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Il premio Strega Scurati: «L’obiettivo di M - Il figlio del secolo? Riportare a terra il fascismo»

«Il fascismo è ciò che aleggia nelle nostre coscienze in uno stato quasi spettrale, fantasmatico, e viene usato in modo tendenzioso e ideologico da questa o quella parte politica. L'obiettivo di questo romanzo era riportare a terra il fascismo, dare una conoscenza reale come solo la letteratura sa fare quando si concentra sui dettagli della vita materiale».

di Alessandra Tedesco


Premio Strega, trionfa Scurati con "M. il figlio del secolo"

6' di lettura

Raccontare l’ascesa al potere di Mussolini e del partito fascista e farlo non con un saggio, ma con un libro che ha il passo del romanzo. Un romanzo che racconta fatti storici, che contiene documenti d’epoca come stralci di discorsi del Duce e articoli di giornale, che il suo autore ama definire “romanzo documentario” proprio per sottolineare la formula ibrida. Tutto questo è M – Il figlio del secolo (Bompiani) che ha conquistato il Premio Strega 2019. Una vittoria schiacciante quella di Antonio Scurati (101 voti di differenza sul secondo classificato) che sa un po' di rivincita visto che lo stesso premio gli era sfuggito per un solo voto nel 2009 e per cinque nel 2014.

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M – Il figlio del secolo è un romanzo corposo (oltre 800 pagine) nel quale Scurati racconta un breve tratto di storia che ha cambiato la storia d'Italia: dalla creazione dei Fasci di combattimento nel 1919 al famoso discorso di Mussolini in Parlamento sul delitto Matteotti del gennaio '25. Un romanzo, dunque, e non un saggio perché spesso è proprio attraverso il romanzo che il lettore viene maggiormente coinvolto, è nel romanzo che la Storia diventa una serie di accadimenti quotidiani e concreti, è con il romanzo che si può dar voce ai pensieri di chi, con le sue azioni, quella Storia ha contribuito a scrivere.

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«Credo che nonostante lo straordinario lavoro degli storici che in questi decenni hanno sviscerato ogni aspetto della storia del fascismo -spiega Scurati- nella coscienza degli italiani fosse ancora qualcosa di largamente rimosso, di fantasmatico. È per questo che ho voluto dare una forte base documentale al mio romanzo. Io stesso quando mi sono messo a studiare le vicende del fascismo, gli accadimenti, i personaggi, sono rimasto sempre più sbalordito dalla mia ignoranza, ma anche dalla natura sconvolgente di ciò che apprendevo. Il fascismo è ciò che aleggia nelle nostre coscienze in uno stato quasi spettrale, fantasmatico, e viene usato in modo tendenzioso e ideologico da questa o quella parte politica. L'obiettivo di questo romanzo era riportare a terra il fascismo, dare una conoscenza reale come solo la letteratura sa fare quando si concentra sui dettagli della vita materiale».

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Chi legge M – Il figlio del secolo ha l’impressione di vivere in quegli anni perché la narrazione ha lo stile della cronaca, il tempo è il presente.
«Ho voluto immergere il lettore nel flusso degli eventi, dal punto di vista di chi li viveva allora, senza una conoscenza a posteriori di ciò che accadde -spiega Antonio Scurati -. Questo anche per dare la sensazione che tutto ciò che è accaduto, avrebbe potuto essere diverso».

In altre parole in questo romanzo non c'è il senno di poi, il lettore, pur consapevole dell’andamento della Storia, ha la sensazione che le cose possano cambiare. Ci sono momenti, soprattutto nella narrazione del 1919, in cui sembra impossibile che i fascisti possano andare al potere. Nelle elezioni del ’19 i Fasci di combattimento ottengono poco più di quattromila voti, una sonora sconfitta, tanto che Mussolini arriva a pensare di voler abbandonare la politica e darsi al teatro.

Cosa accade nei due o tre anni successivi per ribaltare completamente le cose?
«La paura e la violenza - dice Scurati-. Succede che si passa dai discorsi all'azione, azione violenta. Succede che i primi squadristi professionisti della violenza, quasi tutti arditi, cominciano a sparare, a picchiare, a fermare con la violenza la grande idea ottocentesca del socialismo e dell'uguaglianza. Questa violenza ha grande presa sulla piccola come sulla grande borghesia che pensa a questi metodi come possibile soluzione del conflitto permanente. E poi il malefico genio politico di Mussolini riesce a convertire la paura (paura per la novità, per la rivoluzione, per il mondo nuovo che i socialisti continuano ad annunciare ma mai realizzare) in odio. Riesce a dire alla piccola e grande borghesia: non abbiate paura, odiate! Il nemico è davanti a voi, sono i socialisti, non sono italiani perché si rifanno a un'idea che arriva dalla Russia, la chiamano “la peste asiatica”, non sono italiani sono uccidibili».

