il risiko del credito

Il riassetto ridà slancio ai progetti

Entro novembre la data dell'assemblea, il dossier all'esame di Bce e Bankitalia

di Filomena Greco


3' di lettura

Questione di settimane. Il closing che porterà all’unione tra Biverbanca e Banca di Asti si avvicina. Entro il prossimo mese di novembre potrebbe essere fissata la data dell’assemblea straordinaria che chiuderà formalmente il cerchio su un’operazione avviata nel 2012. Ora il dossier è nelle mani delle autorità bancarie, Bce e Banca d’Italia, che dovranno autorizzare l’operazione di conferimento, il conseguente aumento di capitale e le relative modifiche statutarie della capogruppo. Nel frattempo il Mef ha già autorizzato le Fondazioni di Asti, Biella e Vercelli a procedere nell’operazione. Fatto questo primo fondamentale step, formalmente la fusione potrebbe definirsi entro il 30 giugno prossimo, dopo la chiusura dei bilanci della capogruppo, Cr Asti, e di Biverbanca, con decorrenza a partire dal primo gennaio 2020.

Al 29 novembre scorso risale la sigla dell’accordo tra la Banca di Asti e le Fondazioni Cassa di Risparmio di Biella e Cassa di risparmio di Vercelli per il conferimento delle azioni Biverbanca ancora detenute dalle due fondazioni, pari al 39,6% del capitale. Ad oggi Cr Asti è proprietaria del 60,4% di Biver, l’accordo prevede il raggiungimento del 100% del capitale sociale «mediante conferimento in natura e relativo aumento di capitale di Banca di Asti» riservato alle fondazioni stesse. Ai due nuovi soci andrebbe circa il 15% del capitale sociale del Gruppo, post aumento. Le parti poco meno di un anno fa hanno anche fissato i termini economici dell’accordo che prevede il prezzo delle emissioni delle azioni Banca di Asti a quota 11,6 euro, con una valutazione pari a 125 milioni delle partecipazioni Biverbanca oggetto del conferimento.

A questo punto si aspetta l’ok da parte di Bce all’istanza presentata dalle Fondazioni e il via libera della Banca d’Italia per l’aumento di capitale e la modifica dello statuto da parte di Banca di Asti.

Un’operazione industriale, come più volte sottolineato dal management, che consolida la governance del Gruppo e lo rafforza dal punto di vista patrimoniale e di mercato, oltre a produrre nel breve termine una serie di economie di scala, intuibili se si pensa che oltre il 30% dei processi di lavoro in seno al Gruppo è ancora duplicato tra Banca di Asti e Biver. I risparmi, a regime, si quantificano in circa 6-7 milioni all’anno, grazie ad esempio alla possibilità di razionalizzare gli uffici e l’organizzazione, di avere un solo consiglio di amministrazione e una società di revisione unica. Taglio, dunque, dei costi duplicati e delle doppie funzioni. Alla fusione si affiancherà un intervento di razionalizzazione su almeno un centinaio di profili, che verrà gestito attraverso accordi sindacali.

Il conferimento delle azioni di Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Cassa di Risparmio di Vercelli porterà al successivo ingresso delle due fondazioni nella compagine sociale della capogruppo, ad oggi controllata da Fondazione CR Asti con il 37,82%, quota che si diluitrà restando tuttavia il principale azionista del Gruppo con più del 30% del capitale. Ad operazione conclusa, dunque, le tre fondazioni avranno quasi il 50% delle azioni, con una governance sicuramente più lineare rispetto a quella attuale. La sottoscrizione di accordi parasociali, poi, garantirà a Fondazione CR Biella e Fondazione CR Vercelli di nominare loro rappresentanti all’interno degli organi sociali della banca. Sarà comunque l’assemblea straordinaria di Banca di Asti ad approvare, oltre che l’aumento di capitale, anche le modifiche statutarie che introducono le novità nella governance, a partire dalla nomina del vice-presidente del consiglio di amministrazione in capo alla Fondazione Cr Biella, quale secondo azionista del Gruppo.

Il brand Biverbanca resterà income marchio di punta del Gruppo, forte di 150 anni di storia nel settore del credito. Al 2012 risale l’acquisizione da parte di CrAsti, operazione seguita da una lunga fase di conolidamento e da un iter autorizzativo ancora in corso. Certo è che la “dote” di un centinaio di sportelli bancari e di oltre 150mila clienti delle “vecchie” Casse di Risparmio di Biella e Vercelli ha conferito alla Banca di Asti un profilo regionale.

I tempi della fusione si sono in realtà allungati rispetto alle previsioni iniziali, complice anche la complessità degli iter burocratici e autorizzativi. Chiusa in primavera la fase di ispezione da parte di Banca d’Italia, ora si guarda ai prossimi appuntamenti. A cominciare dal closing con Biver: siamo alle battute finali, con la prospettiva, in autunno, dell’assemblea straordinaria che dovrà varare aumento di capitale e nuovo assetto societario.

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