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Il prezzo della CO2 ora crolla e trascina in ribasso anche gas e elettricità

di Sissi Bellomo

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(Ansa)


3' di lettura

L’estate scorsa i mercati dell’energia correvano a livelli record, ora che è arrivato il maltempo e si accendono i termosifoni i prezzi stanno crollando: in poco più di un mese –in Italia così come nel resto d’Europa – il costo dell’elettricità all’ingrosso è sceso di circa un terzo, quello del gas è diminuito di oltre il 20%. Un apparente controsenso, considerato l’avvicinarsi dell’inverno, che conferma il peso crescente della speculazione sulle nostre bollette.

Ancora una volta l’epicentro del terremoto sono stati mercati molto frequentati dagli hedge funds: quello del petrolio – che a ottobre ha registrato ribassi intorno all’8%, la peggiore performance mensile dal 2016 – e quello dei permessi europei per le emissioni di anidride carbonica, divenuti di recente oggetto di grande interesse per gli speculatori.

Dopo il rally vertiginoso dell’estate scorsa, il prezzo della CO2 oggi sta andando a picco, con una perdita che ha già raggiunto il 40% rispetto al record decennale del mese scorso. Altro che «bear market». I permessi per dicembre 2018 – che si erano spinti fino a 25,79 euro per tonnellata – questa settimana hanno toccato quota 15,30 €, il minimo da 4 mesi (benché tuttora il doppio rispetto a un anno fa).

Sulla scia della CO2 e del petrolio sono scesi anche i prezzi del gas, che ieri all’hub italiano valeva 24,20 euro per Megawattora (day ahead), e quelli dell’elettricità, con il Pun (Prezzo unico nazionale) che ha ripiegato verso 60 €/MWh. Nei mesi scorsi il gas era arrivato a superare 32 €, mentre il Pun correva oltre 90 €, prezzi che non si vedevano da anni e che certamente non erano mai stati raggiunti d’estate.

Beninteso, si tratta di prezzi ancora elevati. E il rally potrebbe anche ripartire, quando le temperature si faranno più rigide. Ora sono abbastanza miti, nonostante le piogge torrenziali e il vento che hanno investito gran parte d’Italia. Inoltre non ci sono gravi problemi di approvvigionamento, benché il gasdotto Tenp dalla Svizzera abbia tuttora (da oltre un anno) la capacità dimezzata.

La stessa CO2 – così come il petrolio – potrebbero di nuovo invertire la rotta. Per l’anidride carbonica in particolare la causa che aveva innescato i rincari non è scomparsa: da gennaio entrerà davvero in funzione la riforma europea del sistema Eu-Ets, con il nuovo meccanismo che ritirerà gradualmente dal mercato il surplus di permessi.

Gli investitori tuttavia ora sembrano più preoccupati dall’eventualità di una «hard Brexit»: se Londra non troverà un accordo per l’uscita graduale dall’Unione europea, anche la sua partecipazione all’Eu-Ets finirà in modo brusco a fine marzo. Le società britanniche – con in mano permessi che potenzialmente rischiano di azzerare il loro valore – potrebbero anche “smontare” le operazioni di hedging in anticipo, con effetti ribassisti a cascata.

A risvegliare le inquietudini è stato il Governo britannico, che questo mese ha cominciato a pubblicare i piani per il post Brexit. È emerso che Londra vuole conservare un prezzo relativamente elevato per la CO2 e che imporrà una carbon tax supplementare in caso di hard Brexit, ma sul resto non c’è ancora chiarezza, il che di certo non aiuta a rasserenare il mercato.

In gioco ci sono comunque anche altri fattori, puramente speculativi, che stanno alimentando i ribassi e la forte volatilità dei prezzi della CO2. Gli hedge funds sono entrati in modo massiccio sul mercato: tra gennaio e agosto, ricorda Commerzbank, i volumi di scambio sono aumentati di ben il 48%.

Ci sono posizioni aperte immense su opzioni in scadenza a dicembre e molte sono già oggi «in the money»: in parole povere, è già conveniente liquidarle, ottenendo una plusvalenza.

Gli stessi futures per dicembre 2018 scadranno ai primi di gennaio e dopo il rally dei mesi scorsi è probabile che le prese di beneficio siano già cominciate. La rottura al ribasso di importanti soglie tecniche non fa che alimentare il processo.

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