Londra

Il Regno Unito del liberismo si scopre socialista e statalista con il Covid

Il ministro del Tesoro Rishi Sunak traghetta il paese verso un assistenzialismo spinto. Più tasse per pagare il conto dell’epidemia: dal 2023 Uk sarà un paese un po’ meno attraente

di Simone Filippetti

5' di lettura

LONDRA - Più aiuti e più tasse per tutti. Il Regno Unito dei record di vaccini, che ha superato i 20 milioni di persone coperte, il paese che sta stracciano l'Europa, si scopre socialista. E, paradosso della storia, la culla del libero mercato e degli Animal Spirits del capitalismo, si converte statalista. E il tutto succede sotto uno dei governi più conservatori (e populisti) della storia inglese. Ma in mezzo c'è stata la pandemia: il Regno Unito è chiuso e bloccato da un anno, salvo la breve parentesi estiva. In tempi eccezionali, ci Ecco che allora il Cancelliere dello Scacchiere, pomposo e antico nome per il Ministro del Tesoro, Rishi Sunak disegna una Gran Bretagna che abiura il suo passato e il suo Dna: sarà un paese meno business friendly e molto più assistenzialista. Per un ex banchiere con un passato in un hedge fund, un fondo speculativo. Più che l'ortodossia, potè il Covid.

Tutti i paesi del si sono dovuti indebitare: solo i bilanci pubblici, virtualmente infiniti, potevano contrastare la peggiore recessione che la storia umana ricordi. La pandemia porta con sé un cambio di paradigma: dopo decenni di rigore, dove l'Austerity è stata innalzata a divinità, ora il pendolo torna a oscillare. Il debito pubblico non è più un tabù. Ma il debito si finanzia con più tasse. E la finanziaria del Regno Unito, la prima del nuovo anno, traccia la strada per tutti gli altri paesi: aiuti subito, tasse posticipate. E' un modo per indorare la pillola: il dolce subito, l'amaro dopo. Ma il segnale che il Regno Unito manda è chiaro, e fa storcere la bocca a tanti: niente più favori alle imprese. Lo spettro della “Corbinizzazione”, la politica socialista di Corbyn, aleggia su Downing Street.

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Orologio indietro

Dal 2023, nel Regno Unito la Corporate Tax, tassa sugli utili delle aziende sopra le 250mila sterline, passerà dall'attuale 19% al 25%. Un aumento pesante di sei punti: un “raid” da 17 miliardi l'anno, l'ha bollato l'autorevole Financial Times. L'orologio del fisco tornerà indietro di 10 anni: nel 2015, l'allora ministro George Osborne aveva tagliato la tassa al 19%, abbassandola proprio dal 25%. Ora, come al Monopoli, si torna al punto di partenza. “Aumenta l'aliquota, ma diminuisce la base imponibile” nota Alessandro Belluzzo, responsabile dello studio fiscale cross- border Belluzzo International. Il posticipo della tassa tra due anni serve per dare tempo all'economia di riprendersi: solo allora partirà il maxi prelievo. Il Covid è una foglia di fico: in realtà il governo di Boris ha sempre avuto in mente di aumentare la presenza dello Stato nell'economia. Con la maxi-manovra la presenza del governo nell'economia salirà di 2 punti sul Pil. Tanto per un paese che fa delle libertà individuali un principio inviolabile, fin dai tempi dell' Habeas Corpus. Gli opposti finiscono per toccarsi: l'arcinemico del premier, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, aveva come cavallo di battaglia l'innalzamento della corporate tax fino al 26%. E su quel programma, nel 2019 ha perso le elezioni.

