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Il premier Li Keqiang: la Cina nel 2021 crescerà oltre il 6% del Pil

Torna l’obiettivo annuale di crescita nel discorso del premier cinese che ha aperto a Pechino la Plenaria del Parlamento cinese

di Rita Fatiguso

(Ap)

2' di lettura

Rimasto incerto fino all’ultimo, l’elemento chiave del Work Report del premier cinese che apre i lavori del Parlamento in seduta comune è ritornato, dopo il black out dell’anno scorso, l’anno della terribile pandemìa.

Quest’anno la Cina, che ha già individuato l’obiettivo di crescita delle singole province, dovrà puntare a superare il 6 per cento. D’altronde la Cina è l’unico Paese in grado, quest’anno, di parlare in termini di crescita.

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Più posti di lavoro.

Oltre al Pil superiore al 6% Pechino punta a ottenere 11 milioni di posti di lavoro urbani e un tasso di disoccupazione del 5,5%, un aumento dei prezzi al consumo del 3%, una crescita costante dell volume delle importazioni e delle esportazioni.

Ma la crescita, mai come quest’anno, dovrà essere una crescita di qualità. Nelle pagine del discorso del premier cinese l’elemento di crescita qualitativa torna più che mai, associato al tema dell’aumento della autosufficienza tecnologica, del resto presente nel Piano quinquennale 2021-2025 che la Plenaria dovrà approvare l’11 marzo.

Meno debito, un fisco “mirato”

La politica fiscale dovrà essere proattiva e mantere il tasso di disavanzo entro il 3,2%, inferiore all’anno scorso ma quest’anno non verranno emessi buoni del tesoro speciali.

La Cina non vuole, in altri termini, far crescere il disavanzo. Quindi, il debito a tutti i livelli. I trasferimenti agli enti locali l’anno scorso sono aumentati del 7,8%. Certo Pechino andrà incontro ai bisogni delle piccole e medie imprese aumentando la soglia del reddito per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto, ma gli sconti saranno sorvegliati.

Le obbligazioni in favore degli enti locali saranno pari a 3,65 trilioni di yuan , 610 per il governo centrale. Gli incentivi fiscali dunque saranno mirati a obiettivi ben precisi.

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