Energia e Ambiente

Il Regno Unito tra ambizioni e utopie punta a zero emissioni entro il 2050

di Nicol Degli Innocenti

Lezioni di clima. Il premier Boris Johnson e l'ambientalista David Attenborough al Museo della Scienza di Londra in un incontro con i giovani preparatorio a Cop 26

3' di lettura

Per il padrone di casa, il premier britannico Boris Johnson, Cop-26 è un’occasione imperdibile di brillare a livello globale e di mettere in mostra i successi del Regno Unito sul fronte ambientale. Il summit, con i suoi 30mila delegati e rappresentanti di 196 Governi, è l’evento più importante che avviene in Gran Bretagna dai tempi della seconda guerra mondiale.

Lo slogan

Johnson, che ama gli slogan, ne ha coniato uno che sintetizza le sue proposte per il summit: Coal, Cars, Cash, Trees. Significa eliminare le centrali a carbone (coal) entro il 2030 nei Paesi avanzati e entro il 2040 nei Paesi in via di sviluppo, eliminare i veicoli con il motore a combustione (cars), avviare un fondo da 100 miliardi di dollari (cash), finanziato dai Paesi più ricchi, per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni e infine piantare milioni di alberi e impedire la deforestazione. L’ardua transizione dalle parole ai fatti e dalle buone intenzioni alla realtà dipenderà non solo dal padrone di casa Boris Johnson ma da tutti i leader dei Paesi riuniti, primi tra tutti Stati Uniti e Cina. Il premier britannico però vuole dimostrare l’impegno concreto del suo Governo sul fronte ambientale.

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Il Regno Unito si è già posto l’obiettivo di ridurre le emissioni nocive del 78% entro il 2035, che è il più ambizioso al mondo, per garantire poi il raggiungimento della meta Net Zero entro il 2050. In ottobre Boris Johnson ha annunciato anche l’obiettivo di produrre solo energia pulita entro il 2035, che secondo il premier è realistico grazie ai progressi fatti soprattutto nel campo dell’energia eolica.

«La Gran Bretagna è leader mondiale nella produzione di energia eolica e sta andando avanti con altre fonti rinnovabili, l’utilizzo dell’idrogeno e la cattura e stoccaggio del carbonio -, ha detto Johnson -. Possiamo quindi centrare l’obiettivo fissato al 2035, che vuol dire che per la prima volta non saremo dipendenti dagli idrocarburi, con tutti i rischi che questo comporta. Potremo affidarci solo alla nostra propria produzione di energia pulita, che abbasserà anche i costi».

Interventi come la chiusura delle centrali a carbone e gli investimenti nell’energia eolica, solare e nucleare, hanno portato a una riduzione delle emissioni del 40% tra il 1990 e il 2019. L’energia eolica è stata il maggiore successo, raggiungendo la capacità attuale di 10GW che il Governo ha promesso di quadruplicare entro il 2030. 40GW sarebbero sufficienti per fornire energia a ogni casa in Gran Bretagna.

Gli annunci e le critiche

Gli annunci da parte di Londra sono stati numerosi. Entro la fine del 2030 sarà vietata la vendita di auto nuove diesel o a benzina, per incentivare la gente ad acquistare un’auto elettrica.

Le associazioni ambientaliste hanno accolto con favore gli annunci, ma si riservano il giudizio fino a quando si concretizzeranno in azioni sul campo e politiche rigorose. Gli stessi esperti del Governo hanno avvertito che al ritmo attuale la Gran Bretagna potrà arrivare solo a un quinto del taglio delle emissioni previsto.

Gli ambientalisti criticano anche il Governo per una serie di decisioni che sono in contraddizione con i suoi obiettivi “verdi”, come il via libera alla costruzione di nuove autostrade e all’ampliamento di aeroporti, la fine dei sussidi per l’isolamento termico delle case o la luce verde all’esplorazione di nuovi giacimenti di petrolio e gas nel mare del Nord. Greenpeace ha fatto causa a Londra per questo e ha perso il primo round in tribunale: il giudice ha dichiarato che «è impossibile stabilire l’effetto del gas o del petrolio sul cambiamento climatico». Dopo un coro di proteste, il Governo sta invece ripensando la decisione di dare il via libera a una nuova miniera di carbone in Cumbria.

Johnson ha ammesso candidamente di avere cambiato idea sul clima. Negli anni passati aveva espresso grande scetticismo e deriso la «paura primitiva» degli scienziati sul cambiamento climatico, ma ora dichiara di essere totalmente convinto della necessità di agire, grazie secondo alcuni alla sua nuova moglie Carrie, un’ambientalista.

L’asso nella manica

Alcuni critici lamentano che il premier britannico è stato “invisibile”, lasciando al capace Alok Sharma, ministro responsabile di Cop-26, tutti i preparativi. Downing Street sostiene invece che Johnson ha lavorato intensamente dietro le quinte per preparare il terreno al summit. Spetterà a lui coordinare i lavori e convincere i leader a trovare un accordo. Ha un asso nella manica: a sottolineare l’importanza dell’evento è stato confermato che la Regina Elisabetta II sarà presente a Glasgow.

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