Aiuti all'Economia

Il governo mette sul piatto 30 miliardi solo per sostenere l'occupazione. L'anno scorso la stampella all'economia è costata 350 miliardi. La spesa pubblica è la leva di tutti i governi. Dalla finestra escono le politiche frugali; dalla porta entra, meglio dire ritorna, il keynesismo. Non c'è molta alternativa, per nessun paese. La CIG, che nel Regno Unito si chiama Furlough e copre 80% dello stipendio fino a 2.500 sterline al mese, sarà estesa per altri sei mesi: 11 milioni di persone potranno stare a casa a stipendio pieno. In più si aggiungono anche gli autonomi: avranno anche loro l'80% dei mancati profitti. Lo stato si fa carico degli stipendi di mezzo paese. Una proroga così lunga è curiosa, soprattutto per il paese che è più avanti di tutti coi vaccini e che a metà aprile riaprirà i negozi. Il motivo è quello di lasciare un periodo cuscinetto tra la riapertura e la fine degli aiuti. Altro esempio di pragmatismo britannico, ma molti vedono un'esagerazione, un eccessivo assistenzialismo, interventi contrari alla cultura anglo-sassone: sì aiuti ai lavoratori, ma così si rischia di tenere in vita aziende e lavori zombie e bloccare il mercato del lavoro, che vive di licenziamenti e assunzioni. La selezione darwiniana del capitalismo non può essere bloccata, pena la fine dell'evoluzione.

Cala l'astro di Sunak

Il 3 marzo dell'anno scorso, Sunak si presentò da debuttante alla sua prima finanziaria. Era stato nominato ministro poche settimane prima, dopo che il volubile Boris aveva silurato il predecessore Sajid Javid. In pochi mesi, lo “spilungone” Sunak è diventato la star del governo e del partito. Ha tirato fuori continui assist al commercio dalla tradizionale valigetta rossa del ministro del Tesoro, come il piano “Eat Out to Help Out”: spendendo 10 £ al pub il cliente aveva lo sconto di 5, pagati dal governo. A un certo punto, in autunno, sembrava che Sunak stesse addirittura insidiando lo stesso premier. Con la nuova manovra molto entusiasmo è scemato. La City è in subbuglio: già investito dalla Hard Brexit, perché la finanza è uscita al buio dalla Ue, il cuore economico del paese ora si vede piovere pure la stangata di maggiori oneri fiscali. C'è chi pensa di lasciare Londra. Ma non tutti sono così pessimisti: “E' una manovra che rimette in ordine il paese ed evita il Far West. Se questo è il prezzo da pagare per uscire per primi dalla crisi e ripartire, ci sta” commenta Giovanni, imprenditore italiano che ha un'azienda a Londra.

Tasse inevitabili

Il conto del Covid prima o poi arriverà per tutti i paesi. E da qualche parte i governi dovranno andare a pescare per coprire i buchi. Quello inglese è andato a tassare la dove c'è polpa, e tra i profitti più alti delle aziende. Scelta di buon senso: tassare i cittadini sarebbe stato molto peggio. Nessun aumento delle tasse sui redditi (ma viene anche congelata la soglia della No Tax area che invece ogni anno si adegua all'inflazione). E' una mossa ragionevole che però sconfessa decenni di politica economica. Dagli anni 80 il paese ha imboccato una strada, mai sconfessata nemmeno dai governi Labour, di essere un ambiente favorevole alle imprese e agli affari: bassa fiscalità, bassa burocrazia, pochi controlli (ma pene severe). Il paradiso del Laissez Faire economico. Il 2021 per il Regno Unito come l'asteroide del Giurassico: un cataclisma che sconvolge tutto. Dal 2023 la tassazione sulle imprese rimarrà ancora tra le più basse d'Europa, ma di certo il paese perde parte della sua competitività. Londra diventerà un posto un po' meno attraente. Boris Johnson smania di essere ricordato come il nuovo Winston Churchill, il più grande uomo politico del paese per il quale nutre un'ammirazione smisurata. Di sicuro, nei quattro secoli di democrazia, dal parlamento di Oliver Cromwell, Boris passerà alla storia come il premier Tory più socialista di sempre.

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