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Il «regalo» di Di Maio a Salvini per la spallata finale a Conte

Di Maio dopo il verdetto umbro si è precipitato a comunicare che d’ora in poi il M5s marcerà da solo e quindi: basta alleanze con il Pd, a partire dall’Emilia-Romagna. Chi beneficia della decisione è il centrodestra. Se prendiamo i dati delle europee di maggio dell'Emilia Romagna, già oggi la coalizione di centrodestra, con la Lega primo partito, supera quella del tradizionale centrosinistra

di Barbara Fiammeri

Umbria, Conte: test regionale non può incidere su governo

3' di lettura

Sbaglia chi pensa che la decisione di Luigi Di Maio di non allearsi più con il Pd nei prossimi test elettorali, a partire dall'appuntamento del 26 gennaio in Emilia Romagna, sia una reazione estemporanea alla debacle subita in Umbria. Un tentativo estremo per invertire la parabola discendente del M5s, che ha perso in un anno circa il 70% dei voti. Ha perso quando Di Maio flirtava con Matteo Salvini nel talamo del governo del cambiamento, tracollando in Abruzzo e poi in Sardegna fino alle europee, e continua a perdere oggi. L’Umbria non ha colpe, se non quella di confermare il trend.

Il M5s paga la scelta di governare
Volendo dar credito al ragionamento di Di Maio, il Movimento paga la scelta di governare, che sia per l’Italia o questa o quella regione poco importa: M5s può esistere solo se “altro”, dice il Capo pentastellato,

La contraddizione di Di Maio
Ma se l'unica prospettiva percorribile per M5s è quella di non allearsi, come sostiene Di Maio, perché non è stato lui a mandare in crisi il governo con la Lega dopo il disastroso risultato delle europee? E perché ha deciso non solo di avallare, sia pure obtorto collo, l'alleanza con il Pd ma di partecipare direttamente al Governo con un ruolo di primo piano, qual è il ministro degli Esteri?

Il “no” all'Emilia Romagna
Di Maio dopo il verdetto umbro si è precipitato a comunicare urbi et orbi che d’ora in poi il M5s marcerà da solo e quindi: basta alleanze con il Pd, a partire dall'Emilia Romagna. Stavolta nessun vertice con Grillo e Casaleggio, né il ricorso a Rosseau. Il Capo pentastellato ha voluto giocare d’anticipo.

Conte nel mirino
Nel M5s regna in questo momento il caos, tant'è che non si riesce neppure a decidere chi sia il capogruppo dei deputati. E le correnti sono sostanzialmente due: contiani e anticontiani. Perché più che sul loro capo politico, lo scontro dentro M5s è sul sostegno al premier che a Di Maio, volente o nolente, contende di fatto la leadership.

In Emilia Romagna centrodestra avanti
Chi beneficia ovviamente della decisione del ministro degli Esteri pentastellato è il centrodestra. Se prendiamo i dati delle europee di maggio dell'Emilia Romagna, già oggi la coalizione di centrodestra, con la Lega primo partito, supera quella del tradizionale centrosinistra.

Il regalo a Salvini
Di fatto senza una alleanza tra centrosinistra e M5s, per il il candidato del Pd e governatore uscente Stefano Bonaccini sarà arduo riconfermarsi alla guida della regione. La sconfitta in Emilia però è destinata a terremotare il Governo ed aprire la strada a elezioni anticipate. Un effetto che il leader M5s deve aver messo nel conto.

Il patto con Renzi
La strategia di Di Maio è guardata con benevola attenzione da Matteo Renzi, al quale non dispiace né l'indebolimento del premier né quello del suo ex partito. Come il leader pentastellato, anche Renzi però punta a una prosecuzione del governo per evitare le urne. Almeno fino a quando non verrà partorita la nuova legge elettorale.

Il ritorno al proporzionale
Per entrambi - Renzi e Di Maio - sarà però determinante il ritorno al proporzionale, senza il quale non avrebbero chance né prospettive di candidarsi nella futura legislatura ad “ago della bilancia”. Il confronto nella maggioranza non è ancora entrato nel vivo ma rinviato a fine anno. E non è detto che vada avanti. Anzi, diciamolo fin da ora: anche la riforma del sistema di voto è legata alla sentenza emiliana.

Il Pd al bivio
Se tutto dovesse precipitare, il Pd forse avrebbe più interesse ad andare a votare subito, anche perché non sarebbe ancora entrato in vigore il taglio dei parlamentari e Zingaretti potrebbe portare più o meno, stando agli attuali sondaggi, lo stesso numero di deputati e (più improbabile) di senatori, piuttosto che mantenere in piedi un governo che non offre prospettive, se non quella del logoramento.

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