fondi europei

Il rammarico della commissaria Corina Cretu: «Gli euroscettici dilagano dove non si conoscono i benefici della politica di coesione»

di Felice Florio


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2' di lettura

La commissaria europea per la politica regionale Corina Cretu sta per lasciare la carica: «Ho consegnato la lettera di dimissioni al presidente Juncker», ha confermato il 25 giugno. La giornalista e politica rumena è stata eletta a fine maggio al Parlamento europeo, «per questo ho dovuto scegliere tra i due ruoli, così da poter cominciare il mandato come europarlamentare il 2 luglio».
Non è un addio alla politica regionale, commissione che l'ha vista impegnata dal 1° novembre 2014: «Non ho ancora deciso a quale commissione parlamentare appartenere, ma vorrei avere la possibilità di seguire da vicino i negoziati che riguarderanno la riforma della politica di coesione». Nella sua Romania, a Bucarest, il 27 e il 28 giugno si è tenuto l'ottavo forum annuale dell'Eusdr, il programma di politica di coesione che riguarda le regioni bagnate dal Danubio.

Commissaria Cretu: «Gli euroscettici dilagano dove non si conoscono i benefici della politica di coesione»

«Non posso nascondere la delusione – ha esordito Cretu nella conferenza stampa di apertura – perché alcuni Paesi non hanno colto il principio del programma di cooperazione interregionale del Danubio». È il disinteresse generale dei politici, degli amministratori locali e anche dei cittadini verso i fondi europei a loro destinati ad amareggiare la commissaria uscente. «L'euroscetticismo e i populismi nascono dalla non conoscenza dei benefici che l'Unione europea garantisce». Ed è quello che «è successo in Italia».
«Io lascio il mio ruolo – ha detto Cretu – senza rammarico. So quanto bene abbiamo fatto alle regioni più depresse di Europa. So quanto siano stati importanti i progetti finanziati dalla politica di coesione: in alcuni casi hanno permesso di salvare la vita delle persone». E poi ha concluso: «Il rimpianto più grande, ma so che non è dipeso da me, è stato quello di non essere riusciti a comunicare quanto di buono fatto negli ultimi anni dall'Unione europea».

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