imprese e finanza

Il retail piace al private equity

di Enrico Netti

(Agf)

3' di lettura

Industria del retail sotto la lente del private equity. Con 28 transazioni per quasi 1,8 miliardi il 2016 è la migliore annata dal 2010. A crescere è soprattutto il valore complessivo dei deal siglati: nell’arco di dodici mesi sono triplicati rispetto ai 456 del 2015 e si avvicinano ai 1.668 milioni del 2014. Il numero delle operazioni è in linea con la media degli ultimi anni.

Questi i numeri chiave per il segmento “retail e consumer product” che saranno presentati mercoledì a Milano durante l’incontro «Retail e private equity - Opportunità e sinergie per la crescita delle reti» organizzato da Confimprese, Ey, Aifi e Borsa Italiana. Una tavola rotonda in cui gli stakeholder si confronteranno sul ruolo del private equity, private debt e fondi misti a supporto della crescita delle catene italiane.

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IL VALORE

Il valore delle transazioni di private equity nel retail in italia. In milioni di euro. (Fonte: elaborazione Ey-Confimprese su dati Pem)

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«Il 2016 è stato un anno positivo per il settore retail e consumer product caratterizzato da un andamento crescente dei multipli e dalla stabilità nel numero di transazioni - commenta Stefano Vittucci di Ey -. Oltre all’omnicanalità, la crescita del valore è supportata dall’importanza del network fisico, l’attrattività dei punti vendita, la capacità che esprimono le insegne di effettuare nuove aperture per finire con la valorizzazione dell’inserimento dei nuovi store e la strategia di crescita della rete».

LE OPERAZIONI

Le transazioni di private equity nel retail in Italia. (Fonte: elaborazione Ey-Confimprese su dati Pem)

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«Il private equity segue con crescente attenzione il mondo del retail a conferma dell’attrattività e forza delle catene italiane - rimarca Mario Resca, presidente Confimprese -. Fattori confermati dall’aumento dei multipli medi registrato negli ultimi anni».

Infatti negli ultimi anni si è vista una decisa crescita dei multipli passati da un minimo di 6,4 del 2013 all’11,2 dello scorso anno. Trend alimentato anche dall’attivismo dei fondi esteri che negli ultimi anni corrono sulla corsia di sorpasso. Per quanto riguarda l’aumento dell’attività dei fondi di private equity e di investimento stranieri Vittucci spiega che «l’appeal del made in Italy e la spinta all’internazionalizzazione delle catene, attirano investitori esteri che così completano il proprio portafoglio».

«Se da un lato l’arrivo di investitori esteri può essere visto come un impoverimento del tessuto economico nazionale dall’altro apportano capitali freschi e un sostegno all’internazionalizzazione - aggiunge il presidente di Confimprese -. Un trend che negli ultimi anni procede a doppia cifra».

L’ingresso di un fondo in una società del commercio moderno oltre a mettere a disposizione nuove risorse economiche per accelerare lo sviluppo introduce anche nuove competenze manageriali, strategie di crescita. Insomma arricchisce la plancia di comando di quella che magari era una impresa di famiglia. È quanto sottolinea Andrea Cipolloni, ad di Pittarosso (calzature) che dopo l’ingresso di 21 Investimenti guidato da Alessandro Benetton ha visto moltiplicare ricavi e punti vendita. «A fine anno secondo il budget 2017 avremo 220 negozi e un fatturato intorno ai 400 milioni - racconta Cipolloni - contro i 50 store e i cento milioni del 2011, una rete sviluppata nell’arco di quarant’anni».

Ritmi di crescita del private equity sono dettati dall’orizzonte temporale, generalmente non oltre i cinque anni, e da una forte stragegia per l’internazionalizzazione. «Ci si focalizza su un paese e solo quando si è raggiunta la massa critica si passa a un altro mercato» conclude Cipolloni.

Un "manuale" di private equity e private debt per le PMI italiane

Per quanto riguarda la durata dell’investimento il caso Unieuro rappresenta una eccezione. «Il fondo Rhône Capital è entrato nel 2005 in Sgm Distribuzione (a cui faceva capo l’insegna Marco Polo-Expert ndr) - spiega Giancarlo Nicosanti Monterastelli, ad di Unieuro -. La società è poi riuscita a sestuplicare il fatturato oggi a 1,66 miliardi e moltiplicare i punti vendita a 180 dagli originari 21 anche grazie all’acquisizione nel 2013 della ex Unieuro da Dixons». Dopo lo sbarco in Borsa il fondo è rimasto come socio di riferimento secondo una visione di lungo termine culminata mercoledì scorso con l’acquisizione da parte di Unieuro di 21 punti vendita di Andreoli, società in concordato preventivo, presente nel Centro Italia con l’insegna Euronics.

AVANZANO GLI ESTERI

La provenienza dei principali operatori di private equity. (Fonte: elaborazione Ey-Confimprese su dati Pem)

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Da parte sua anche Marco Di Giusto, ad di Cigierre (ristorazione) controllata da fine 2015 dal fondo internazionale Bc Partners, traccia un bilanco positivo: «Lavoriamo in totale autonomia, ci hanno aperto al mercato europeo e costringono a ragionare alla grande - spiega -. Per esempio il Fondo ci ha fatto scoprire in Francia una catena con una quindicina di ristoranti che ora stiamo rilevando. Questi locali verranno poi riconvertiti con l’insegna Old Wide West».

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