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Il ravvedimento sana ogni violazione fiscale

di Paola Piantedosi

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(Andrey Popov - Fotolia)


1' di lettura

Alla rimozione dell'inadempimento tributario, anche attuata in applicazione degli istituti deflativi del contenzioso, devono sempre conseguire i medesimi effetti in termini sia sanzionatori che penali, senza che possa assumere rilievo la tipologia di violazione emendata. La norma di comportamento n. 202 dell'Aidc - discostandosi dalla posizione assunta dell'agenzia delle Entrate che resta ancorata alla circolare 180/1998, a dispetto dell'evoluzione normativa - propende per un'interpretazione costituzionalmente orientata delle disposizioni disciplinanti l'efficacia della correzione spontanea delle violazioni tributarie.

Aidc – Norma comportamento 202

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L'effetto premiale del ravvedimento in termini sanzionatori è stato, infatti, di recente valorizzato in ambito penale dal Dlgs 24 settembre 2015, n. 158, traducendosi in una causa di non punibilità del reato (nuovo articolo 13 del Dlgs 74/2000), ovvero in una riduzione della pena (articolo 13bis dello stesso decreto).

LA COMMISSIONE

LA COMMISSIONE

Il tenore letterale del nuovo articolo 13 condurrebbe però ad escludere dal beneficio di non punibilità le fattispecie delittuose della dichiarazione fraudolenta ed alla fatturazione di operazioni inesistenti (articoli 2, 3 e 8 del Dlgs 74/2000). Un’esclusione che non appare giustificabile, poiché tratterebbe in modo diseguale soggetti che allo stesso modo hanno sanato interamente il debito tributario.

Difatti, se è consentita l'emendabilità di qualsiasi violazione tributaria con il pagamento del debito o l'integrazione delle dichiarazioni infedeli - e conseguente estinzione dell'obbligazione tributaria - va pure ammessa l'integrale applicabilità degli effetti premiali scaturenti da tali correzioni a tutte le fattispecie emendate.

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