la grande rotazione

Il rialzo dei tassi Usa non fa sconti sul mercato dei bond: in 5 giorni 800 miliardi in fumo

di Vito Lops

2' di lettura

Il 15 marzo la Federal Reserve porterà, salvo clamorosi dietrofront, il costo del denaro negli Usa dallo 0,75% all’1%. Quella che a metà febbraio era data come una probabilità al 35% oggi è passata pressoché nel campo delle certezze. Perché le probabilità che questo evento accada si sono impennate al 94%.

L’escalation è arrivata in una settimana. Il 28 febbraio il mercato stimava al 50% una stretta monetaria. Dopodiché, le parole del presidente della Fed di New York, William Dudley, e del collega di San Francisco John Williams, hanno dissolto i dubbi preparando gli investitori a un rialzo dei tassi.

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LE PROBABILITÀ DI UN RIALZO DEI TASSI NEGLI USA IL 15 MARZO
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La conferma è arrivata venerdì sera dal numero uno Janet Yellen: «Se non ci saranno impreviste incognite in agguato nell'economia, fra neppure due settimane la Federal Reserve ha tutte le intenzioni di procedere senza indugi a un nuovo rialzo dei tassi d'interesse americani». Più chiaro di così.

L’inflazione negli Usa è al 2,5%. Quella “core” (che non tiene conto dell’andamento dei prezzi più volatili, come le materie prime energetiche e i beni agricoli non lavorati) è all’1,7%. Numeri che, affiancati a un tasso di disoccupazione ufficiale inferiore al 5%, obiettivamente non giustificano un costo del denaro inferiore all’1%.

Ed è per questo che la Banca centrale degli Usa si appresta a varare il terzo rialzo da 25 punti base in 14 mesi (il primo della serie arrivò a dicembre 2015).

Va detto che la decisione della Fed sta avendo un impatto consistente sul mercato dei bond globali. I gestori - temendo un effetto domino, pur con tempi diversi, anche in Europa - stanno vendendo le obbligazioni che, ai prezzi attuali, incorporono rendimenti troppo bassi e non aggiornati al mutato scenario dei tassi. Solo nell’ultima settimana il valore globale dello obbligazioni è diminuito di 800 miliardi, scendendo da 46mila milardi a 45.200.

IL VALORE GLOBALE DEI BOND

Dati in miliardi di dollari

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Non è da escludere che il movimento di ritracciamento prosegua anche nelle prossime settimane. La sensazione è che i rendimenti dei bond potranno continuare ancora a salire un po’ (e di conseguenza i prezzi che si muovono in direzione inversa, a scendere) prima di trovare un nuovo punto di equilibrio con le storiche rivali, le azioni. Le Borse, spinte prima dalla liquidità delle politiche espansive che le banche centrali hanno attuato negli ultimi anni e ora dalla liquidità che arriva sul mercato dalla vendita dei bond, continuano ad essere acquistate. Con il rischio che anche queste, soprattutto Wall Street, diventino un campo minato.

twitter.com/vitolops

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