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Il Qatar scopre nuove riserve di gas e accelera ancora con il Gnl

di Sissi Bellomo


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(© Jochen Tack/imageBROKER)

3' di lettura

Il Qatar scopre nuove risorse di gas nel giacimento più ricco del mondo e rilancia ancora nella corsa per dominare il mercato globale del Gnl: la sua capacità di produzione – già proiettata a crescere del 43% entro il 2024 – ora promette di raggiungere 126 milioni di tonnellate l’anno nel 2027, un aumento di ben il 64% rispetto ai livelli attuali, che metterebbe al sicuro il primato di Doha come fornitore di gas liquefatto, oggi insidiato dall’Australia e in prospettiva anche da Stati Uniti e Russia.

Al centro dei progetti c’è sempre il North Field, i cui piani di sviluppo fanno gola alle Major petrolifere di tutto il mondo. Anche Eni è nella rosa dei potenziali partner preselezionati dal Qatar, per un investimento che oggi diventa ancora più ambizioso, benché non privo di rischi

Un eccesso di offerta sta già pesando sui prezzi del gas liquefatto (in Asia i carichi spot scambiano a 5,7 milioni di British thermal units, in ribasso di oltre il 40% rispetto a un anno fa e di due terzi rispetto ai record di 5 anni fa) e il surplus è destinato ad aumentare in futuro, soprattutto se la domanda non riuscirà a tenere il passo.

L’evoluzione dei consumi cinesi in particolare potrebbe deludere: per la prima volta da tre anni – e dopo essere aumentate per anni con tassi a doppia cifra percentuale – a ottobre le importazioni di Gnl di Pechino sono diminuite dell’11,6% a 4 milioni di tonnellate. E tra una settimana il gas russo guadagnerà un accesso stabile al mercato cinese con l’entrata in funzione del gasdotto Power of Siberia, il primo a collegare i due Paesi.

Il Qatar – che si vanta di produrre Gnl al costo più basso del mondo – non si lascia spaventare. Saad Al-Kaabi, ministro dell’Energia e ceo di Qatar Petroleum, ha dichiarato che partiranno «immediatamente» gli studi ingegneristici per realizzare altri due treni di liquefazione del gas (accanto ai quattro già previsti), per una capacità complessiva extra di 16 milioni di tonnellate l’anno.

Esplorazioni nell’area hanno portato alla scoperta di un nuovo settore del North Field, ha spiegato Al-Kaabi, questa volta sulla terraferma, vicino a Ras Laffan, importante centro petrolchimico del Qatar.

La stima delle riserve del giacimento è salita a 1,76 milioni di miliardi di piedi cubi (circa 50mila miliardi di metri cubi), cui si aggiungono 70 miliardi di barili di condensati e «quantità significative» di Lpg, etano ed elio, un gas quest’ultimo di cui da anni il mondo sperimenta carenze.

Grazie alle ultime scoperte Doha, che circa un anno fa ha abbandonato l’Opec, prevede di spingere la produzione complessiva di idrocarburi a 6,7 milioni di barili equivalenti petrolio, rispetto agli attuali 4,8 mboe.

I concorrenti non staranno a guardare. In un solo colpo la settimana scorsa gli Usa hanno autorizzato la costruzione di altri 4 impianti di Gnl in Texas per una capacità complessiva di 45 milioni di tonnellate l’anno, abbastanza da raddoppiare la produzione di Washington, se davvero vedranno tutti la luce.

Uno dei progetti è l’espansione del terminal di Corpus Christi pianificata da Cheniere Energy. Gli altri tre – tutti impianti greenfield che dovrebbero sorgere nell’area del porto di Brownsville e alimentarsi con lo shale gas di Permian e Eagle Ford – sono Annova Lng, sostenuto da Exelon; Rio Grande Lng (di NextDecade, ora partecipata dal fondo emiratino Mubadala) e Texas Lng.
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