Digital lending

Il rating delle aziende arriva in tempo reale. Ma c’è anche chi ne fa a meno

Modefinance punta a connettere il gestionale con le banche per un monitoraggio continuo, Bflow ricorre alla network finance per evitare il credit scoring

di Pierangelo Soldavini

(Adobe Stock)

4' di lettura

C'è una gran fame di liquidità. Il fenomeno del “buy now, pay later”, la rateazione automatica al momento dell'acquisto che dal web sta espandendosi ai negozi fisici lo conferma a livello retail. Ma gli effetti della crisi globale si fanno sentire soprattutto sulle aziende: il peggioramento generalizzato dell'affidabilità delle imprese si traduce in una sempre maggiore difficoltà di accesso al credito ed in un generalizzato dilatamento dei tempi di pagamento.

Le soluzioni più innovative di digital lending in ambito fintech hanno rappresentato uno strumento efficace nel pieno della crisi, sopperendo alle lentezze e all'inefficienza del sistema tradizionale.

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Il totale del lending alternativo per via digitale ha superato i tre miliardi di euro nei primi nove mesi di quest'anno, più del doppio rispetto agli 1,3 miliardi dello stesso periodo di due anni fa, prima della crisi. Ma appare ancora insufficiente rispetto a un totale di crediti commerciali attestati poco sotto i 500 miliardi.

La situazione non è destinata a migliorare a breve. Lo European Payment Report evidenzia che la recessione continuerà ad avere un impatto rilevante: in poco più di un anno, dal marzo 2020, il numero di fatture non pagate è aumentato dell’80% in Italia. In un clima di deterioramento soprattutto per le Pmi, le analisi sulla redditività e la solvibilità di un'azienda sono cruciali per la concessione di un prestito.

Da questo punto di vista i sistemi di data analytics hanno accorciato a un paio di giorni un processo che per le banche tradizionali richiede settimane.

Ora l'innovazione fintech punta alla valutazione in tempo reale. Già oggi un'agenzia di rating fintech come modefinance fornisce alle banche stesse uno strumento di rating-as-a-service con una piattaforma brevettata di analisi di dati che il cliente alimenta sulla base di dati a scelta. Ma si tratta pur sempre di un esercizio di forecasting sulla base di dati vecchi, non dopo il bilancio 2020, magari su quello 2019.

«Adesso puntiamo al nowcasting, con dati molti vicini all'analisi, quasi in tempo reale – spiega il Ceo Mattia Ciprian -: l'integrazione con una tech company del calibro di TeamSystem, leader nella digitalizzazione del business di imprese e professionisti, ci permette di avere un osservatorio privilegiato sulle dinamiche del tessuto imprenditoriale italiano, con particolare focus sulle Pmi».

Si tratta però di dati pur sempre anonimizzati, relativi quindi a settori, non alle singole aziende. «Il passo successivo è il company nowcasting: il collegamento dei sistema gestionale con la banca apre alla possibilità di avere un bilancio aggiornato quotidianamente per pagamenti, circolante, liquidità. Certo si tratta di cambiare mentalità e iniziare a vedere il sistema finanziario come partner per lo sviluppo», aggiunge il Ceo di modefinance.

D'altra parte l'aggiornamento della legge fallimentare la cui entrata in vigore è slittata all'anno prossimo richiede di default che l'azienda si doti di strumenti di autovalutazione i n gradi di prevenire situazioni di crisi.

Ma il rating potrebbe diventare anche superfluo se si ragiona in termini di network finance. «Oggi si lavora sull'andamento storico di singole aziende come fossero monadi avulsi e isolate dall'insieme. Bisogna invece passare a una prospettiva di network, interpretando le relazioni di mercato dei singoli soggetti non come la semplice sommatoria di scambi bilaterali chiusi, ma come un reticolo, come un flusso di relazioni aperte che devono trovare un loro equilibrio», spiega Carlo Mancosu, responsabile marketing di Bflows, startup che ragiona proprio in termini di network. E che ha raccolto finora 600mila euro da attori diversi tra cui Invitalia e Banca Intesa.

Bflows ha messo a punto una piattaforma per permettere alle aziende di smobilizzare i propri crediti commerciali senza necessità di ricorso al credito e quindi indipendentemente dal loro merito creditizio. Il sistema si basa su una sequenza di algoritmi proprietari che sfruttano l'analisi di network dei Big Data derivanti dalla mappatura delle relazioni commerciali tra imprese collegate da reciproci rapporti di debito e credito, gestendo per loro conto incassi e pagamenti nell'ambito della piattaforma.

In sostanza le aziende diventano nodi di una rete connessi da archi mentre gli algoritmi scandagliano il network per determinare cicli e catene: ogni singolo nodo è dotato di wallet dove caricare la liquidità in eccesso, l'algoritmo individua l'ordine dei pagamenti.

Gli algoritmi di Bflows sono stati testati con una primaria banca italiana su 12 miliardi di euro di fatture reali dei suoi clienti, portando alla regolazione di oltre il 60% delle fatture in termini di numero e oltre il 30% in volume, riducendo i tempi medi di pagamento da 98,9 a 5,6 giorni di media. Ora è in pipeline l'attivazione di cinque hub di imprese con un bacino di oltre 10mila Pmi.

Bflows affianca le aziende con un “virtual credit manager” che gestisce il workflow delle fatture sulla base degli algoritmi che identificano i nodi dove viene intrappolata la liquidità. In questa logica abilita anche interventi “chirurgici” per sbloccare i singoli nodi invece di finanziamenti a pioggia. «Il rating non è più rilevante, il sistema si basa sulla fattura pagata o non pagata», sintetizza Mancosu

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