cassazione

Il professore stalkerizza la preside? Non può avvicinarsi alla scuola

Legittimo il divieto di avvicinarsi alla vittima della persecuzione anche se questo vuol dire non poter frequentare il luogo di lavoro. Misura dunque giustificata anche nel caso di colleghi

di Patrizia Maciocchi

(toya_uz - stock.adobe.com)

2' di lettura

L’obbligo per lo stalker di tenersi a distanza dalla vittima vale sempre, anche quando la misura sembra entrare in conflitto con un diritto garantito dalla Costituzione come quello al lavoro. E il fatto che il persecutore sia un collega non impedisce di applicare la misura cautelare. Spetta poi al giudice di merito cautelare vedere se esiste una modalità alternativa, compatibile con la restrizione in atto, che consenta allo stalker di svolgere comunque la sua attività.

Per il prof era solo piaggeria e adulazione
La Corte di cassazione (Sentenza 27271) ha così confermato il divieto di avvicinamento imposto a un insegnante che stalkerizzava la preside del suo istituto come confermato sia dalla parte lesa sia dai colleghi.

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La sentenza

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Per il diretto interessato non si trattava di atteggiamenti persecutori ma solo di semplice piaggeria e adulazione. Una tesi in contrasto con le testimonianze e con le conclusioni raggiunte in sede di merito sulle quali la Cassazione non entra. Ma la difesa aveva puntato soprattutto a contestare l’illegittimità di una misura che si poneva in contrasto con la carta che tutela il diritto al lavoro. Il divieto di trovarsi negli stessi luoghi con la vittima di fatto si traduceva per l’indagato nell’impossibilità di insegnare.

Lontano dalla vittima ovunque questa si trovi
La Suprema corte, nel confermare la restrizione, ricorda però che la norma obbliga il destinatario del divieto a mantenersi ad una certa distanza dalla parte offesa, per consentirgli di fare la sua vita in assoluta sicurezza, ovunque questa si trovi, senza fare alcuna distinzione. La Cassazione ammette che c’è la concorrente necessità a frequentare il luogo di lavoro. Ma è un’esigenza che va fatta presente al giudice cautelare, per ottenere l’indicazione «di modalità di svolgimento che possano assicurare l’esercizio del diritto al lavoro, ove compatibile con la misura in atto e le esigenze cautelari, cui la stessa è preposta».

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