Editoria

Il premio Strega a Emanuele Trevi

Con 187 voti trionfa il libro “Due vite” edito da Neri Pozza, al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con “Borgo Sud” per i tipi di Einaudi

di Stefano Biolchini e Alberto Fraccacreta

(Errebi - Mirco Toniolo / AGF)

2' di lettura

Tutto come da previsioni e copione senza scossoni per la serata del premio più blasonato: Emanuele Trevi vince il Premio Strega 2021 con 187 voti per “Due vite” (Neri Pozza, pagg. 144, € 12). Al secondo posto Donatella Di Pietrantonio con “Borgo Sud” (Einaudi), 135 voti.

La serata conclusiva della LXXV edizione del Premio Strega, in scena a Villa Giulia, non ha riservato particolari sorprese : tutto è andato come previsto dunque, con il vincitore in vantaggio anche nelle votazioni che hanno preceduto l'ultima seduta.

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Romano, classe '64, già autore de “I cani del nulla” (Einaudi, 2003) e “Il libro della gioia perpetua” (Rizzoli, 2010), Trevi — che sfiorò il riconoscimento nel 2012 con “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie, 2012) — era dato per favorito dopo l'esclusione dalla finale di Teresa Ciabatti con “Sembrava bellezza” (Mondadori).

La cinquina, oltre che da Trevi, era composta da Donatella di Pietrantonio, “Borgo Sud”(Einaudi), Edith Bruck, “Il pane perduto” (La nave di Teseo, vincitrice dello Strega Giovani), Giulia Caminito, “L'acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani, vincitrice della versione “off”) e Andrea Bajani, “Il libro delle case” (Feltrinelli).

Diretta

La diretta dell'evento, condotta da una briosa Geppi Cucciari, è andata in onda su Raitre a partire dalle 23,00. La storica lavagna dei voti, posta nel giardino del Ninfeo, ha segnato le preferenze espresse dai giurati, pari a 589 (con una percentuale di voto pari a circa l’89%): per Trevi 187 voti; seguono: di Pietrantonio 135 voti, Bruck 123 voti, Caminito 78 voti, Bajani 66 voti. A presiedere il seggio Sandro Veronesi, vincitore della scorsa edizione, che nell’annuncio finale, emozionato anche lui, ha dimenticato di annunciare i voti del vincitore e attribuito per errore ad Einaudi il suo libro.

“Due vite”

“Due vite” è un elegante memoir con ampie digressioni saggistiche, dedicato all'incrocio biografico di due amici scrittori, Rocco Carbone (1962-2008) e Pia Pera (1956-2016), in qualche modo legati dall'ineffabile, marmorea dedizione alla letteratura, nonostante il diverso temperamento: tetraedrico e aggrovigliato l'uno, gentile e coraggiosa l'altra. Il romanzo appartiene al genere della ritrattistica letteraria (di scuola francese) ed è stato premiato proprio per la limpida audacia con cui Trevi costruisce e interseca i due destini, prematuramente scomparsi, raccolti tra la «fobìa dell'ornamento» e la «timida sfrontatezza».

È anche il segno di adesione — commosso, privo d'infingimenti — da parte dell'autore a un preciso messaggio poetico, a un vivido testamento di letteratura come vita che si rifà allo «stile dell'unicità», al Singolo kierkegaardiano, cercando di mantenere sempre il punto di vista privilegiato di chi può osservare alla «distanza giusta». Questo perché «più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri». È necessario allora re-cordare, ricondurre al cuore attraverso illuminazioni, riflessioni, sottili analisi stilistiche e psicologiche per allungare la memoria nell'eterno. Scrivere è riportarsi al valore delle persone conosciute: un atto di riparazione e di amore.


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