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Il recupero degli occupati frena Segnali negativi per l’industria

Il Piemonte ha un gap di 30mila lavoratori persi rispetto alla fase pre-Covid mentre la Liguria ha recuperato terreno in maniera più vivace. Ora preoccupano crisi energetica e impatto delle bollette

di Filomena Greco

In Piemonte a fare da traino sono due settori, agricoltura e costruzioni, che hanno contribuito in misura massiccia alla creazione dei 31mila nuovi posti lavoro

4' di lettura

«Piemonte e Liguria fino a poco tempo fa si contendevano i primati negativi nel mondo del lavoro fra le regioni del Nord. Oggi però in Liguria gli occupati crescono di più del Piemonte mentre in Valle d’Aosta, terzo elemento del Nord Ovest, la crescita degli occupati si è fermata». Questo è il quadro che emerge dalla lettura dei dati sulle Forze di Lavoro resi noti dall’Istat nei giorni scorsi ed elaborata per Il Sole 24 Ore da Mauro Zangola, economista ed ex direttore dell’Unione industriale di Torino.
In linea generale, nel secondo trimestre dell’anno i numeri degli occupati tengono anche se il recupero di occupati rispetto al periodo pre-Covid rallenta. Ma le preoccupazioni per i prossimi mesi sono pesanti, alla luce di un dato: a dare segnali di indebolimento nell’area, soprattutto in Piemonte e Liguria, è il settore dell’industria che sotto le Alpi mantiene un numero di occupati stabile a fronte di una crescita in agricoltura e nelle Costruzioni mentre perde già terreno nella regione costiera.
«Noi abbiamo già un pezzo di imprese che da luglio scorso di fatto lavora in perdita a causa di rincari energetici e delle difficoltà nel reperire le materie prime» sottolinea il segretario della Cgil Piemonte Giorgio Airaudo. «Ci sono già segnali di imprese che hanno spostato investimenti all’estero, ad esempio da Asti alla Spagna, paese che offre maggiori garanzie sul fronte dei costi energetici – aggiunge – . La seconda cosa è che abbiamo già casi di aziende che immaginano fermate settimanali o cassa integrazione nelle prossime settimane, per affrontare i rincari energetici». Il rischio, conclude Airaudo, è che l’emergenza determinata dalle bollette energetiche abbia ricadute pesanti sull’occupazione oltre che sui consumi interni.
Mettendo a confronto le due regioni più grandi emerge una sorta di “ riscossa “ della Liguria: rispetto al primo semestre del 2019, in una fase antecedente l’inizio della crisi pandemica, la Liguria ha recuperato ampiamente i livelli del 2019 mentre il Piemonte «deve ancora fare uno sforzo aggiuntivo» argomenta Zangola. Nell’arco dei 3 anni in Liguria gli occupati sono cresciuti di 10mila unità mentre in Piemonte sono diminuiti di 30mila.

I dati in Piemonte
In Piemonte lavorano un milione e 792mila persone , il 7,7% del totale nazionale, 45 su 100 sono donne. Rispetto al primo trimestre dell’anno gli occupati piemontesi sono cresciuti di 31mila unità, pari al +1,8%. A crescere è proprio la componente femminile mentre il numero di uomini è rimasto quasi stabile (più 6mila unità pari a +0,3%). Più del 90% dei nuovi posti di lavoro è costituito da lavoro alle dipendenze mentre gli autonomi sono cresciuti solo di 2mila unità, «rendendo sempre più manifesta una crisi che non sembra aver fine» spiega Zangola. A fare da traino sono due settori, Agricoltura e Costruzioni, che hanno contribuito in misura preponderante alla creazione dei 31mila nuovi posti lavoro, 17mila in agricoltura, 8mila nelle costruzioni ( + 6,7%). L’industria “galleggia” con una crescita nel numero di addetti dell’1,4% mentre commercio e pubblici esercizi segnano il passo con il numero di occupati diminuito del 2,2%. «Per effetto di questi andamenti il tasso di occupazione è cresciuto – aggiunge Zangola – passando dal 65,2 al 66,6%, un punto al di sotto della media dell’intero Nord Ovest, Lombardia compresa, pari al 67,7%.

Liguria e Valle d’Aosta
Nel secondo trimestre dell’anno in Liguria lavorano 626mila persone, le donne sono “ solo” il 38%, il numero di occupati è cresciuto più che in Piemonte – 42mila unità, il 7,2% in più – con i nuovi posti di lavoro son equamente divisi tra uomini e donne, anche se in termini percentuali la crescita delle donne occupate è stata maggiore (+8,9% contro +5,9%). «In Liguria la crisi del lavoro autonomo si manifesta in termini ancor più preoccupanti che in Piemonte – spiega Zangola – se si considera che tutti i nuovi posti di lavoro creati sono andati appannaggio dei lavoratori alle dipendenze». Quanto ai settori, se in Piemonte il recupero di posti di lavoro è guidato da agricoltura e costruzioni, in Liguria è il terziario da solo ad aver creato 45mila nuovi posti di lavoro, compensando i cali occupazionali fatti registrare dall'industria – meno 3mila occupati – e dall’agricoltura, in calo di mille unità. «Fanno da traino – sottolinea il presidente della Liguria, Giovanni Toti – i settori del commercio, della ristorazione e quello alberghiero, a conferma di come il settore ricettivo sia strategico nel panorama economico regionale e di come il turismo rappresenti una straordinaria opportunità di crescita». Se dunque in linea generale cresce in Liguria il tasso di occupazione, passato dal 62,7 % al 66,7%, a soffrire in entrambe le regioni però è l’industria che in Piemonte resta di fatto stabile mentre in Liguria perde già colpi. E l’acuirsi della attuale contingenza su energia e gas non potrà che aggravare il bilancio nei prossimi trimestri.
Resta stabile il numero di occupati in Valle d’Aosta, a quota 55mila persone.«Da segnalare – evidenzia Mauro Zangola – soltanto un lieve aumento degli occupati nelle costruzioni che compensa il calo registrato nel terziario». Con un tasso di occupazione lievemente sceso, dal 69,6% al 69,4%, ma che rimane comunque superiore rispetto a Liguria e Piemonte.

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