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Il rebus della CO2: il prezzo corre anche se inquiniamo meno

In Europa i diritti di emissione di CO2 sono raddoppiati di prezzo dopo il crollo di marzo, al picco del coronavirus, e ora sono ai massimi da quasi un anno: un rally speculativo o c’è qualcosa di più?

di Sissi Bellomo

Climate change, tassare le emissioni di Co2: la mobilitazione europea

In Europa i diritti di emissione di CO2 sono raddoppiati di prezzo dopo il crollo di marzo, al picco del coronavirus, e ora sono ai massimi da quasi un anno: un rally speculativo o c’è qualcosa di più?


3' di lettura

Covid o no, inquinare in Europa costa sempre più caro. I diritti di emissione di CO2 non solo hanno già dimenticato l’effetto coronavirus, ma il loro prezzo si è spinto ai massimi da 11 mesi, sopra 28 dollari per tonnellata questa settimana (e tuttora resta sopra 27 dollari): un raddoppio rispetto ai valori toccati a marzo durante il lockdown. Nel martoriato settore dell’energia nessuna materia prima ha avuto una performance altrettanto brillante. E nessuno sa spiegarsi fino in fondo il perché di questo rally. Petrolio, gas ed elettricità hanno recuperato terreno grazie alla ripresa – per la verità molto graduale – dei consumi, ma niente a che vedere con lo sprint della CO2, che per molti è giustificato solo dalla speculazione.

Sul mercato un eccesso dei diritti di emissione

Già da qualche anno si verificano incursioni da parte di hedge funds specializzati e anche stavolta è in questa direzione che puntano il dito alcuni esperti. Dal punto di vista dei fondamentali non c’è ragione per simili rialzi di prezzo. Al contrario. Sul mercato c’è un eccesso di diritti di emissione (Eua), frutto del crollo della produzione di energia e dell’attività industriale. E a breve l’offerta aumenterà ancora: la Commissione europea metterà in vendita 50 milioni di diritti in più quest’anno per finanziare il Fondo per l’innovazione, dedicato allo sviluppo di tecnologie verdi: è appena stato pubblicato il primo bando da 1 miliardo di euro, al quale spera di accedere anche Eni per finanziare un impianto di sequestro e stoccaggio della CO2 a Ravenna, come anticipato al Sole 24 Ore dal ceo Claudio Descalzi.

La voragine sul lato della domanda

I diritti extra si aggiungono a quelli che la Ue aveva già programmato di vendere: a luglio ci sarà addirittura l’asta più generosa da novembre 2018, con oltre 74 milioni di Eua a disposizione. Sul fronte della domanda c’è invece una voragine causata dal coronavirus: la pandemia in Europa ha eliminato la necessità di acquistare diritti per l’emissione di almeno 200 milioni di tonnellate di CO2. «Abbiamo avuto prezzi del gas al record storico, più rinnovabili, chiusure di centrali a carbone e nonostante tutto il prezzo degli Eua è quasi raddoppiato», commenta Mike Szabo, direttore di Carbon Pulse.

Lewis: crollo senza precedenti per la richiesta di diritti per la CO2

«Nel breve termine i fondamentali sono inequivocabilmente terribili», conferma Mark Lewis, responsabile della ricerca sulla sostenibilità di Bnp Paribas Asset Management. Da parte degli impianti fissi – centrali elettriche e impianti industriali tenuti a partecipare all’Emission Trading Scheme europeo – la domanda di diritti per la CO2 non era mai crollata così tanto, nemmeno durante la Grande recessione globale: nel 2009 era scesa dell’11%, mentre per quest’anno ci si aspetta un -13%, scrive Lewis in un intervento sul Financial Times. E questo senza nemmeno contare l’impatto dell’aviazione: a metà giugno per Eurocontrol i voli erano ancora ridotti dell’80% rispetto all’anno scorso.

Il record fatto segnare dalle centrali a gas

Non è escluso comunque che il mercato della CO2 stia scontando aspettative future, osserva l’esperto di Bnp Paribas: la Ue appare determinata a perseguire una ripresa post-Covid all’insegna della sostenibilità. Lewis segnala inoltre un record importante. Anche se la CO2 non ha ancora aggiornato il massimo storico (aveva superato 30 euro nel 2007), per la prima volta in 15 anni di storia del mercato europeo delle emissioni scambia su valori abbastanza alti da sconfiggere sempre e comunque la generazione elettrica da carbone. In pratica alle condizioni attuali (complice la forte discesa di prezzo del gas) qualsiasi centrale a gas, anche la più obsoleta, batte in convenienza persino la più efficiente tra le centrali a carbone.

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