certezze e incognite

Il Regno Unito al voto dice sì o no alla Brexit (ancora una volta)

Il partito del premier Boris Johnson è dato in vantaggio ma solo se raggiungerà la maggioranza assoluta sarà sicuro di poter realizzare la Brexit

di Nicol Degli Innocenti

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Un ragazzo all’uscita di un seggio in Gran Bretagna

Il partito del premier Boris Johnson è dato in vantaggio ma solo se raggiungerà la maggioranza assoluta sarà sicuro di poter realizzare la Brexit


4' di lettura

La Gran Bretagna va alle urne sotto la pioggia e nell'incertezza. Le terze elezioni politiche in quattro anni si tengono oggi e durante l'apertura dei seggi – dalle 7 fino alle 22 di giovedì 12 (ora locale) – non sono consentiti discorsi, sondaggi o previsioni.

Cala il silenzio su una campagna elettorale dai toni aspri dominata dai due partiti principali, conservatori e laburisti, tornati a essere protagonisti indiscussi della politica britannica.

Gli sfidanti, i liberaldemocratici filo-europei da una parte e il Brexit Party all'estremo opposto, sono stati relegati ai margini. Il sistema uninominale secco alla fine ha spinto gli elettori verso una scelta binaria: Boris Johnson con la sua promessa di portare la Gran Bretagna fuori dall'Unione europea o Jeremy Corbyn con il suo radicale progetto di ristrutturazione dell'economia e aumento della spesa pubblica.

I due leader di partito hanno ripetuto che è un voto cruciale, «il più importante da una generazione» e hanno esortato i loro sostenitori a votare. Se la gente li ha ascoltati, l’affluenza sarà superiore al 69% registrato nel 2017, anche perché un numero particolarmente elevato di giovani si è registrato per votare. Anche su questo però c'è un margine di dubbio: sono le prime elezioni nel mese di dicembre da quasi un secolo e il timore è che il freddo, la pioggia battente e la giornata tra le più corte dell'anno possano scoraggiare molti elettori dall'andare alle urne.

I possibili scenari
La previsione è di una vittoria dei Tories e di una conferma di Boris Johnson come premier. I conservatori si confermeranno quasi sicuramente primo partito, ma non è certo che riusciranno a conquistare la maggioranza assoluta di cui hanno bisogno per governare da soli e senza impedimenti.

I Tories sono sempre stati in vantaggio nei sondaggi, ma il divario si è assottigliato negli ultimi giorni. Le varie società demoscopiche danno margini diversi, ma tutti concordano che i laburisti hanno recuperato terreno nella fase finale della campagna elettorale.

L'ultimissimo sondaggio di ComRes per il quotidiano conservatore Daily Telegraph, reso noto ieri sera, prevede il 41% di consensi per Johnson e il partito di Corbyn al 36%, il risultato migliore per l'opposizione dall'inizio della campagna elettorale.

Secondo ComRes «questi risultati indicano che questa elezione è imprevedibile e potrebbe risultare in una solida maggioranza Tory ma anche in un Parlamento bloccato, senza una chiara maggioranza».

Un numero di incerti superiore alla media – si parla di una percentuale tra il 10 e il 15% dell'elettorato – rende le previsioni ancora più difficili.
Gli scenari possibili sono due: una netta vittoria di Johnson con la conquista di 350 seggi o oltre sui 650 in Parlamento oppure una situazione incerta in cui i Tories sono il maggiore partito ma non hanno abbastanza seggi per governare da soli. E' questo lo scenario che aveva dovuto affrontare Theresa May nel 2017.

Il ruolo degli altri partiti
In caso di risultato incerto i partiti minori potrebbero giocare un ruolo cruciale. Nel 2017 per restare in sella, la May si era appoggiata ai 10 deputati del Dup, il partito unionista nordirlandese. Per Johnson però sarebbe più difficile convincere il Dup a sostenere il suo Governo, dato che per raggiungere l'accordo di recesso con la Ue si è rimangiato la promessa solenne di non accettare un trattamento diverso per l'Irlanda del Nord. La leader del Dup Arlene Foster ha dichiarato che “ha imparato la lezione” e non si fiderà più di Johnson.

Nessun altro partito è disposto a sostenere Johnson, con l'eccezione del Brexit Party che però, secondo le previsioni, non otterrà neanche un seggio. Se i Tories si troveranno su un binario morto, allora potrebbe farsi avanti Corbyn, pronto a formare un Governo di minoranza con l'appoggio esterno dell'Snp, il partito nazionalista scozzese. La premier Nicola Sturgeon ha già dichiarato di essere disposta a sostenere il Labour in cambio dell'impegno a concedere alla Scozia un secondo referendum sull'indipendenza, che deve essere autorizzato da Londra.
I liberaldemocratici, il partito più filo-europeo, in campagna elettorale ha escluso un accordo con i laburisti, considerati troppo estremisti. Pur di escludere dal Governo i Tories però i libdem, messi alle strette, potrebbero decidersi a sostenere un Governo Corbyn in cambio della promessa di un secondo referendum sulla Ue.

Una manciata di voti in meno per i Tories potrebbe quindi, almeno in teoria, “regalare a Corbyn le chiavi di Downing Street”, come ha detto Johnson per incoraggiare i suoi sostenitori a votare per lui.

Le conseguenze per Brexit
Se Johnson vincerà le elezioni con una chiara maggioranza, Brexit diventerà realtà. Il premier farà approvare dal Parlamento il suo accordo di recesso dalla Ue entro poche settimane e la Gran Bretagna lascerà formalmente l'Unione entro la data prevista del 31 gennaio 2020.
Inizieranno poi i negoziati per arrivare a un accordo commerciale bilaterale e definire quali saranno i rapporti futuri tra Regno Unito e Ue. Il premier si è detto certo di poter raggiungere un'intesa entro l'anno e ha detto di non voler estendere il periodo di transizione oltre il 31 dicembre 2020.

Michel Barnier, il negoziatore capo Ue, ha espresso gravi perplessità e tutti gli esperti di trattative commerciali concordano che non è realistico pensare di concludere un accordo così complesso in pochi mesi. Resta quindi il rischio concreto che se le trattative falliranno o non finiranno in tempo la Gran Bretagna possa uscire dalla Ue senza un accordo. La prospettiva tanto temuta di un “no deal” sarebbe quindi non esclusa ma solo rinviata.

Se Johnson invece sarà inaspettatamente sconfitto oggi e Corbyn formerà un Governo di minoranza, allora Brexit potrebbe non diventare realtà. I laburisti, soprattutto se sostenuti da Snp e LibDem, due partiti fortemente filo-europei, intendono procedere con un secondo referendum sulla Ue. I sondaggi degli ultimi mesi puntano a una maggioranza a favore di restare nell'Unione, quindi in teoria Brexit potrebbe essere cancellato con un colpo di spugna.

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