la crisi del governo giallo-verde

Crisi, due opzioni per il Quirinale: governo politico o voto subito

Al Quirinale si continua a fare pressione per tempi rapidi della crisi proprio per non precludersi lo scioglimento delle Camere e il voto a fine ottobre

di Lina Palmerini


Dalla nascita alla crisi: dopo 15 mesi governo gialloverde al capolinea

2' di lettura

Dimissioni di Conte e passaggio al Colle. Questo è il percorso della crisi dopo l’intervento del premier al Senato. Quello che appare ormai chiaro è che lentamente sfumano alcune ipotesi e la prima ad allontanarsi è quella di un governo istituzionale di legislatura. Un’opzione ben diversa da quell’Esecutivo di garanzia che nel caso dovrebbe portare il Paese al voto e che sarebbe, quindi, di brevissima durata.


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È invece la sirena di un governo di unità nazionale, salute pubblica o del presidente – che pure continua a tentare alcuni – che viene visto con maggiore scetticismo dal capo dello Stato. Le dinamiche e i comportamenti assunti dai vari leader hanno tolto consistenza e solidità a questo approdo che avrebbe bisogno di una rotta chiara e di scelte decise.

Sul tavolo del Quirinale restano dunque due possibilità: un governo politico oppure le urne. Chi pensa che quest’ultima strada sia stata sbarrata da Mattarella si sbaglia tant’è che al Colle si continua a fare pressione per tempi – rapidi – della crisi proprio per non precludersi lo scioglimento delle Camere e il voto a fine ottobre. Tra l’altro tecnici del Mef hanno pure preparato una via d’uscita per prorogare i tempi in cui scatterebbe l'aumento dell’Iva, che è uno dei passaggi più stretti dell’opzione elettorale d’autunno e che verrebbe aggirato.

C’è, insomma, tutta l’intenzione di imprimere scadenze stringenti ai leader su eventuali accordi politici e di concedere poco tempo alla conclusione dei negoziati in corso. Verosimilmente è quello che il capo dello Stato chiederà anche a Conte che sembra sia il candidato per un nuovo Esecutivo con il Pd. Almeno questa sarebbe la condizione dei 5 Stelle a Zingaretti, insieme a un altro paletto, quello di non avere Renzi nella squadra. Un problema non da poco, si tratterebbe di offrirgli una destinazione a lui gradita senza contare il potere negoziale che avrebbe sul nuovo governo.

È vero che nei 5 Stelle alcuni continuano a non considerare chiusa l’esperienza con la Lega. C’è chi vorrebbe trovare una via d’uscita proponendo il taglio dei parlamentari da votare subito, tra un paio di giorni, offrendo così a Salvini la possibilità di rientrare e contemporaneamente allontanare le urne. L’altro punto certo è, infatti, che il Quirinale non consentirebbe lo scioglimento delle Camere con una riforma costituzionale approvata definitivamente dal Parlamento. Solo oggi si capirà se è un’ipotesi di lavoro con cui Di Maio e Conte vogliono tenere aperto il “forno” con la Lega ma anche in questo caso il premier dovrà parlarne con il Colle. Ed è in questo gioco di tatticismi che Mattarella dovrà districarsi comportandosi – sì – da arbitro ma con il calendario in mano. Una regia non politica ma comunque condizionante.

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