la riforma del credito

Il premier riapre il dossier Bcc e banche popolari

di Laura Serafini


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2' di lettura

«Sicuramente ci sarà la revisione dei provvedimenti sul credito cooperativo e sulle banche popolari, soprattutto per quelle più integrate sul territorio, per recuperare la loro funzione che aiuta molto il tessuto produttivo quello meno visibile, quello delle Pmi». Le dichiarazione del premier Giuseppe Conte sulla riforma del credito cooperativo e delle popolari al momento sono vaghe. Ma il sistema entra già in allerta, anche perchè la Lega aveva fatto approvare una mozione per una moratoria di 18 mesi della riforma delle Bcc. Una delle capogruppo, Iccrea, è uscita subito allo scoperto parlando di «dichiarazioni che destano preoccupazione, perché la riforma ha l’obiettivo di rafforzare le banche locali» e chiedendo un incontro urgente con Conte.

Qualche ora dopo è arrivata una posizione più accomodante dell’associazione di categoria, Federcasse. «Come nelle precedenti stagioni di riforma, assicuriamo, in caso di iniziative legislative, il nostro apporto costruttivo ». Va ricordato, poi, come nelle considerazioni finali il governatore della Banca d’Italia lo scorso 29 maggio avesse già messo in guardia sui rischi: senza i nuovi gruppi diverse Bcc (circa 40) rischiano la liquidazione atomistica. Per sintetizzare: ognuno è libero di scegliere, basta che sia consapevole delle conseguenze. La Bce non vedrebbe certo di buon occhio uno stop alla riforma e irrigidirebbe la sua posizione nei confronti delle banche italiane, che già oggi non è morbida.

In caso di liquidazione delle Bcc messe peggio, a parte i forti rischi per i loro correntisti, ci sarebbe la crisi di fiducia che si propagherebbe a tutto il sistema bancario nazionale. Un rischio di cui è ben consapevole anche l’Abi anche se, come Federcasse, ha preferito la strada della cautela. «Faremo le valutazioni solo quando ci saranno i testi», ha commentato il vicepresidente, Camillo Venesio. Il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, da sempre contrario alla riforma, è invece soddisfatto anche se ha spiegato: «non è detto che si voglia ridare la possibilità di tornare indietro alle banche che si sono trasformate in Spa, il rischio sul mercato va ponderato. Sarebbe già molto togliere l’obbligatorietà di convertirsi alle due che sono riuscite a non farlo», ossia la Popolare di Sondrio e quella di Bari.

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