crisi in libano

Il premier Hariri si dimette e accusa Hezbollah e l’Iran

di Vittorio Da Rold

Il dimissionario premier libanese Saad Hariri, durante la recente commemorazione del padre assassinato 12 anni fa

3' di lettura

Il premier libanese Saad Hariri ha annunciato a sorpresa le sue dimissioni dall’incarico governativo mentre era in visita in Arabia Saudita, dicendo che la sua vita è in pericolo come lo fu quella di suo padre Rafiq, anch’egli primo ministro ucciso in un attentato.

Libano, premier Hariri rassegna le dimissioni: temo per mia vita

Nella sua dichiarazione il primo ministro ha accusato l’Iran e le milizie sciite Hezbollah di ingerenze nella politica del mondo arabo. È la seconda volta in cinque giorni che Hariri si è recato in visita in Arabia Saudita. «Il braccio dell’Iran nella regione sarà tagliato», ha detto attaccando il gruppo militante sciita di Hezbollah che è alleato dell’Iran degli ayatollah.

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Nominato primo ministro alla fine del 2016, Hariri ha guidato un governo di unità nazionale formato da 30 membri tra cui anche componenti di Hezbollah. Nel suo discorso di dimissioni Hariri ha lasciato intendere di temere per la propria vita e di aver percepito oggi in Libano la stessa tensione che c’era prima dell’assassinio di suo padre Rafiq, nel 2005. Di suo padre Hariri ha ereditato l’influenza politica, prestando i suoi uffici come primo ministro dal 2009 al 2011 per tornare successivamente in carica nel 2016.

La sua appare una mossa tutta politica dopo aver incontrato il principe Salman, volta a chiedere un chiarimento prima che il fragile equilibrio su cui vive il Paese dei Cedri sia definitivamente compromesso.

Su Twitter, il ministro saudita degli affari del Golfo, Tamer Sabhan, ha scritto poco dopo l’annuncio di Hariri che «le mani del tradimento e dell’aggressività devono essere tagliate» in riferimento all’Iran. Il presidente libanese Michel Aoun è stato informato dal premier della volontà di dimettersi per telefono poco prima dell’annuncio televisivo fatto da Riad dallo stesso Hariri. Lo ha reso noto in una nota l’ufficio presidenziale di Aoun, precisando che il capo dello Stato attende che Hariri torni a Beirut per incontrarlo e capire le ragioni delle sue dimissioni a sorpresa.

Riad Kahwaji, capo dell’Istituto “Near East and Gulf Military Analysis” di Dubai, ha dichiarato che la decisione dimostra come l’Arabia Saudita non sia disposta ad accettare l’attuale struttura politica in Libano, dove un presidente pro-Hezbollah sta spostando l'equilibrio del potere a favore del gruppo militante filo-iraniano.

L’Iran ha prontamente reagito alle dimissioni del premier libanese e agli attacchi espliciti e impliciti lanciati alla Repubblica islamica dallo stesso Hariri e dal suo alleato saudita: il consigliere del ministero degli Esteri iraniano Hussein Shaykh Islam ha affermato che «le dimissioni di Hariri sono state decise di concerto col presidente Usa Donald Trump e l’erede al trono saudita Muhammad bin Salman». Citato dall’agenzia iraniana Mehr, ripresa dal canale tv degli Hezbollah libanesi, il responsabile iraniano ha detto che le dimissioni del premier libanese «sono chiaramente una decisone saudita contro Hezbollah». Hussein Shaykh Islam ha poi proseguito: «Sarebbe stato meglio che Hariri avesse rispettato l’onore del popolo libanese, annunciando le dimissioni da Beirut e non da un altro Stato».

Eppure le cose si stavano mettendo al meglio in Libano. Recentemente il Parlamento del Paese (rating B3 stabile secondo l’agenzia Moody’s ) aveva finalmente approvato il bilancio del 2017. Il sì parlamentare – con 61 voti contro quattro e otto astensioni – era stato il primo per un bilancio dal 2005, quando l’allora primo ministro Rafiq Hariri fu assassinato, scatenando un periodo di profonda crisi politica nella terra dei Cedri.

Moody’s ne ha dato notizia con soddisfazione in un report di ottobre perché il passaggio del bilancio è un elemento molto positivo per il credito. In effetti la ripresa del processo di bilancio potrebbe agevolare l’accesso ai finanziamenti dei donatori internazionali e a nuovi prestiti e sovvenzioni della Banca Mondiale per due progetti stradali, per un totale di 400 milioni di dollari, piani concordati all’inizio di quest’anno e che erano legati all’approvazione del bilancio. Moody’s prevede il deficit fiscale all’8,9% nel 2017 e all’8,7% nel 2018 mentre per il debito la stima è del 140% del Pil nel 2018, in aumento dal 120% nel 2012 e uno dei maggiori al mondo, ma inferiore a quello greco che viaggia al 180% del Pil.

Poi ci sono il gas e il petrolio. Nel futuro del Libano c'è anche l’approvazione della legge sui diritti petroliferi, avvenuta il 19 settembre, norma che migliora il quadro giuridico per l’assegnazione delle licenze di esplorazione nel corso del primo ciclo di licenze offshore del Paese. Le licenze offrono al Libano l’opportunità di sfruttare le risorse energetiche e di disegnare una svolta per l’economia nazionale. Il governo prevede che la fase di esplorazione possa durare fino a cinque anni. Il paese sembrava deciso a imboccare la via verso la stabilità, ma ora tutto è di nuovo in discussione.

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