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Il regio decreto del 1923 «blinda» via Regina Margherita

Gli amministratori comunali di Bonorva, in provincia di Sassari, vorrebbero cambiare nome alla strada nel centro storico del paese ma non possono senza autorizzazione della Soprintendenza

di Davide Madeddu


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Veduta del Comune di Bonorva (Sassari)

2' di lettura

La strada dedicata alla Regina Margherita, nel centro storico del paese, non può cambiare nome. Almeno, non senza l’autorizzazione della Soprintendenza. A disporlo è l’articolo 1 del regio decreto del 1923 firmato dal re Vittorio Emanuele III.

A fare i conti con gli effetti della norma di quasi un secolo fa sono gli amministratori comunali di Bonorva, piccolo centro della provincia di Sassari, che avrebbero voluto dedicare a un cittadino illustre la strada intitolata alla regina. La proposta del Comune però si è fermata davanti al diniego della Soprintendenza che, in virtù dell’articolo 1 della norma del 1923, ha espresso parere negativo.

«Al posto di via Regina Margherita avremmo voluto intitolare la strada al professor Virgilio Teti - dice Massimo D’Agostino, sindaco di Bonorva -. Una persona che, con il suo operato e la sua attività di studioso, ha dato lustro non solo al paese ma all’intero territorio».

In municipio è partita anche la procedura, nel muro della strada è stata sistemata anche la targa, ma qualche giorno più tardi la comunicazione ufficiale ha spento l’entusiasmo. «Abbiamo fatto anche la cerimonia e c’erano anche i rappresentanti delle diverse istituzioni - argomenta il primo cittadino -. La Prefettura, trattandosi di centri storici, prima di autorizzare chiede il parere alla Soprintendenza che in questo caso è stato negativo».

Da qui le diverse interlocuzioni dell’amministrazione comunale e la richiesta di intervento dell’Anci, l’associazione nazionale comuni italiani. «Il caso di Bonorva è quello più avanzato - dice Emiliano Deiana, presidente regionale dell’Anci - ma anche altri comuni hanno avviato procedure per cambiare i nomi delle vie e delle piazze intitolate ai reali: ad esempio Mamoiata, Scano Montiferru e Tula».

Da qui la decisione dell’Anci di studiare un percorso per arrivare a una soluzione. «Stiamo esaminando il caso e abbiamo preso l’impegno per capire se - argomenta Deiana - questi fatti hanno anche un riflesso giuridico, considerato anche il fatto che siamo Regione a Statuto speciale».

E dato che il caso non riguarda solo Bonorva ma anche altri centri, «stiamo cercando una soluzione che possa essere valida per tutti». Le interlocuzioni di Deiana non si fermeranno negli uffici della Regione. «Chiederemo anche un intervento del ministero dell’Interno per trovare una soluzione - conclude - siamo davanti a un regio decreto degli anni Venti».

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