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Il principe saudita punta sull’arte per uscire dall’isolamento

di Silvia Anna Barrilà e Maria Adelaide Marchesoni


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2017 di Ayman Zedani, ceramica, pigmento liquido. Installazione interattiva a tempo

3' di lettura

In Medio Oriente negli ultimi 15 anni gli appuntamenti con l’arte contemporanea come Art Dubai, la presenza di case d’asta internazionali, i musei e le grandi collezioni private hanno contribuito a portare l’attenzione sia locale sia globale sugli artisti della regione. L’apprezzamento artistico e il mecenatismo sono in costante aumento e questo cambiamento, forse il più importante nel Golfo, ha gettato le basi per una fiorente scena artistica geograficamente più ampia del periodo modernista, più ricca, molto dinamica e che continua a interagire in modo più fluido con l’arte contemporanea a livello globale.

Tale dinamica ha favorito i sorprendenti cambiamenti avvenuti negli anni più recenti in Arabia Saudita. Diversi artisti, con la loro produzione multidisciplinare, hanno cercato di cambiare l’immagine stereotipata del paese, in modo lento ma continuo. I temi trattati nelle loro opere sono controversi, spesso incentrati su questioni socioculturali e di genere, ma non mancano di muovere critiche alle contraddizioni del Paese come il recente sviluppo immobiliare intorno alla Mecca e il rispetto per la religione. Molti usano la fotografia, il video, altri trasferiscono il patrimonio culturale nella loro produzione artistica attuale, come le fotografie di Moath Al Ofi (lavora con Athr Art Gallery) che dal 2013 documentano i cambiamenti della città santa, Medina. Sculture, performance, installazioni sonore, ma anche escursioni nell’architettura come i lavori di Ayman Zedani, vincitore del premio Ithra Art, istituito per la prima volta nel 2017 dal King Abdulaziz Centre for World Culture per sostenere gli artisti emergenti sauditi.

Al centro del boom dell’arte contemporanea saudita l’artista Ahmed Mater, co-fondatore nel 2003 di Edge of Arabia, una coalizione di artisti sauditi uniti in per far conoscere la loro arte. I risultati ci sono stati: nell’aprile 2011, in asta da Christie’s a Dubai, sei opere di artisti appartenenti a Edge of Arabia sono state vendute per un totale di oltre un milione di dollari. Tra queste «Evolution of Man» (2010) di Ahmed Mater, venduta a 98.500 dollari dalla stima tra 22-28.000 dollari. La scultura «Message / Messenger» dell’altro co-fondatore di Edge of Arabia, Abdulnasser Gharem, è stata aggiudicata a 842.500 dollari dalla stima tra 70-100.000 dollari, un record per un artista del Golfo. E il successo si ripercuote a livello internazionale, in Europa e negli Stati Uniti. Nel 2012, Edge of Arabia ha partecipato anche alla 55ª Biennale di Venezia con la mostra «Rhizoma (Generation in Waiting)» con opere di 26 artisti, alcune realizzate per l’occasione.

In generale, però, il mercato secondario è ancora da costruire. I dati più recenti indicano che i passaggi in asta degli artisti sauditi sono rarefatti e riguardano solo pochi nomi. Nel 2017, secondo il report di ArtTactic sulle aste mediorientali, il numero dei lotti di artisti sauditi sono stati cinque (sette nel 2016) per un controvalore pari a 129mila dollari, in calo del 43% sul 2016.

Se la scena artistica locale è vivace già da alcuni anni, solo ora il governo saudita – il principe ereditario Mohammed bin Salman Al Saud, dietro all’acquisto record del «Salvator Mundi» –, concludendo anni di isolamento, ha scoperto il valore aggiunto dell’arte e della cultura contemporanea. Su esempio degli Emirati, ha intenzione nel prossimo decennio di ridurre la dipendenza dai proventi delle fonti energetiche e investire nel settore cultura risorse per 64 miliardi di dollari, in partnership con il settore privato, per realizzare infrastrutture culturali. Al momento le gallerie sono ancora poche e situate la maggior parte a Jeddah. A Riyadh, nel 2017 è stato istituito dal principe ereditario il Misk Art Institute, un’organizzazione per incoraggiare la produzione artistica in Arabia Saudita e consentire la diplomazia e lo scambio culturale, che include anche un centro di residenza per artisti ad Abha. Alla guida c’è Ahmed Mater.

Per Antonia Carver direttrice di Art Jameel, che sta progettando a Jeddah un nuovo centro chiamato Hayy (quartiere) per rafforzare la scena artistica, i segnali del cambiamento in atto sono diversi: «il Medio Oriente è sempre pieno di sorprese e il modo in cui le varie scene artistiche della regione hanno continuato a crescere, nonostante le sfide, può sorprendere all’esterno, ma dall’interno sembra naturale che siano gli artisti ad avviare il dibattito. Gli artisti sauditi – prosegue Carver – sono stati pionieri e negli ultimi 15 anni molti contemporanei si sono affermati nella regione, come Ahmed Mater, Abdulnasser Gharem, Maha Malluh e Manal Al Dowayan. Ciò che è cambiato di recente è il livello di interesse della scena artistica internazionale e l’incoraggiamento da parte del governo, che indica la consapevolezza del ruolo che le arti possono svolgere nella società e il potere dell’arte come mediatore a livello internazionale».

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