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Il rally di Tesla è ripartito: così Elon Musk ha sedotto (di nuovo) Wall Street

Negli ultimi tre mesi ha guadagnato quasi il 75% a Wall Street. La fiammata è stata aiutata dagli utili nel terzo trimestre, dagli ordini del nuovo Cybertruck, e dai progressi per produrre la Model 3 in Cina

di Riccardo Barlaam

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Negli ultimi tre mesi ha guadagnato quasi il 75% a Wall Street. La fiammata è stata aiutata dagli utili nel terzo trimestre, dagli ordini del nuovo Cybertruck, e dai progressi per produrre la Model 3 in Cina


4' di lettura

Tesla negli ultimi tre mesi ha guadagnato quasi il 75% a Wall Street. Un vero e proprio rally dal sapore automobilistico per il titolo della casa di Elon Musk. Nella seduta di lunedì scorso le azioni hanno superato per la prima volta la soglia psicologica dei 420 dollari, nella giornata pre natalizia di martedì hanno chiuso a 425,34 dollari, ieri hanno superato quota 430 (430,04). L’argomento va trattato con cautela, data l’elevata volatilità. Tuttavia sotto l’albero quest’anno il geniale imprenditore-inventore di origine sudafricana ha trovato diversi miliardi di dollari in più: «Whoa … le azioni sono così in alto Lol», ha twittato Musk. Dove Lol sta per laughing out loud, un acronimo in uso tra i geek della new economy per dire, non senza sarcasmo, ridiamo a crepapelle.

Il primo ottobre Tesla valeva 244 dollari. Musk dai tabulati della Sec risulta essere il primo azionista della società con 33,8 milioni di titoli, pari al 24% del capitale. Così, a spanne, in tre mesi ogni azione Tesla ha avuto un aumento di valore di 181 dollari. Moltiplicato per 33,8 milioni di azioni fanno all’incirca un regalo di Natale per Musk di 6,1 miliardi di dollari, che vanno ad aggiungersi al patrimonio personale stimato da Forbes in 22,3 miliardi.

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I nuovi massimi sono conseguenza del cambio di atteggiamento da parte degli investitori sul costruttore di auto della Silicon Valley. La fiammata delle azioni è stata aiutata dagli utili a sorpresa arrivati nel terzo trimestre, dagli ordini record del nuovo Cybertruck, e dai progressi per produrre la Model 3 in Cina.

La Cina e il cybertruck
In Cina, nello stabilimento da 2 miliardi di Shanghai, Tesla entro la fine dell’anno prevede di riuscire a produrre mille Model 3 a settimana. Il ministro dell’Industria cinese ha confermato di aver inserito la fabbrica Tesla di Shanghai nell’elenco delle aziende che riceveranno generosi sussidi statali per la produzione di auto pulite per due diversi modelli.

Un altro elemento che ha giocato a favore del titolo Tesla è stata la sfortunata presentazione in live streaming del Cybertruck. Il video della biglia che ha rotto il vetro del futuristico truck elettrico di Tesla è diventato virale sul web. Il flop è diventato un clamoroso veicolo di marketing: la società ha ricevuto 250mila ordini per il Cybertruck.

Un anno ad alta volatilità
Sembra passato un secolo da quando nell’agosto del 2018 Musk scrisse su Twitter che voleva delistare la società mandando sulle montagne russe il titolo che perse il 20% in poche ore. Nell’anno terribile, con gli annunci a ripetizione di obiettivi produttivi mai mantenuti, seguì un’inchiesta della Sec, e poi un video su YouTube con Musk che con estrema superficialità si fece due tiri di Marijuana in diretta web mandando di nuovo in tilt le azioni della società.

Tesla a fine 2018 appariva come una società che, al pari delle sue auto, aveva bisogno di ricaricare le batterie. Nei primi cinque mesi dell’anno le azioni Tesla hanno perso circa il 42% del loro valore in ragione della perdita di credibilità, della chiusura di alcuni “store”, dei licenziamenti annunciati, del procedimento della Sec e delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. E poi i debiti, la necessità continua di finanziamenti e la liquidità che il carmaker californiano continuava a bruciare, con i conti in rosso.

Musk si è messo a lavorare a capofitto, ha smesso con i “tweet” ed è riuscito finalmente a rispettare le promesse di consegna della Model 3. Ha raggiunto un accordo con la Sec, pagato 20 milioni di multa. E ha accettato di fare un passo indietro nel board della società, rinunciando alla poltrona di presidente. Un padre padrone che di buon grado si apre al controllo degli azionisti. Il vento ha cominciato a girare a favore.

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Leadership globale
Da quando si è quotata a Wall Street, nel 2010, Tesla è stata tra le azioni principali del listino oggetto dei contratti “short”. Grandi e rapidi guadagni – oltre il 500% negli ultimi 6 anni prima dello sboom del 2018 – seguiti da scivoloni altrettanto eclatanti. E pensare che Tesla oggi ha il 17% del mercato globale dell’auto elettrica. Per Musk il raggiungimento del tetto dei 420 dollari «è una pietra miliare nella credibilità verso gli investitori», dice Gene Munster analista di Loup Ventures.

Catherine Wood, fondatrice e ceo di Ark Investment Management si spinge oltre. Prevede che nel peggiore scenario le azioni Tesla quasi raddoppieranno a 700 dollari ad azione nel 2024. Il suo scenario “toro” su Tesla addirittura arriva a 4mila dollari ad azione. Una previsione in contrasto con quanto invece sostengono diversi short sellers, che stanno scommettendo contro Tesla e credono che il titolo sia arrivato in cima a una vetta, davanti a un precipizio.

Morgan Stanley a maggio ha tagliato le sue stime sul titolo Tesla, nel peggiore scenario, dai 97 dollari a 10, citando le preoccupazioni per l’esposizione geopolitica della società in Cina e l’elevato indebitamento. Ma la scorsa settimana Morgan Stanley ha rivisto le stime sul titolo: lo “scenario toro” per Tesla è salito a 500 dollari ad azione, mentre il prezzo obiettivo nello scenario peggiore è rimasto a 10 dollari.

Il rating sul titolo Tesla dal consensus di 33 analisti risulta al momento così composto: 9 indicazioni strong buy, 2 buy, 9 hold, solo 3 sell e 10 invariato, su un target price attuale di 292 dollari: 133 dollari sotto la soglia raggiunta a Wall Street.

Per approfondire:
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