Famiglie e studenti

Il prof regista e gli alunni attori nella sfida digitale su Napoleone

di Rita Manzoni

4' di lettura

La Didattica a distanza (Dad) è vissuta da docenti, studenti e genitori con fastidio e, pur sapendo che, in periodo di pandemia, è indispensabile per garantire il diritto costituzionale allo studio, tutti, se liberi di scegliere, ne farebbero volentieri a meno. La “vera” scuola – si dice - è quella “in presenza”! Fermiamoci a riflettere: la scuola in “presenza”, che, sulla carta, ha dalla sua rapporti “caldi” fatti di relazioni, sguardi e gesti, sovente si traduce in una ritualità consolidata di lezioni frontali, compiti in classe e interrogazioni, in cui il protagonismo degli studenti è limitato. Questo modello viene ora trasferito tout-court online, con la pretesa di attenzione e partecipazione degli studenti, costretti davanti a un monitor per cinque o sei ore di fila. La Dad, come esperienza di e-learning, implica un ripensamento di modalità, tempi e ruoli dei soggetti coinvolti. Perché non approfittare di questo momento di “crisi” per trasformare la Dad da necessità in opportunità di cambiare il modo tradizionale di “fare scuola”?

Il fattore tempo

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Tre elementi devono essere tenuti in considerazione nella strutturazione di lezioni in Dad: il ruolo di docente e studenti, la dimensione multimediale e quella temporale. Partiamo dal tempo, il fattore più semplice da gestire. È impensabile sia organizzare online in sincrono l’intera attività didattica, sia occupare l’unità oraria di lezione con ininterrotte spiegazioni del docente e con studenti in posizione di “ascolto”. Due le ragioni: primo, senza un contatto vis-à-vis – le telecamere spesso sono tenute spente per connessione lenta e le piattaforme non sempre consentono una visione d’insieme di tutti gli studenti– i tempi di attenzione sono decisamente ridotti; secondo, perché l’ascolto passivo è di per sè fonte di scarsa motivazione. Anche il docente più carismatico fatica a mantenere alta l’attenzione e la concentrazione degli studenti quando le sue parole giungono mediate da un monitor! La lezione frontale dialogata è un potente strumento maieutico, ma online non deve superare i 15/20 minuti e deve essere interattiva, aperta a domande e riflessioni degli alunni. Questo è possibile se applichiamo una didattica “attiva” in cui lo studente sia coinvolto in prima persona.

Nella mia esperienza didattica e nei percorsi proposti ai colleghi come docente dell’équipe formativa territoriale della Lombardia ho adottato quella che, con un po’ di presunzione, ho chiamato “Cross-Lesson”: un modello di lezione per “attraversare” la Dad, ma valida anche “in presenza”. Cross è l’acronimo di 5 parole chiave per l’apprendimento: Challenge (sfida), Research (ricerca), Operate (innescare un processo) Say (raccontare) e Share (condividere).

Si parte da una sfida

Il punto di partenza è sempre una sfida, una domanda che suscita altre domande e il medium può essere un testo scritto, un video, un’immagine, un podcast. La tecnologia è sfruttata per potenziare la lezione, la multimedialità che la rete offre consente di utilizzare più linguaggi, di scegliere materiali diversi da proporre agli studenti, agevolando così tutti gli stili cognitivi. Più varietà di codici equivale a meno ripetitività, e quindi meno noia per i ragazzi. La parola chiave è diversificare il più possibile attività e materiali. Facciamo un esempio con una lezione di storia sulle campagne militari di Napoleone Bonaparte, argomento di per sé poco accattivante. Al di là di nomi e date di battaglie, quello che interessa è la controversa figura di Napoleone, conquistatore di nazioni o liberatore dei popoli dalla tirannide. Per coinvolgere gli studenti siamo partiti da una sfida. Sono stati assegnati alla visione individuale, in modalità asincrona, prima della lezione, due video 360° reperiti su Youtube, accompagnati da una domanda: «È stato commesso un furto storico. Chi è il ladro? che cosa ha rubato? quando e perché? Trovate che cosa accomuna l’Arco di Trionfo du Carousel a Parigi e piazza San Marco a Venezia e lo scoprirete».

L’elemento comune sono i cavalli di San Marco, trafugati da Napoleone, poi restituiti dalla Francia. Lo step successivo è stato una ricerca individuale sul web e sul libro di testo per documentare il rapporto di Napoleone con l’Italia. Nella lezione in sincrono gli studenti hanno condiviso i risultati del loro lavoro e sono state analizzate, anche grazie a una puntata di Passato e Presente, “scoperta” su Raiplay da uno di loro, le due discese in Italia di Napoleone, nel 1796 da “liberatore” e nel 1800 da “imperatore”. La ricerca si è tradotta, nella lezione successiva, nella costruzione cooperativa di due “prodotti” digitali: una timeline (creata con Timelinejs) e un tour virtuale (realizzato con Google Earth) esemplificativi delle vicende belliche di Napoleone. La fase del “Say”, con un debate sull’opportunità di restituzione da parte francese delle opere d’arte trafugate in Italia - che ha portato gli studenti a scoprire che “La Gioconda” non è mai stata rubata da Napoleone-, e il momento di “Share”, con la condivisione e valutazione dei prodotti digitali, si sono svolti online attraverso la piattaforma di comunicazione della scuola.

Il prof regista

In un’attività come questa, l’insegnante scende dalla cattedra, diventa “regista”, crea le occasioni di apprendimento ma lascia la ribalta ai suoi ragazzi, attori protagonisti della loro avventura conoscitiva.

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