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Il primo passo per la Ue è riconquistare la fiducia dei suoi cittadini

di Adriana Cerretelli

3' di lettura

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha detto che senza un «drastico» cambio di strategia dell’Unione europea c’è il rischio che la Brexit non rimanga un «caso isolato», ma ci siano «altre uscite». Una frase a effetto, ma destinata a restare lettera morta in quest’anno caratterizzato dalle elezioni in programma in Germania, Francia, Olanda e (forse) Italia. Quale leader riuscirebbe a imporre il drastico cambio di strategia di cui parla Padoan, se quelli principali sono impegnati in battaglie elettorali che non si preannunciano affatto facili? E quale potrebbero essere le priorità dell’Unione europea? Qualcuno dice l’innovazione, qualcun altro le riforme strutturali, qualche altro ancora una maggiore unità fra i Paesi europei. Lei quali indicherebbe?

Gianfranco Dell’Orto

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Bologna

Caro Dell’Orto,

da tempo l’Europa è arrivata a un punto di non ritorno, a una sorta di crisi da saturazione esistenziale. Quindi o cambia, si ripensa in modo radicale, o finirà per sfasciarsi. Fin qui l’accordo è generale ma la raffica di appuntamenti elettorali di quest’anno non consente di accelerare le decisioni. Da dove ricominciare per ricostruire dopo Brexit? Molto dipenderà dall’esito delle elezioni, se segneranno o no un’avanzata consistente dei partiti nazionalisti e anti-europei. Prima di ritrovare un’identità forte e credibile, l’Europa dovrà riconquistarsi il consenso dei cittadini. Un’impresa non facile ma necessaria: questo a mio avviso dovrebbe essere il primo passo da fare. Con l’attenzione puntata sui problemi economici e sociali perché l’Europa deve tornare ad essere agli occhi della sua gente una realtà positiva.

Come se non bastassero terremoti e alluvioni, ora “piovono” dall’alto anche i cavalcavia stradali. Dopo il crollo avvenuto il 28 ottobre 2016 di un cavalcavia sulla statale 36 del lago di Como (1 morto e 5 feriti), ieri un altro ponte in corso di manutenzione è caduto sulle carreggiate della A14 nei pressi di Ancona, provocando due morti e due feriti. Ci si chiede come sia possibile che possano accadere incidenti del genere, in un mondo “ipertecnologico” e interconnesso in cui l’uomo rimane ancora l’anello debole della catena, grazie in buona parte alla sua scarsa preveggenza e superficialità nel valutare le reali situazioni di pericolo, col risultato che si piangono morti assurde e del tutto evitabili in contesti meno “degradati” del nostro. Mi auguro che, dopo questo ennesimo, drammatico evento, una cura maggiore sia riposta nel controllo degli innumerevoli viadotti e gallerie di cui è costellata la nostra rete stradale e ferroviaria, altrimenti si salvi chi può.

Antonio Alei

Ieri sulla A14, è crollato un cavalcavia tra Loreto e Ancona con due morti e due feriti. Perché questo dramma? L’Italia è un Paese in dissesto morale, strutturale, idrogeologico. Quel tratto dell’Autostrada adriatica è interessato da lavori di ampliamento da due a tre corsie: possibile che non ci si sia accorti di eventuali strutture con problemi, di eventuali infiltrazioni d’acqua o di altri danni che hanno causato due morti e due feriti?

Filippo Mangano

La burocrazia fa, la burocrazia disfa. Più che altro sembrerebbe disfare o fare grossi danni. Ma la burocrazia è fatta di nomi e cognomi che, se fanno danno, devono essere puniti o allontanati dalla pubblica amministrazione. Non so se è chiaro, ma i danni prodotti da un burocrate pubblico colpiscono 60 milioni di cittadini che, se sbagliano, son dolori.

Alberto Arosio

Franceschi Marina snc

Il Paris Saint Germain ha perso 6-1 a Barcellona e, nonostante il 4-0 dell’andata, non ha superato il turno di Champions. I blaugrana hanno segnato sei gol anche grazie a due rigori, uno dei quali quanto meno dubbio. Se il Psg fosse una squadra italiana, i giornali sarebbero stati pieni di strali contro l’arbitro. Così non è stato sui giornali francesi. E quel che sorprende è la dichiarazione dell’italianissimo centrocampista del Psg, Marco Verratti. Ha detto: «C’erano due rigori per noi, ma non abbiamo perso 6-1 per colpa dell’arbitro, è stata solamente colpa nostra. Mi vergogno per quanto successo e mi scuso con tutti i nostri tifosi. Il Barcellona ci ha costretto a giocare così bassi, siamo tutti molto tristi». Anche respirare un altro calcio aiuta a viverlo in modo davvero sportivo e sano. Vive la France!

Andrea Soli

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