiale del nuovo imperatore che vedrà arrivare a Tokyo quasi tutti i grandi della terra.

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