Vino

Il “red wine” italiano? Per gli americani è l’Amarone

di Emanuele Scarci

3' di lettura

Quasi tutto pronto a Verona per l'Anteprima Amarone 2013: dal 28 al 30 gennaio al Palazzo della Gran Guardia.
Il millesimo 2013 è stato ritenuto dalla commissione del Consorzio di qualità medio-alta. Forse con quattro stelle, come l'anno scorso.
Intanto sono 78 (4 in più dell'anno scorso) le cantine partecipanti all'evento organizzato dal Consorzio per la tutela dei vini Valpolicella, per oltre 150 etichette da degustare. Insieme all'annata dell'Amarone 2013 appena immesso in commercio, le aziende presenteranno anche alcune annate precedenti.
E per la prima volta nella storia dell'Anteprima Amarone, ci sarà una terza giornata, lunedì 30 gennaio, interamente dedicata ai professionisti di settore.

Ovviamente non bisogna aspettarsi di degustare l'Amarone di Masi, Allegrini o Zenato o comunque delle 13 cantine aderenti alle Famiglie dell'Amarone d'arte.
Pianeta America
In vista di Anteprima Amarone è uscita l'indagine 2016 dell'Osservatorio vini Valpolicella commissionata dal Consorzio della Valpolicella a Wine Monitor di Nomisma. Quest’anno dedicata all'Amarone negli Stati Uniti. Emerge che i consumatori americani lo scelgono perché è italiano, è “classico” e versatile, tanto da essere perfetto sia per le cene con parenti e amici, sia per festeggiare le occasioni importanti anche tra le mura domestiche.
Percezione a stelle e strisce
«L'indagine evidenzia una percezione assolutamente positiva dei nostri vini presso i consumatori di vino rosso statunitensi - sottolinea Christian Marchesini, presidente del Consorzio -. Un dato molto importante e beneaugurante in un mercato che oggi rappresenta la destinazione di oltre il 10% della produzione di Amarone. Se ben il 25% del campione associa le caratteristiche distintive di questo vino alla ‘Qualità' e un ulteriore 14% allo ‘Stile italiano', ci sono margini per aumentare le performance del nostro vino di punta. E va bene anche per gli altri vini della Valpolicella nel loro complesso, per i quali i descrittori più citati sono ‘tradizione', ‘qualità' e “classico'”.
Olga Bussinello, direttore del Consorzio, sottolinea che «gli Usa sono la principale destinazione dei vini italiani per una quota di mercato del 26% in valore. Un mercato su cui la competizione degli altri Paesi è molto agguerrita. Se allarghiamo lo sguardo all'export su tutti i mercati, l'Italia si posiziona al secondo posto dopo la Francia, in valore e volume, grazie al ‘peso' del Veneto che da solo ricopre il quarto posto in valore. Un valore a cui molto contribuiscono i vini della Valpolicella, anche negli Stati Uniti. Se il 10% della produzione di Amarone raggiunge gli Usa, le percentuali salgono al 14% per il Valpolicella e al 21% per il Ripasso».

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Red wine
La notorietà spontanea (cioè senza la proposta di una lista di risposte) dei vini della Valpolicella negli Stati Uniti risulta significativa: il 3% dei red wine consumer cita spontaneamente l'Amarone come primo vino rosso italiano a cui pensa e un ulteriore 2% cita la denominazione Valpolicella.
Per il consumo di Amarone l'occasione speciale è la più comune anche nelle situazioni di consumo domestico (41%); gli altri vini della Valpolicella, invece, vengono bevuti soprattutto durante i pasti (41%). Chi consuma il grande rosso della Valpolicella lo fa soprattutto fuori casa – il 44% lo ordina spesso al ristorante e l'11% in enoteche e wine bar – e in occasioni speciali come compleanni o anniversari (il 31% di chi consuma fuori casa).

Prezzi e consumo
Sempre secondo l'indagine condotta da Wine Monitor, la propensione all'acquisto dell'Amarone negli Usa è, ovviamente per il posizionamento di prezzo, più elevata tra i consumatori con reddito medio-alto, rispetto a quelli con redditi medio-bassi (15% vs 2%). Bevono più Amarone gli uomini (tasso di penetrazione del 13% contro il 6% delle donne) e coloro che hanno un elevato titolo di studio (16% contro il 3% di chi ha livelli di scolarizzazione più bassi). Anche l'età conta: nella fascia dai 23 ai 35 anni il tasso di penetrazione sale al 16% (contro il 2% degli over 56).
Quanto al territorio, la propensione al consumo è più alta nello lo Stato di New York. «Non è certo una sorpresa per noi che - racconta Olga Bussinello - stiamo lavorando da anni con eventi e degustazioni mirate agli influencer newyorkesi, consapevoli che la città di New York è il centro culturale più attivo e vivace degli Stati Uniti».

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