È inquietante constatare come la parola “violenza” fosse al centro dei discorsi e degli articoli di giornale di Mussolini. In uno di questi pubblicato da Il popolo d'Italia nel marzo 1921, il Duce incita a rendere «più intelligente» la violenza, invita a una violenza chirurgica. Una violenza che era figlia dei tempi, ma che nel fascismo diventava strutturale.
«La violenza era figlia dei tempi, indubbiamente - afferma Antonio Scurati -. Stiamo parlando di un'umanità che aveva trascorso gli ultimi tre anni nelle trincee della prima guerra mondiale. Però il fascismo ha la primogenitura di questa malvagia invenzione cioè di una nuova forma di uso e sfruttamento politico della violenza. Il fascismo è una novità senza precedenti: una milizia armata paramilitare di civili che sostiene un partito politico e lo conduce alla conquista del potere. Queste erano le armi di Mussolini: le squadracce e il suo giornale».

Nella narrazione di Scurati sono molti i pensieri che vengono attribuiti a Mussolini (sempre sulla base di fonti storiche documentati). Per M «il fascismo è un movimento progressista, dinamico, giovane vivace, nato per svecchiare la politica italiana e aprirla alla partecipazione delle masse». Distruggere il vecchio, abbattere le élite per affermate il potete del popolo. Parole che per certi versi sembrano riecheggiare anche nella politica attuale.

Esiste un parallelismo?
«Io credo nell’intelligenza e nella maturità dei lettori. Voglio che l’attualità di ciò che accadde all'epoca sia dedotta dai lettori. Ciò che disse Mussolini in quella frase era paradossalmente vero. Il movimento dei Fasci di combattimento in principio era tutte quelle cose, ma era anche un movimento oscurantista, reazionario, violento, brutale, antidemocratico, antipopolare perché diede vita a una dittatura che sottrasse del tutto il potere politico al popolo. Era il risultato di queste due contraddizioni. Nasce sulla spinta di una polemica contro l'elite della vecchia classe dirigente, parole come la “casta” vennero coniate da D'Annunzio nel 1919, parole come “antipolitica” e “antipartito” vennero coniate da Mussolini negli stessi anni. E però quella spinta che sarebbe potuta essere di emancipazione si trasformò in una spinta reazionaria, antidemocratica e antipopolare. I profeti del rinnovamento, dello svecchiamento, dei diritti dei popoli contro le elite, spesso, non sempre ma spesso, diventano poi i peggiori oppressori».

Attraverso queste 800 pagine il lettore scopre aspetti storici spesso assenti dai libri di scuola, comprende il clima sociale oltre che politico dell'epoca, entra nella testa di persone-personaggi che combattevano da parti opposte della barricata. Il rischio, potrebbe pensare qualcuno, è che si sviluppi una fascinazione per il protagonista, ipotesi che Antonio Scurati respinge con forza. «Questo tipo di preoccupazione è solo di chi non ha letto il libro. Questo libro ha già incontrato centinaia di migliaia di lettori e i suoi effetti sociali sono già misurabili attraverso le migliaia di commenti che circolano in rete e altrove. Tutti questi commenti dimostrano che nel 99% dei casi, la lettura di questo romanzo è stata un esercizio di antifascismo. Il punto di vista del romanziere è un punto di vista “terzo” ma non neutro. “Terzo” significa che non prende le mosse dalla controversia ideologica e politica. Ma il romanzo genera dal proprio interno un preciso e fermo giudizio storico, morale e civile di condanna del fascismo. E lo fa proprio perché non parte da una pregiudiziale ideologica. Mussolini affascina in questo romanzo, ma come affascina uno spettacolo orribile, un naufragio, una catastrofe. Rimaniamo ammaliati, ma con orrore da questo personaggio».

Una narrazione, questa su Mussolini, che non si esaurisce al romanzo M – Il figlio del secolo visto che da questo stesso libro sarà tratta una serie tv o forse un film. Materiale da maneggiare con ulteriore cura in mezzi narrativi che più facilmente potrebbero portare alla fascinazione. Ma è una sfida che Scurati accetta con responsabilità. «Se Mussolini non lo raccontiamo noi, noi figli di una formazione antifascista e democratica, con grande cautela, con grande scrupolo di coscienza, lo racconterà qualcun altro. Lo stanno già facendo e lo racconteranno in tutt'altro modo. Non possiamo lasciare il campo ai mestatori per non correre il rischio che qualcuno ne resti affascinato”.

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