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Il progresso tecnologico leva cruciale per il net zero

Secondo la Iea serviranno 90 miliardi di dollari per ricerca e sviluppo entro il 2030 per superare l’attuale gap. Industria in prima linea

di Celestina Dominelli

Eni e la ricerca. Nella foto in alto: magnete superconduttore ad alta temperatura progettato e costruito da Commonwealth Fusion Systems (di cui Eni è azionista) e dal Plasma Science and Fusion Center (Psfc) del MIT. In basso: la cerimonia di premiazione degli Eni Award 2022 al Quirinale con, al centro, la presidente di Eni, Lucia Calvosa, e l'ad del gruppo, Claudio Descalzi.

3' di lettura

Su un punto le due analisi convergono: la necessità di ingenti investimenti, fin da subito, per traguardare la transizione energetica. Con l’obiettivo di irrobustire la spinta tecnologica, leva cruciale per poter raggiungere la neutralità carbonica al 2050. Perché, è l’assunto sostenuto dall’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) e dall’Irena (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) messo nero su bianco in alcuni scenari, che includono anche le strategie attuate e programmate dai governi, c’è bisogno di un forte sprint nelle politiche di investimento in ricerca e sviluppo (R&S) delle nuove tecnologie per accelerare il traguardo della decarbonizzazione.

La Iea stima come necessario un impegno di circa 90 miliardi di dollari nel settore della R&S, già entro il 2030, per rendere possibile il superamento dell’attuale gap tecnologico. Mentre l’Irena evidenzia che, tra il 2021 e il 2050, circa 24 trilioni di dollari dovranno essere reindirizzati da investimenti in combustibili fossili alle tecnologie di transizione energetica.

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Il faro sulle nuove tecnologie

Su quali binari, però, bisognerà orientare i principali sforzi? La risposta dell’Agenzia diretta da Fatih Birol è netta: circa metà delle riduzione di emissioni da raggiungere entro il 2050 arriverà da tecnologie che sono oggi ancora in fase pilota o di dimostrazione.

Mentre nel periodo 2021-2030, ci si attende infatti l’implementazione intensiva di tecnologie conosciute, dopo il 2030, è il messaggio lanciato dalla Iea, si assisterà alla messa a terra di soluzioni ancora non disponibili, ma in fase di studio e/o sperimentazione, che saranno, come detto, responsabili del taglio del 50% delle emissioni totali.

Da qui la necessità, rimarca l’Agenzia, di prevedere più di una discontinuità tecnologica importante in vari settori (dall’industria pesante allo stoccaggio delle energie rinnovabili) per poter centrare l’obiettivo dello zero netto al 2050 che sarà altresì sostenuto dall’elettrificazione del sistema energetico.

La Iea considera particolarmente strategici tre ambiti di ricerca: le tecnologie legate all’idrogeno (si stima che oltre il 75% della riduzione delle emissioni cumulate riconducibili a questo vettore sono in fase dimostrativa o di prototipo), i sistemi avanzati di accumulo dell’energia e, infine, le tecnologie di cattura diretta dell’anidride carbonica.

E anche su quest’ultimo fronte, spiega l’Agenzia, circa il 55% della riduzione delle emissioni cumulate sono riconducibili a soluzioni ancora in stato di prototipo o dimostrativo. A conferma, dunque, della necessità di accelerare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S) per consentire il celere progresso delle nuove tecnologie, partendo proprio dall’industria.

Non a caso, le grandi compagnie energetiche, come l’Eni - che ha messo sul piatto 7 miliardi di investimenti in R&S negli ultimi anni (istituendo anche un “Nobel dell’energia” per saldare ulteriormente il rapporto con il mondo della ricerca, come si racconta nell’articolo a lato) -, hanno moltiplicato i propri sforzi in questa direzione.

Il ruolo dei governi

Entrambe le Agenzie, però, auspicano come fondamentale anche il ruolo attivo dei governi per promuovere politiche di supporto all’innovazione e finanziare la R&S delle tecnologie chiave, a cominciare da quelle di cattura e stoccaggio del carbonio (Ccs). Accanto a questo, appare poi sempre più cruciale, insistono le due analisi, il crescente bisogno di collaborazione internazionale tra nazioni per far sì che queste innovazioni tecnologiche possano essere velocemente esportate anche alle economie emergenti.

Spetterà, poi, ai governi garantire un’adeguata presenza di minerali critici (dal litio e dalla grafite necessari per la realizzazione delle batterie a quelli indispensabili per costruire le turbine eoliche), la cui domanda per le tecnologie pulite è destinata - stima la Iea - a quadruplicare da qui al 2040 e la cui accessibilità costituisce inoltre un elemento fondamentale per la sicurezza energetica.

Gli Stati dovranno dunque assicurare un’adeguata disponibilità di minerali critici per soddisfare il fabbisogno futuro e prevenire la volatilità dei prezzi. Ma come? Promuovendo innanzitutto l’innovazione tecnologica nei diversi punti della catena del valore e rafforzando, anche nel campo della ricerca, la cooperazione internazionale.

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