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Il Prosecco accelera: un quarto di bottiglie in più nel 2021. Anche grazie al Rosè

Il giro d’affari supera i 3 miliardi. Il Consorzio: nel 2021 prodotte 627,5 milioni di bottiglie, dopo un 2020 di crescita nonostante la pandemia. Nei primi 9 mesi 2021 export a +30%

di Emiliano Sgambato

(Anastasia - stock.adobe.com)

2' di lettura

Le cantine del Consorzio di tutela del Prosecco Doc hanno prodotto nel 2021 627,5 milioni di bottiglie, con una crescita del 25,4% sul 2020, anno in cui, nonostante la pandemia, la crescita non si era interrotta e aveva varcato la soglia del mezzo miliardo di bottiglie. Ma il balzo del 2021 è di gran lunga il più alto nel trend di costante crescita degli ultimi anni. Un risultato ottenuto anche grazie alla variante Rosè, di cui si contano ormai 71,5 milioni di bottiglie. Il Consorzio di tutela che sottolinea come «il dato più interessante è probabilmente quello relativo alla valorizzazione della singola bottiglia che all'export, in dollari, ha superato il 4%».
Nei primi tre trimestri del 2021, inoltre, la quota venduta all’estero ha fatto registrare una crescita del 30%. Per un giro d'affari complessivo che si stima superi ormai i 3 miliardi.

«Dopo dieci anni entusiasmanti – commenta il presidente Stefano Zanette – il nostro obiettivo è quello di consolidare il successo della Denominazione, il che significa progettare il futuro dell'intera filiera con uno sguardo attento ai consumatori, al territorio e alle sue comunità, coinvolgendo attivamente, nella sua realizzazione, l'intero sistema produttivo e non solo. Il lavoro da fare è ancora tanto a breve presenteremo quella che potremmo definire l'Agenda 2030 della Doc Prosecco. Questo è il grande, imprescindibile lavoro che ci attende per coinvolgere attivamente l'intero sistema produttivo verso una crescita realmente condivisa con uno sguardo attento ai consumatori, al territorio e alle sue comunità».

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«In tema di promozione – aggiunge il direttore generale Luca Giavi – l'impegno appare non banale. Si tratta di un lavoro di tessitura, oserei dire di traduzione in un linguaggio adatto al grande pubblico, di un corredo valoriale che appartiene al territorio e nel quale la comunità veneta così come quella del Friuli Venezia Giulia vorremmo si riconoscessero sempre più profondamente. Valori umani universali come leggerezza, immediatezza, cordialità, convivialità, accoglienza, qualità che facilmente i consumatori di tutto il mondo riconoscono alle nostre produzioni».

Un vino, il Prosecco, che “può vantare innumerevoli tentativi di imitazione”. E l’attacco alla forza del suo marchio, come dimostra la vicenda Prosek croato che ha chiesto il riconoscimento alla Ue. La vicenda è ora nelle mani della Commissione europea, dopo che l’Italia a novembre scorso aveva inviato a Bruxelles il dossier di opposizione con tutte le sue motivazioni di natura storica e legislativa contro la richiesta di riconoscere la menzione geografica tradizionale europea del Prosek. «È ancora presto per sapere qualche cosa e a oggi non ci sono novità sul caso – ha spiegato l’11 gennaio all’Ansa l’europarlamentare Paolo De Castro –. La Commissione potrà chiedere tutte le spiegazioni che riterrà opportune alle parti interessate per decidere o meno il riconoscimento della menzione tradizionale croata Prosek. Ci potrebbero volere due mesi ma anche di più, non ci sono limiti temporali. Una cosa è certa non possiamo tollerare che la denominazione protetta Prosecco, una delle più emblematiche a livello Ue, diventi oggetto di imitazioni e abusi, in particolare nell’Unione europea».

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