Stoccolma

Il Nobel per la letteratura al post-colonialista Abdulrazak Gurnah

Lo scrittore tanzaniano è autore di “Il disertore”, “Paradiso” e “Sulla riva del mare”, pubblicati in italiano da Garzanti

di Stefano Biolchini

(Getty Images)

3' di lettura

Il nobel per la letteratura 2021 va, nello stupore generale per l’ennesima sonora sconfitta delle previsioni, allo scrittore tanzaniano Abdulrazak Gurnah. Il laureato dall’Accademia di Svezia è nato nel 1948 a Zanzibar e insegna a Cambridge. Dal 1968 vive in Inghilterra, dove dapprima andò per studiare e dove poi è diventato professore di letteratura inglese.

Letteratura africana post coloniale

Considerato uno dei più brillanti esponenti della letteratura africana post coloniale, di lingua madre Swahili, è autore di acclamati romanzi scritti in inglese come “Il disertore”, “Paradiso” e “Sulla riva del mare”, pubblicati in italiano da Garzanti. Il suo romanzo “Paradise” è stato in shortlist per il Booker Prize nel 1994. Al centro della sua poetica le migrazioni e il potere fortemente evocativo del riadattarsi a nuove vite e identità dei migranti, che dall’Africa all’Europa e non solo, sono i veri protagonisti del multiculturalismo.

Loading...

Arrivato in Inghilterra come rifugiato alla fine degli anni ’60, Gurnah è stato professore di inglese al Postcolonial Literatures at the University of Kent a Caterburry.Il premio è di circa 1,4 milioni di dollari.

Nella motivazione del premio gli accademici svedesi spiegano come la sua letteratura sia “senza compromessi e dalla compassionevole comprensione degli effetti del colonialismo e della sorte dei rifugiati”. Ed è questa una netta presa di posizione degli Accademici svedesi, che non a caso, con questo premio hanno posto l’accento sull’emergenza mondiale dei migranti.

Gurnah dal 1980 al 1982 ha insegnato alla Bayero University Kano in Nigeria. Si è poi trasferito all’Università del Kent, dove ha conseguito il dottorato di ricerca nel 1982 e quindi è stato nominato professore e direttore del dipartimento di inglese. Come studioso si è dedicato a ricerche sulla narrativa postcoloniale e alle questioni associate al colonialismo, specialmente per quanto riguarda l’Africa, i Caraibi e l’India.

Ha curato due volumi di “Essays on African Writing” e ha pubblicato articoli su diversi scrittori postcoloniali contemporanei, tra cui V. S. Naipaul, Salman Rushdie e Zoë Wicomb. È curatore di “A Companion to Salman Rushdie” (Cambridge University Press, 2007). Ha collaborato alla rivista “Wasafiri” dal 1987. Gurnah ha supervisionato progetti di ricerca universitari sulla narrativa di Rushdie, Naipaul, G. V. Desani, Anthony Burgess, Joseph Conrad, George Lamming e Jamaica Kincaid.

“Il disertore”

Il suo capolavoro “Il disertore” si enuclea come accorata e precisa esplorazione del modo in cui la memoria ci consola e ci delude.

Protagonista del romanzo è Hassanali, che è diretto verso la moschea, ma dal deserto emerge la sagoma di un inglese, che crolla esausto ai suoi piedi. Martin Pearce, viaggiatore, scrittore e studioso dell’Oriente, ha attraversato il deserto ed è allo stremo. Hassanali lo salva e lo porta nella casa dell’unico bianco della cittadina, un ufficiale. Quando Pearce torna a ringraziare Hassanali per averlo salvato, incontra anche sua sorella Rehana: resta immediatamente affascinato dal suo sguardo e in questa città ai margini dell’impero, affacciata sulla costa africana dell’Oceano Indiano, nasce una storia d’amore destinata a riverberarsi per tre generazioni.

“Paradiso”

Tradotto in italiano da Garzanti nel 2007, è ambientato in Kenia, alla vigilia della prima guerra mondiale. Il protagonista è Yusuf, che ha solo 12 anni quando suo padre lo affida allo zio Aziz, un ricco mercante. Vicino a Mombasa, nella bottega di Aziz, il ragazzo scopre che non si tratta di suo zio, ma del suo padrone. Venduto per pagare i debiti del padre, è costretto a lavorare duramente. Poi un giorno Aziz decide di portarlo con sé per un lungo viaggio all’interno del continente africano. Yusuf conosce la morte e la violenza e impara le difficili regole di convivenza di un mondo sull’orlo del conflitto, dove musulmani, missionari cristiani e indiani coesistono in un fragile equilibrio. Al ritorno Yusuf è un altro: un giovane robusto e avvenente. È ancora schiavo, ma a dargli la libertà del cuore c’è l’amore, quello per la giovane ancella della padrona, Amina. Ma la ragazza cela un terribile segreto e, mentre il colonialismo europeo stringerà le sue maglie sul continente africano, Yusuf capirà il cammino che dovrà intraprendere.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti