château de Versailles

Il Re Sole e i giochi di potere a Versailles

Nella strategia politica di Luigi XIV il castello di Versailles ebbe un ruolo decisivo: persino le mirabili feste di corte (con luminarie e banchetti) gli servirono per esercitare l’autorità

di Philip Mansel

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(Getty Images)

Nella strategia politica di Luigi XIV il castello di Versailles ebbe un ruolo decisivo: persino le mirabili feste di corte (con luminarie e banchetti) gli servirono per esercitare l’autorità


5' di lettura

Luigi XIV fece del castello di Versailles una macchina del divertissement, e così rimase per il resto del suo regno. Il fatto di aver scelto Versailles come teatro dei divertimenti, già quando era occupata da vari cantieri edili, dimostra quanto il Re Sole la preferisse a Saint-Germain. La descrizione delle prime feste conferma che le lamentele dei cortigiani, i quali sostenevano di essere stati trascurati, erano ingiustificate.

Il 14 ottobre 1663 Colbert osservò: «Ogni giorno balli, balletti, commedie, musica per voce e strumenti di ogni tipo, violini, passeggiate, partite di caccia e altri diversivi si sono susseguiti uno dietro l’altro, e la caratteristica davvero speciale di questa casa è che il re ha voluto fossero arredati tutti gli appartamenti per gli ospiti; egli offre anche da mangiare a tutti e fornisce candele e fonti di calore a ogni camera da letto, ciò che non si era mai fatto prima d’ora in nessuna delle residenze reali».

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Versailles era «assai piacevole

Per la Grande Mademoiselle, nel 1666 Versailles era «assai piacevole», soprattutto perché gli ospiti stavano con il re dalla mattina alla sera. Anne-Marie-Louise non si annoiava mai in sua compagnia. Tutte le donne erano un po’ innamorate di lui, e tutti gli uomini cercavano di ingraziarselo. Il duca d’Enghien dichiarò: «A un grande ballo a Versailles tutte le signore erano splendidamente vestite e tutti si sono molto divertiti». Il re una volta aprì le danze indossando un costume per metà persiano e per metà cinese. Un altro ballo durò fino alle sei del mattino. Enghien definì Versailles «il posto più gradevole che si possa immaginare», ma anche un posto dov’era «più probabile che succedessero avvenimenti straordinari», dal momento che in quel contesto si aveva più facile accesso a Luigi XIV.

Orlando furioso di Ludovico Ariosto

Nel maggio 1664 il re aprì le porte di Versailles a seicento invitati per Les plaisirs de l’île enchantée, una festa che durò una settimana. Il suo premier gentilhomme, il duca di Saint-Aignan, che lo aveva aiutato a organizzare i primi incontri con Louise de La Vallière e gli riferiva tutti i pettegolezzi, curò i particolari dell’organizzazione. Il ballo si ispirava a uno dei poemi più famosi del periodo, l’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, pubblicato nel 1516. Alcine aveva stregato Roger (interpretato dal re) e altri cavalieri, i quali dovevano rompere l’incantesimo. Melissa dava un anello magico a Roger, liberandolo così dal sortilegio. Alla fine un balletto rappresentava il momento in cui cavalieri, nani, demoni e mostri irrompevano nel palazzo incantato della maga. A quel punto Roger fu interpretato da un attore professionista, affinché il re potesse guardare lo spettacolo.

Molière e la sua troupe

In un teatro sul prato principale, Molière e la sua troupe misero in scena La principessa d’Elide, una comedie-ballet. Oltre al torneo e allo spettacolo, vi furono balli, fuochi d’artificio e cene per centinaia di ospiti in varie aree del giardino, davanti agli occhi di migliaia di spettatori.

Ci è pervenuto un manoscritto miniato, tutto ornato di «L» e di corone, che descrive quella grande festa. Ciascun cavaliere era celebrato con versi lusinghieri: del duca di Noailles, per esempio, si diceva che era «portato per la politica, la scrittura e il combattimento, giacché è attivo sia in pace sia in guerra». Inoltre, il cabinet du roi stampò libri con illustrazioni delle feste e della stessa Versailles, che furono distribuiti da ministri e ambasciatori francesi alle corti d’Europa, dove erano ansiosamente attesi.

Grazie ai recenti miglioramenti tecnici nella fabbricazione di candele, torce e fuochi d’artificio, si potevano fare più feste notturne all’aria aperta, e questo dimostrava ancor di più la ricchezza del re e la sua capacità di convertire la notte in giorno. Come confermano le stampe, la magia dei fuochi d’artificio e dell’illuminazione era resa ancor più spettacolare dai riflessi riverberati sul Grand Canal e sulle fontane.

All’una dell’ultima notte dei divertissements de Versailles, un’altra grande serie di intrattenimenti che si svolse tra il 4 luglio e il 31 agosto 1674 per festeggiare la conquista della Franca Contea, oltre ventiquattromila candele illuminarono le fontane e le terrazze del parco. La cronaca che ne fece l’architetto e storico André Félibien, uno degli storiografi del re, parlava del Grand Canal trasformato in un mare di fiamme e illuminato da un migliaio di razzi che sibilavano come furie scappate di prigione, mentre altri razzi disegnavano in cielo il monogramma del re con le «L» intrecciate. Gli architetti Charles Le Brun e Louis Le Vau curarono la scenografia nel parco, creando temporanei «palazzi incantati». Il modenese Carlo Vigarani organizzò gli spettacoli teatrali, e Molière diresse le commedie.

Il 18 luglio 1668, alla cena nel Bosquet de l’étoile, durante il grand divertissement royal indetto per celebrare la fine della guerra di devoluzione, il cibo era parte integrante dello spettacolo. Aranci sui cui rami era stata adagiata frutta candita erano affiancati da montagne di marmellata e marzapane, castelli di confetti e piramidi di frutta: «La magnificenza del re brillava in ogni dove». La «mischia per il cibo» finale, quando al pubblico fu permesso saccheggiare la montagna di roba da mangiare, accrebbe il divertimento dei cortigiani.

Quasi tutti gli ambasciatori, però, si congedarono presto, dopo essere stati spintonati da orde di ospiti indisciplinati, come spesso accadeva presso la corte francese. Le guardie del corpo non potevano o non volevano tenere a freno la folla. La stessa regina dovette aspettare mezz’ora prima di poter entrare nel teatro, mentre il re fu costretto a chiedere ad alcuni gentiluomini di uscire per fare in modo che a lei e ad altre dame fossero procurate le sedie. Alcuni ospiti osservarono che con tutti i soldi spesi il re avrebbe dovuto finanziare, piuttosto, la festa dei soldati. L’ambasciatore Saint-Maurice terminò così il lungo resoconto per la corte del duca di Savoia: «Non vi è mai stato un così grande disordine ... con i pazzi bisogna comportarsi da pazzi».

I fuochi d’artificio e l’illuminazione del parco, che proseguirono fino alle due di notte, furono però i più belli che gli spettatori avessero mai visto. L’intenzione era di mostrare, come si lesse nel resoconto ufficiale delle feste del 1668, che la Francia era «altrettanto grande e magnifica in tempo di pace» di quanto fosse «conquistatrice e gloriosa in tempo di guerra, giacché il suo scettro è stato affidato alle mani di un monarca i cui giorni traboccano di meraviglie che non hanno pari nel passato e non avranno pari in futuro». Lo scopo della nuova reggia non avrebbe potuto essere espresso in maniera più chiara. Versailles era la residenza del re e la vetrina della Francia.

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