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Il rapporto sul Russiagate: «Nessun complotto dell’Fbi contro Trump»

Un documento di oltre 400 pagine stigmatizza alcuni imbarazzanti errori e omissioni da parte dell’Fbi, ma esclude pregiudizi dei vertici

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L’ispettore generale del ministero delle giustizia Michael Horowitz (Reuters)

Un documento di oltre 400 pagine stigmatizza alcuni imbarazzanti errori e omissioni da parte dell’Fbi, ma esclude pregiudizi dei vertici


2' di lettura

In attesa degli sviluppi dell’indagine di impeachment sull’Ucrainagate, arriva una prima parola ferma sulla genesi del Russiagate. «Nessun complotto dell’Fbi contro Trump», è la conclusione del rapporto dell’ispettore generale del ministero delle giustizia Michael Horowitz.

Un documento di oltre 400 pagine che stigmatizza alcuni imbarazzanti errori e omissioni da parte dell’Fbi, anche nella richiesta per intercettare la campagna di Trump. Ma che esclude pregiudizi dei vertici, scarta l’ipotesi di infiltrazioni nella medesima campagna e conferma la legittimità delle indagini, respingendo così l’accusa del tycoon che fu un complotto per abbatterlo. L’attorney general William Barr non condivide le conclusioni (le indagini dell’Fbi furono «intrusive») e confida nel rapporto della parallela inchiesta penale.

Intanto alla commissione Giustizia della Camera gli avvocati che rappresentano i democratici e i repubblicani sono arrivati a conclusioni diametralmente opposte sulle prove a favore o contro la messa in stato d'accusa per l'Ucrainagate, ossia le pressioni del presidente su Kiev per indagare il suo rivale nella corsa alla Casa Bianca Joe Biden usando anche il blocco degli aiuti militari all'Ucraina. Un'udienza tesa, con schermaglie procedurali, cartelli-slogan e scambi di accuse acrimoniose che rispecchiano le divisioni di un Paese spaccato a metà in uno dei momenti più drammatici per la sua vita democratica.

“Caccia alle streghe”, ha twittato Trump durante l’udienza. Ma il countdown verso la messa in stato d'accusa è ormai scattato: entro fine settimana la commissione Giustizia voterà gli articoli, che spaziano dall'abuso di potere all'ostruzione del Congresso e della giustizia fino alla corruzione. Poi la Camera voterà in sessione plenaria entro Natale. Il processo in gennaio al Senato, dove i repubblicani sono maggioranza e non ci sono i due terzi dei voti per la condanna.

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