Editoria

Il «Quotidiano in classe» riparte: spazio al digitale, intesa con Apple

Il progetto si basa sulla distribuzione di quotidiani nelle classi in un giorno alla settimana, in modo tale da discuterne nell’ambito della lezione di “educazione civica”

di Andrea Biondi

(David Fuentes - stock.adobe.com)

3' di lettura

L’imperativo è avvicinare i giovani al giornalismo di qualità. Ma c’è anche, evidentemente, da portare il giornalismo di qualità presso i giovani. «In tutti i percorsi evolutivi, tutto può riuscire solo se ci si incontra a metà strada».

Le parole del presidente dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, Andrea Ceccherini, fotografano tutta la distanza fra due mondi che purtroppo con il tempo hanno mostrato di allontanarsi e rischiano di farlo sempre di più. In gioco non c’è solo la tenuta di un settore industriale, quello dell’editoria, messo sotto grande pressione dall’entrata in scena, dirompente, del web. La partita si gioca anche sulla necessità di «elevare la coscienza critica dei giovani che rappresenta il tratto in grado di distinguere l’intelligenza umana da quella artificiale».

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È seguendo questo fil rouge che tantissime scuole superiore di secondo grado italiane hanno aderito al progetto “Il Quotidiano in classe” dell’Osservatorio Permanente Giovani-Editori.

Dal punto di vista pratico, oltre alla formazione degli insegnanti, a monte, il progetto si basa sulla distribuzione di quotidiani (tre a scelta fra un generalista, un economico e uno più legato al territorio) nelle classi in un giorno alla settimana, in modo tale da discuterne nell’ambito della lezione di “educazione civica”: «Una Cenerentola della scuola italiana - dice Ceccherini – da rilanciare aprendo, attraverso la lettura critica dei diversi quotidiani a confronto, gli occhi dei giovani sul mondo, alimentando la loro curiosità, la loro sete di sapere e allenandoli così ai diversi punti di vista e alle diverse rappresentazioni che di una notizia si possono dare, per far crescere in loro quello spirito critico e quel senso civico che rendono l’uomo più libero».

È così che Andrea Ceccherini ha tenuto a battesimo la 22esima edizione dell’iniziativa che, oltre agli editori storicamente impegnati sin dall’avvio come Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera o Quotidiano nazionale, quest’anno vede scendere in campo anche il gruppo Gedi che si affiancherà alle testate giornalistiche già presenti con i quotidiani La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Messaggero Veneto, La Provincia Pavese e la Tribuna di Treviso portando così a 23 le testate complessive che prenderanno parte all’iniziativa di media literacy. «Un ringraziamento particolare - dice Ceccherini - va a John Elkann, presidente Gedi, che è stato sempre vicino al nostro progetto».

Il numero di scuole e studenti impegnati nel progetto si conoscerà più avanti, quando sarà chiusa l’ultima delle tre finestre, a inizio del 2022, concessa alle scuole per partecipare. In questo quadro, negli istituti partecipanti saranno gli insegnanti a decidere se per la propria ora di educazione civica i quotidiani utilizzati saranno nella versione cartacea o digitale. «Per quanto ci riguarda stiamo spingendo molto per l’utilizzo delle copie digitali perché secondo noi è un modo per avvicinarsi meglio alle modalità di fruizione delle giovani generazioni».

Ora intanto fra i piani dell’Osservatorio c’è il richiamo a bordo degli editori internazionali, l’apertura già dall’edizione 2022-23 alle testate native digitali, ma anche la messa a punto del progetto con Apple. Con Cupertino le somme non saranno comunque tirate «prima del 2023. Con Tim Cook esiste un team congiunto che sta studiando un’idea molto avanzata dal punto di vista tecnologico. Prenderà le mosse dal Quotidiano in classe. Ma sarà un autentico salto nel futuro».

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