TURN OVER PER UN TERZO DEI MILITANTI

Il ricambio degli iscritti spinge Renzi, espugnata anche la “roccaforte” diessina di Roma

di Emilia Patta

(ANSA)

4' di lettura

Un Partito democratico che ha cambiato pelle e connotati o un segretario che in quattro anni è riuscito a conquistare una base che inizialmente lo guardava con diffidenza? Sono vere entrambe le interpretazioni, se si leggono attentamente i dati del congresso tra gli iscritti. Mancano ancora 48 ore alla fine del voto nei circoli (un tempo, per i democratici che provengono dalla famiglia comunista-diessina, erano le sezioni) ma la tendenza è ormai consolidata: Matteo Renzi ribalta i pronostici della vigilia, che lo davano arrancante tra gli iscritti e veleggiante nel mare aperto delle primarie tra gli elettori, attestandosi attorno al 69 per cento.

Il successo di Renzi, Emiliano in campo
I dati definitivi saranno noti solo nelle prossime ore, ma con quelli diffusi domenica sera dall'organizzazione del Pd, che coprono circa 4mila circoli, il quadro è inequivocabile: Matteo Renzi 68,22% (141.245
voti) , Andrea Orlando 25,42% (52.630 voti) , Michele Emiliano
6,36% (13.168), per una somma totale di voti validi pari a
207.043. Solo giovedì sera il governatore della Puglia era al 3,73%, tanto che la sua partecipazione alle primarie aperte del 30 aprile (dove sono ammessi per statuto solo i candidati che abbiano superato il 5% tra gli iscritti) era data in bilico.

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Renzi vince anche al Sud
Il buon risultato per il segretario uscente è evidente, se si confronta il voto odierno degli iscritti con quello di quattro anni fa: nel 2013 Renzi prese il 46,7% contro il 38,4% del candidato bersanian-dalemiano Gianni Cuperlo. Che cosa è accaduto? Un dato balza agli occhi guardando il turn over delle tessere a Largo del Nazareno: intanto negli ultimi tre anni gli iscritti sono cresciuti, passando da 370mila a 420mila, ma soprattutto negli ultimi tre anni c'è stato un vero e proprio ricambio stimabile attorno al 35%. Una parte dei vecchi iscritti non ha rinnovato la tessera ben prima della fuoriuscita dei bersaniani, mentre decine di migliaia di simpatizzanti si sono iscritti per la prima volta al partito o sono tornati a iscriversi dopo una vacatio di qualche anno. Nei quattro anni di Renzi a Largo del Nazareno e a Palazzo Chigi si è dunque formata una nuova generazione di democratici per così dire neo renziani o renziani della terza ora. Questa è una delle ragioni dell'inaspettato successo di Renzi (ma il vice Lorenzo Guerini, che ha seguito il partito passo passo in questi ultimi anni mentre Renzi era impegnato al governo, aveva non a caso previsto il dato in tempi non sospetti). L'altra ragione è spiegata da Andrea Romano con l'immagine del consolidamento della base attorno al leader impegnato in prima fila nel partito e nella guida del Paese: molti iscritti che inizialmente non avevano appoggiato l'outsider Renzi si sono via via convinti della sua leadership. Anche per effetto paradossale del bombardamento continuo da parte dell'allora minoranza bersaniana - sempre secondo Romano - che avrebbe compattato la base attorno al proprio segretario in pericolo risvegliando in questo modo l'”orgoglio” dell'appartenenza.

La “presa” del segretario
La “presa” di Renzi sul partito è testimoniata anche da una prima analisi dei dati sul territorio: l'ex segretario è avanti anche al Sud, sua storica bestia nera, e soprattutto il dato è molto omogeneo. Anche nelle regioni “rosse” dove nel 2013 aveva perso tra gli iscritti, ossia Liguria ed Emilia Romagna, il risultato è ora attorno al 65%. Unica eccezione la Puglia, terra di Emiliano, dove pure Renzi risulta avanti: 41% contro il 37% di Emiliano e il 19% di Orlando. E infine anche la roccaforte ex diessina di Roma è stata espugnata, nonostante le previsioni della vigilia (ancora venerdì sera fonti della mozione Renzi parlavano di un testa a testa con Orlando nella Capitale): i dati definitivi di Roma città incoronano Renzi con il 62,33% mentre Orlando raggiunge il 33,85% ed Emiliano si ferma al 3,80%.

Le primarie aperte
Paradossalmente il campo delle primarie aperte rischia di essere più periglioso per Renzi, anche se tutti i sondaggi lo danno comunque oltre il 60%. Per Nicola Piepoli, che ha sondato gli elettori del Pd negli ultimi giorni, Renzi si attesterà al 65% mentre il restante 35% andrebbe in parti quasi equivalenti ad Orlando ed Emiliano. L'affluenza stimata è tra un milione e mezzo e due milioni e 200mila. Si conferma dunque la notorietà del governatore della Puglia, che pur avendo superato di un soffio il vaglio degli iscritti può portare a casa un risultato ben più alto ai gazebo del 30 aprile. In casa renziana salutano con un sospire di sollievo la permanenza in campo di Emiliano, dal momento che la notorietà del governatore e la stessa battaglia a 3 invece che a 2 sono elementi che possono richiamare elettori Pd au gazebo. Perché l'unica sconfitta che ormai si teme dalle parti di Renzi è quella dei numeri dell'affluenza: l'asticella del successo è stata fissata a 1 milione e 800mila-2 milioni.

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