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Il ricordo di Jean Paul Fitoussi, economista non dogmatico e uomo di passioni

Al teatro Sociale di Trento, amici e colleghi dell'accademico scomparso prematuramente hanno ricordato la sua vita e il suo lavoro al fianco della moglie Annie

di Flavia Carletti

(ANSA)

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor ) - È stato un omaggio all’uomo libero, appassionato ed empatico – usando le parole di colleghi e amici – l’evento "In ricordo di Jean Paul Fitoussi un economista non dogmatico" al Festival dell'Economia di Trento organizzato dal Sole 24 Ore. «Era un economista rigoroso e appassionato. Era un uomo libero, seguiva le sue idee e usava la sua scienza economica non come fine a se stessa. Non cercava coerenza interna delle teorie economiche, era interessato alla società, per lui l’economia doveva servire a migliorare la società e a diminuire le disuguaglianze. Era veramente un uomo di sinistra, se posso usare una categoria del Novecento, perché Jean Paul diceva che non esiste più la sinistra in Europa», ha dichiarato l’ex ministro Giovanni Tria, professore onorario di Economia all’Università di Roma Tor Vergata. La parola passione è stata il file rouge degli interventi che dal palco del teatro Sociale di Trento hanno ricostruito la carriera e la vita di Fitoussi, scomparso all’improvviso il 15 aprile 2022. L’amore e la passione che aveva per il suo lavoro sono emerse dalle parole della moglie Annie: «In francese “andare al lavoro” si dice “andare alla tristezza”, Jean Paul non andava alla tristezza, andava a lavorare con gioia ed eleganza», ha detto, ricordando che «le preoccupazioni di Jean Paul erano: eguaglianza, fragilità della democrazia e impoverimento della lingua che impoverisce anche il pensiero. Le sue ultime ricerche dimostrano che era un uomo di bene e un uomo di cuore».

La grande attenzione per la giustizia sociale

E l’attenzione di Fitoussi per la giustizia sociale e la riduzione delle disuguaglianze è stata ricordata anche dal ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, che in tante occasioni ha lavorato con l’economista con il quale condivide l’idea che «l’obiettivo della politica economica deve essere il benessere persone non solo l’aumento del Pil», e su questo «c’è ancora molto lavoro da fare». Il premio Nobel per l’economia 2006 Edmund Phelps si è soffermato sui tanti ricordi personali che lo legano a Fitoussi, uno su tutti: «Quando entrambi ricevemmo la Legione d’Onore in Francia, scambiammo tra di noi i nostri distintivi. Abbiamo condiviso tanto. Era una persona generosa e affettuosa. Sono grato per l’amicizia che ha condiviso con me, mi mancherà per sempre». Per l’amico di lunga data Luigi Paganetto, economista dell'Università di Roma Tor Vergata, «aveva la capacità di pensare e di guardare avanti e di guardare a problemi che spesso sono meno trattati dagli economisti di quanto dovrebbero». Uno dei grandi temi a cui era appassionato, e questa parola torna ancora una volta, ha continuato Paganetto, era l’Europa, su cui era «critico da europeista». «La sfida contro l’austerità è stata una costante della sua teoria. Con il Recovery fund si è visto qualcosa di diverso ma non per questo Jean Paul ha smesso di guardare ancora avanti. È un momento unitario dell’Europa ma c’è anche mancanza di riflessione sulle sfide prossime» e su queste Fitoussi aveva già gettato il suo sguardo. Proprio da questa sua grande attenzione al futuro, è nata anche l’esperienza della School of European Political Economy della Luiss.

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Aveva la capacità di guardare avanti

«Ci fu chiaro fin da subito che non dovevamo occuparci solo di problemi di politica economica ma anche di teoria economica, distribuzione del reddito, trasformazioni tecnologiche e ambientali. Questi temi toccano la vita reale delle persone e sollevano problemi economici e di teoria economica», ha ricordato Marcello Messori dell’Università Luiss Guido Carli. Di fronte al fatto che «noi in Italia non abbiamo più delle scuole che creino una classe politica, l’illusione che avevamo – perché in parte è un’illusione – era di fornire una base fondamentale di competenze per la classe dirigente politica, come esiste in Francia», ha aggiunto Massimo Egidi dell’Università Luiss Guido Carli, parlando della stessa esperienza.

L'interesse per la moneta fiscale

Come ha ricordato Luigi Bonatti dell’Università di Trento, l’evento in memoria di Fitoussi, se lui non fosse scomparso prematuramente, sarebbe stato un appuntamento con la sua presenza: «Questo avrebbe dovuto essere il panel che Jean Paul aveva cercato di organizzare con grande passione e impegno. L’idea era di cercare un contraddittorio, un vero dibattito su un tema molto controverso: la moneta fiscale». E con lui avrebbero dialogato Marco Cattaneo, Chairman Cpi Private Equity, e Stefano Sylos Labini, ricercatore, Enea - Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile. «Era molto curioso sul progetto della moneta fiscale. Cercava sempre nuovi spunti di lavoro», ha rilevato Sylos Labini e Cattaneo ha aggiunto che «aveva interesse per la moneta fiscale perché aveva visto qualcosa che poteva servire per riformare il sistema europeo senza spaccarlo». La polifonia delle voci presenti al convegno in suo ricordo sarebbe piaciuta a Fitoussi che, come ricordato da Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore, di Radio24 e dell’agenzia stampa Radiocor, ha partecipato alla preparazione di una parte del programma del Festival che «se presenta opinioni diverse tra loro, si deve al contributo Fitoussi».

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