banche centrali

Il Qe nella cassetta degli attrezzi convenzionali del moderno banchiere centrale

di Isabella Bufacchi


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(Reuters)

3' di lettura

Più che disallineate, nei tempi e nelle modalità dello smantellamento del QE, la Federal Reserve e la Bce sono allineate, e molto, nell’uso futuro del QE. Questo strumento di politica monetaria “non convenzionale” si sta affermando infatti come operazione convenzionale nella cassetta degli attrezzi del banchiere centrale moderno chiamato ad operare nel “new normal”, in un contesto senza precedenti di bassa produttività e bassa inflazione dentro una nuova cornice diandamento demografico.

In risposta alle ripetute e concitate domande dei giornalisti che le chiedevano come potrà la Fed fronteggiare in futuro gravi crisi se dovesse partire da tassi già così bassi, Janet Yellen ha ripetutamente detto che i tassi sono il primo strumento ma che se dovessero tornare allo “zero bound” per arginare un grande deterioramento, uno shock dell’economia il QE verrà rispolverato. La numero uno della Fed ha puntualizzato di avere ora due strumenti, i tassi dei Federal funds e “il bilancio” mentre nel mondo passato che forse è sparito per sempre la banca centrale agiva tramite i tassi “il loro impatto era ben noto”. Non è più così.

Mario Draghi, alla conferenza stampa di inizio settembre, ha ricordato quanto già esplicitato in passato: “se le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie risulteranno incoerenti con ulteriori progressi verso un aggiustamento durevole del profilo dell'inflazione, il Consiglio direttivo è pronto a incrementare il programma in termini di entità e/o durata”.

Ed è questo messaggio, infine, quel che più conta, per i mercati: la riduzione del bilancio o il tapering del QE mettono meno paura se non sono visti come ultimativi . Il rubinetto non viene smantellato, ma prima socchiuso, poi chiuso mentre la pozza in parte si prosciuga. Il QE sembra essere diventato una sorta di “whatever it takes” contro deflazione e bassa inflazione, contro shock e andamenti molto negativi dell’economia. I mercati stanno rifacendo i conti: per ora quel che capiscono è che una gran parte dei titoli acquistati da Fed e Bce resterà nel bilancio delle due banche. A organetto, ora più ora meno.

Il processo di normalizzazione della Fed consiste in una graduale e lenta riduzione del reinvestimento del capitale proveniente dal rimborso dei titoli detenuti in bilancio e che vanno in scadenza. L’operazione ridurrà negli anni (forse cinque?) la dimensione del bilancio Fed più che quadrupliato dal 2008 a oggi: ma da quota 4.500 miliardi gli addetti ai lavori si attendono che scenderà a 3.000 o 2.000, per poi risalire alla bisogna. E dei 2.500 miliardi di Treasuries posseduti ora, tra due anni ne resteranno in bilancio forse 2000.

La Bce sta per iniziare il rallentamento del Programma di acquisto di attività: il tapering taglierà la quantità di titoli acquistati mensilmente. Ma gli operatori di mercato calcolano che la Bce deterrà 300 miliardi di BTp alla fine del QE: quanti di questi saranno ridotti in fase di normalizzazione? Quanti resteranno per anni e anni nel bilancio dell’Eurosistema?

Il Bollettino economico Bce ieri ha descritto le operazioni di politica monetaria condotte nel terzo e quarto periodo di mantenimento delle riserve del 2017, dal 3 maggio al 13 giugno e dal 14 giugno al 25 luglio: l'ammontare medio di liquidità offerta tramite operazioni di mercato aperto (asta e acquisti in via definitiva nel PAA) è aumentato di 313,5 miliardi, raggiungendo i 2.814,5 miliardi.

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