Modelli da esportare

Il primato tecnologico e culturale oscurato dalla Grande bellezza

di Lucio d'Alessandro

(AdobeStock)

3' di lettura

«Potevo solamente guardare e meravigliarmi»: così uno dei maggiori spiriti europei, Johann Wolfgang von Goethe, appuntava in sintesi il proprio stato d’animo durante il lungo Viaggio in Italia, dove «la realtà» dei paesaggi e dei monumenti antichi e moderni, da Verona a Palermo (passando per Venezia, Firenze, Roma, Napoli e innumerevoli aree interne), risultava «superiore a qualsiasi descrizione». Anche in virtù del ricchissimo capitale culturale al quale il loro genius loci si era tanto appassionato, a distanza di oltre due secoli, i tedeschi continuano a scegliere l’Italia quale destinazione estera preferita: il capitale culturale si converte così in capitale economico. Non è un caso che il Governo abbia individuato, tra le prime mosse concrete di rilancio dell’economia, le condizioni per riaprire al turismo vacanziero e culturale quale «caposaldo del nostro Paese».

All’immagine sempre viva, ma francamente un po’ statica e insufficiente dell’Italia come giardino dell’Europa e luogo della “Grande bellezza” artistica e monumentale, si accompagna un meno noto, ma sempre più netto primato nel settore delle tecnologie per il patrimonio culturale. Il nuovo Piano nazionale della ricerca (Pnr) conferisce il giusto rilievo a questo comparto, poiché la riconosciuta influenza culturale dell’Italia nel mondo deriva non soltanto dall’immenso patrimonio ereditato, ma da una crescente capacità di attrarre ed esportare competenze, tecnologie innovative, prodotti e processi all’avanguardia per la conoscenza, la gestione e la promozione dei beni culturali, visti come una riserva di valori e di senso per la «prossima generazione». In questa prospettiva anche il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr) mostra consapevolezza, sia pure con una qualche timidità nello spazio e nelle risorse, dell’effetto moltiplicatore degli investimenti sulle tecnologie per il patrimonio culturale materiale e immateriale per stimolare un’economia basata sulla circolazione della conoscenza, attraverso lo sviluppo di nuovi contenuti culturali e di servizi digitali ad alto valore aggiunto. Ad alcuni di questi percorsi innovativi di creazione di valore è stato dedicato il 15 maggio un webinar organizzato dal “Sabato delle idee”, dal 2009 un punto di riferimento per chi guarda alla cultura come risorsa di sviluppo e come asset.

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Appare pertanto un’opportunità di rilievo per l’Italia la convergenza degli investimenti previsti dal Pnr 2021-2027 e dal Pnrr (il cui orizzonte temporale va da ora al 2026) con la strategia dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (Eit) per il 2021-2027, che intende concentrarsi sulla costituzione di Knowledge and innovation communities dei settori e delle industrie culturali e creative. Per non restare schiacciata dalla rivalità tra Cina e Stati Uniti, l’Europa ha non solo deciso di condividere una larga parte del debito che servirà per finanziare il rilancio del tessuto socio-economico deteriorato dalla pandemia, ma sta sperimentando modi di aggregazione tra Stati membri per sviluppare su scala ampia e competitiva nuovi prodotti, processi e servizi. Uno tra i più interessanti è rappresentato proprio da questi partenariati composti da università, centri di ricerca e imprese che condividono un’agenda strategica e, attraverso attività integrate di alta formazione, ricerca e innovazione, perseguono il duplice obiettivo di rendere più resilienti le realtà esistenti e di dare vita a nuove imprese, reti e posti di lavoro.

Tuttavia anche in questa sfida sulla cultura e la creatività nella società post pandemica, nella quale sarebbe innaturale che non fosse l’Italia il punto di riferimento europeo, l’antica e spesso poco comprensibile allergia al fare sistema, uniti, per un obiettivo comune, ha condotto alla composizione di due diverse cordate, depotenziando la competitività del sistema-Paese proprio nell’ambito suo più distintivo, quello del patrimonio culturale e della creazione di ricchezza attraverso la sua valorizzazione.

Dobbiamo augurarci che i nostri molti vagoni bene allestiti, ormai supportati dai ministeri della Ricerca e della cultura, riescano ad assumere un ruolo di primo piano nel ritmo del treno europeo. È vero che la ripartenza del Paese non può che avere diversi motori, ben rappresentati dalle sei missioni del Pnrr. Ma alcuni sono da impiantare ex novo, con tutte le incertezze sia di target di spesa, sia di concreto sviluppo nel breve e medio termine. Altri sono già rodati e hanno bisogno solo di carburante per tornare a rendere al massimo: il patrimonio culturale è tra questi.

(Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa)

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