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Il ribaltone dello Stelvio: dopo 15 giorni Almeida cede la maglia rosa a Kelderman

La tappa più alta e maestosa, pur rovesciando la classifica, lascia però la corsa rosa ancora tutta aperta con un terzetto di testa racchiuso in un fazzoletto di 15 secondi

di Dario Ceccarelli

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(AFP)

La tappa più alta e maestosa, pur rovesciando la classifica, lascia però la corsa rosa ancora tutta aperta con un terzetto di testa racchiuso in un fazzoletto di 15 secondi


4' di lettura

Succede di tutto. E di più. Lo Stelvio rimescola il Giro d'Italia come un calzino. La tappa più alta e maestosa, pur rovesciando la classifica, lascia però la corsa rosa ancora tutta aperta con un terzetto di testa racchiuso in un fazzoletto di 15 secondi. Ma andiamo con ordine perchè sono avvenute tante cose.

La prima notizia è che, dopo 2 settimane la maglia rosa passa dal portoghese Joao Almeida all'olandese Kelderman che ora guida la classifica con 12 secondi di vantaggio sul compagno Jai Hindley, vincitore della tappa davanti al britannico Geoghegan Hart. Pur perdendo lo sprint, Hart raggiunge però il terzo posto in classifica collocandosi a soli quindici secondi dalla maglia rosa. Un ottimo risultato anche per lui.

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La seconda notizia, ma molto più importante, è che qui può ancora succedere di tutto. Quindici secondi sono un battito di ciglia. E mancano solo tre tappe. Sabato 24 ottobre, pur essendo stato tagliato il Colle dell'Agnello, arriva l'appuntamento del Sestriere, che resta comunque uno snodo molto selettivo. Infine, vista la situazione di forte incertezza, può essere perfino decisiva l'ultima cronometro (Cernusco-Milano) che domenica 25 ottobre chiude la corsa rosa. In uno spazio così ristretto anche pochi secondi possono fare la differenza. E quindi il responso finale può arrivare anche all'ultimo tappa del Giro. Un bel giallo, quindi, anzi un bel rosa shocking fino al gran finale.

La terza notizia, ma era nell'aria, è che Nibali è definitivamente fuori dai giochi. Anche questa volta, correndo sempre in difesa, Vincenzo rimane staccato dai migliori. Non è mai in partita. Giù a metà della salita dello Stelvio il siciliano galleggia tra il terzetto dei fuggitivi (Hindley, Hart e Dennis) e il gruppetto, molto più staccato, della maglia rosa Almeida. Sulla cima Coppi, Nibali passa con quasi due minuti e mezzo di ritardo. Neppure in discesa, suo terreno preferito, riesce a recuperare qualcosa. Anzi, nell'ultima salita, quella che porta ai laghi di Cancano, il siciliano viene assorbito dal gruppone di Almeida. Insomma, un'altra giornata da dimenticare. Ora il siciliano è ottavo con quasi sei minuti di ritardo. Bisognerà ritornarci, su Nibali, per capire se siamo ai titoli di coda della sua carriera, oppure se abbia ancora qualche freccia da scoccare. Si vedrà.

Ma lasciamo Nibali ai suoi tormenti e risaliamo in cima alla classifica e alla cronaca della tappa che è stata vinta, dicevamo, dall'australiano Jai Hindley, 24 anni, per la prima volta al successo da quando è professionista. Un ragazzino che va fortissimo, compagno nella Sunweb di Kelderman, è che ora si trova a soli 12” dal suo capitano in maglia rosa. E qui c'è la prima stranezza. Che già si è notata durante la tappa. Perchè Hindley fa una cosa strana e poco corretta: invece di aspettare il suo capitano (già in affanno sullo Stelvio), preferisce prendere il volo con Hart e Dennis, entrambi in gran spolvero ed entrambi della Ineos, il Super Team inglese di Filippo Ganna.

Di solito, per tradizione consolidata, quando il capitano è in difficoltà, soprattutto se lotta per la maglia rosa, viene aiutato per fargli limitare i danni. Invece il giovane Hindley, di come stia il suo boss, se ne infischia allegramente preferendo subito puntare alla vittoria di tappa. Obiettivo che gli riesce perfettamente. Nell'ultima rampa, dopo che si è staccato Dennis, Hindley si incolla alla ruota di Hart non tirando neanche per sbaglio. Tutte energie risparmiate che, nello sprint finale, gli serviranno per superare facilmente il compagno di fuga, non proprio soddisfatto d'aver lavorato tutto il giorno e ritrovarsi alla fine battuto. Ma Hindley, che è un ragazzo sveglio, forse troppo, evita qualsiasi polemica sul gioco di squadra. «Sapevo che Kelderman era dietro, e che alla fine non avrebbe mollato. È stato fantastico. E tutto è andato perfettamente. È una doppia vittoria. Per la squadra e per la mia carriera. Cosa posso volere di più?».

Anche Wilko Kelderman, soddisfatto comunque d'aver conquistato la maglia rosa, getta acqua sul fuoco. «Sono contento. È un sogno. Certo, è stata una giornata dura, ma sono sempre rimasto vicino. Sapevo che Hindley era in grado di vincere la tappa. Così è stata. una doppia soddisfazione». Contenti loro, contenti tutti. Certo, lasciare andare alla deriva il capitano è una cosa ben strana. Come è strano che un ragazzino decida lui la strategia in una tappa così importante. C'è una certa dose di follia. Ma questo è evidentemente il Giro dei ragazzini. Di una nuova generazione che non guarda in faccia nessuno. Dicevamo che erano sdraiati, questi ragazzi e ora, almeno nel ciclismo, fanno saltare il banco senza chiedere il permesso ai veterani. Non è bello. Ma cosa si può dire quando si prendono due piccioni (la maglia rosa e la vittoria di tappa) con una fava? Niente, pur giocando d'azzardo, questa volta hanno avuto ragione loro.

Ora però bisogna andare avanti. E il bello, come si diceva all'inizio, è che tutto può ribaltarsi di nuovo. Quindici secondi sono nulla. Bisognerà vedere anche come questa strana coppia (Kelderman e Hindley) se la giocherà. Prevarrà l'istinto o la gerarchia di squadra? La superbia del giovane talento o la saggia prudenza del capitano? Tra poco lo sapremo.


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