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Il Prosecco brinda al 2022 con il riconoscimento del marchio in Cina

Una nota del Consorzio sottolinea l’importante conferma sul fronte della tutela internazionale. Dalle 926mila bottiglie vendite da gennaio a ottobre del 2019 si è passati alle 1,35 milioni di quest’anno

di Emiliano Sgambato

Articolo aggiornato alle ore 20 del 23 dicembre

(Sussex Media - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il Prosecco Doc ottiene la conferma del riconoscimento del marchio sul mercato cinese. Si tratta di un importante risultato sul fronte della tutela internazionale per il Consorzio guidato da Stefano Zanette.

Una partita cominciata nel lontano 2014 quando il Consorzio, per garantire la protezione della denominazione, ha depositato in Cina il marchio collettivo Prosecco.In seguito alla pubblicazione del marchio, c’è stata però – ricorda una nota – una opposizione da parte dei produttori di vino australiano rappresentati dall'Australian Grape and Wine Incorporated, volta ad ostacolare la protezione dell’Indicazione Geografica (IG) Prosecco. L'Ufficio marchi cinese (in sigla Cnipa) ha invece rigettato l'opposizione australiana «decidendo che il marchio Prosecco è idoneo a svolgere la funzione di marchio per distinguere l’origine dei prodotti».
«Si tratta di un risultato particolarmente importante – sotttolinea una nota del Consorzio – anche considerato il ruolo strategico del mercato cinese».

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Una notizia che potrà permettere di spingere sull’acceleratore e rafforzare il trend ci crescita che stanno registrando le vendite di Prosecco in Cina: seppur la quota di mercato sia ancora ampiamente sotto l’1% del totale, nei primi 9 mesi di quest’anno, infatti, le vendite hanno superato gli 1,35 milioni di bottiglie rispetto alle 926mila del 2019. Rispetto alla frenata dettata dall’emergenza Covid, poi, il rimbalzo è stato di un +112% in termini di litri esportati.
«È evidente che, data la vastità del territorio cinese e la sua forte densità demografica – commentano dal Consorzio – questo Paese non abbia esaurito le potenzialità da esprimere nei confronti del vino italiano e in particolare del comparto bollicine, soprattutto quelle rosé, le quali, dati alla mano, sembrano essere maggiormente apprezzate dal consumatore cinese».

Da ormai diversi anni il Consorzio ha aperto una Casa Prosecco nell'antica capitale Xi'An: di fatto una sede operativa finalizzata a promuovere la conoscenza della denominazione e delle sue caratteristiche erogando le informazioni direttamente in lingua cinese. «I risultati sono interessanti, e più interessante ancora lo sviluppo al quale potremo assistere in un futuro, confidiamo, non così lontano».

Un successo attestato anche dall'Ambasciatore d'Italia nella Repubblica Popolare Cinese, Luca Ferrari, che in una lettera esprime i suoi «personali rallegramenti per la positiva conclusione del procedimento in questione, che rappresenta un passo avanti nella difesa della denominazione “Prosecco” in questo Paese. Si tratta di un ottimo risultato ottenuto grazie alla costante sinergia fra l'Ambasciata d'Italia a Pechino, le istituzioni italiane sul territorio nazionale e il Consorzio».

«Il successo dell'operazione va ascritto al costante lavoro di tutela svolto dal Consorzio, supportato dalla grande collaborazione dell'Ambasciata Italiana a Pechino e della Commissione Europea – è la risposta di ringraziamento del presidente del Consorzio Stefano Zanette – che con il loro contributo hanno aiutato il Consorzio a raggiungere questo importante risultato internazionale, dimostrando ancora una volta quanto la sinergia tra istituzioni pubbliche e private risulti vincente».

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