La delega sulla riforma fiscale

Il principio guida è la riduzione delle aliquote effettive medie

L’effetto concreto sul grado di progressività dipenderà dalle scelte fatte in sede di attuazione

di Alessandro Santoro

(Adobe Stock)

3' di lettura

Le parti del ddl di riforma del sistema fiscale relative al ridisegno delle imposte personali sul reddito, di quelle societarie e delle imposte indirette – ovvero gli articoli da 3 a 5 – hanno due caratteristiche tecniche fondamentali: la generalità e la flessibilità. Per generalità intendo che in tali disposizioni si trovano definizioni e riferimenti a concetti i cui contenuti concreti non sono declinati nella delega stessa, ma si ritrovano nella letteratura economica, teorica ed empirica, degli ultimi decenni. Per flessibilità intendo che, proprio attraverso il richiamo a questa “cassetta degli attrezzi” fornita dall’analisi economica, la delega apre la strada a diverse possibilità di attuazione. Di seguito propongo alcuni esempi relativi all’articolo 3.

La definizione sintetica di sistema duale può apparire, ai non addetti ai lavori, piuttosto generica. In realtà, il sistema duale ha precisi riferimenti teorici e, soprattutto, è il sistema di riferimento di numerosi Paesi – in primis quelli del Nord Europa – che lo hanno adottato nel recente passato. È dall’analisi di quelle esperienze che, in fase di attuazione, si potrà attingere per trovare le soluzioni concrete ai problemi posti dal duale, in particolare quello legato alla tassazione dei redditi cosiddetti misti, ossia derivanti in parte dal lavoro e in parte “direttamente” dal capitale.

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La scelta di non entrare nel merito di questi aspetti applicativi appare a sua volta motivata dal carattere flessibile della delega, così come a tale flessibilità si ispira la scelta di rendere il completamento del sistema duale – di cui già esistono numerose tracce nel nostro ordinamento – graduale nel tempo e, soprattutto, tendenziale nei contenuti. In particolare, il carattere tendenziale consentirà di scegliere in fase di attuazione sia il livello di aliquota di tassazione per i redditi direttamente derivanti dall’impiego del capitale – che infatti non è stato reso necessariamente uguale alla più bassa tra le aliquote marginali formali dell’Irpef – sia gli eventuali casi in cui, per ragioni di semplicità o di equità, tale aliquota non debba essere applicata o debba essere sostituita da aliquote diverse.

Considerazioni simili possono essere fatte per la parte che riguarda la riforma dell’Irpef. Da un lato la delega contiene un principio preciso, ovvero la riduzione delle aliquote effettive medie, regolarizzando nel contempo l’andamento di quelle marginali, calcolate per figure-tipo in modo da valutarne gli impatti sull’offerta di lavoro. Ne deriva che in fase di attuazione si dovrà tenere conto delle evidenze empiriche disponibili sugli effetti che le aliquote effettive hanno sia sulla scelta se partecipare o meno al mercato del lavoro regolare –margine estensivo – sia sulla scelta di quanto lavorare (margine intensivo).

Tali evidenze sono differenziate per tipologia di reddito – primo o secondo reddito – e per età – oltre che naturalmente per livelli di reddito – e a tale eterogeneità la delega fa, infatti, esplicitamente riferimento. Dall’altro lato, in fase di attuazione andrà scelta la forma tecnica di progressività ritenuta più opportuna, posto che per ogni forma tecnica – per scaglioni, continua o per classi – sono calcolabili le aliquote effettive e, all’interno di questa scelta, ne andranno composti i vari elementi –compresa l’ampiezza della no tax area o del minimo esente – al fine di raggiungere gli obiettivi suddetti.

Questi esempi suggeriscono la seguente chiave di lettura: negli articoli da 3 a 5 la delega definisce un percorso e, soprattutto, un metodo di attuazione basati entrambi su di un approccio di tipo analitico-economico molto più che formale-giuridico. Ciò non toglie, ovviamente, che l’attuazione dovrà conformarsi ai princìpi giuridici che sono cardine del sistema fiscale, primo fra tutti il principio di progressività di cui all’articolo 53 della nostra Costituzione.

Da questo punto di vista occorre sottolineare che, stante l’attuale pluralità di aliquote sui redditi da capitale delle persone fisiche, l’effetto concreto sul grado di progressività reale delle imposte personali sul reddito non è predeterminato, ma dipenderà dalle scelte che verranno compiute in sede di attuazione della delega.

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