Interventi

Il rilancio dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti passa da giovani e ambiente

La lotta al cambiamento climatico è un’occasione unica per infondere nuovo slancio ed energia a una relazione che vanta decenni di vita e di successi

di Dawn Nakagawa

(AFP)

4' di lettura

Mentre si risollevano faticosamente dalla pandemia di Covid-19, i governi su entrambe le sponde dell'Atlantico rivolgono l’attenzione alla ripresa economica, inserendo la tutela del clima al centro dei loro programmi.

Sono notizie incoraggianti, in particolar modo in questo momento, in cui l'alleanza transatlantica è in crisi e non sembra aver individuato una precisa ragione di esistere sin dalla fine della Guerra fredda. E questo è vero, oggi, soprattutto per le generazioni più giovani. Non avendo vissuto l’esperienza esaltante delle rivoluzioni che hanno restituito la libertà a molti Paesi dell’Europa centrale e orientale negli anni Novanta, è difficile per i giovani afferrare appieno il significato e il valore dell’alleanza transatlantica. Per fortuna, l’attuale convergenza di eventi – la ricerca cioè di una risoluzione costruttiva alla pandemia da Covid-19, l’avvio dell’amministrazione Biden negli Usa e la crescente esigenza di intervenire seriamente per contrastare la crisi climatica – offre un’occasione unica per infondere nuovo slancio e nuove energie a un’alleanza che vanta decenni di vita e di successi.

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Uniti in questo sforzo comune, i giovani da entrambi i lati dell’Atlantico saranno al centro dell’attenzione. Il clima e le sue problematiche rappresentano un problema cruciale per i giovani di molti Paesi. Tutti i sondaggi evidenziano come i ragazzi di oggi identificano nella crisi climatica il loro principale obiettivo politico.

Secondo un sondaggio dell’Eurobarometro, il 67% dei giovani ritiene che la crisi climatica debba venire al primo posto nelle preoccupazioni dell’Unione europea. Tra i 27 Paesi inclusi nel sondaggio, i giovani di 23 Paesi mettono in cima all’agenda delle criticità la tutela dell’ambiente e la lotta al riscaldamento globale, tra cui la Danimarca (83%), la Francia (81%) e la Germania (73%). Inoltre, molti sono convinti che i loro governi non stiano facendo abbastanza, a livello di scelte politiche, per garantire il loro futuro.

L’importanza vitale dei giovani in questa battaglia è stata ribadita con forza, di recente, dalla Corte costituzionale tedesca. Con una sentenza che ha fatto scalpore, la corte ha citato il governo tedesco per inadempienza al suo compito di proteggere gli interessi delle generazioni future. In che modo? Per non aver fissato obiettivi precisi e di lungo termine per la riduzione delle emissioni nocive, ha dichiarato la corte.

Con ogni probabilità, la sentenza produrrà un effetto a cascata sulla più potente economia europea, stimolando così il rinnovamento dell’alleanza transatlantica, che questa volta potrà avvalersi del contributo delle nuove generazioni.

Negli Stati Uniti, il presidente Biden porta avanti una lunga lista di interventi che vanno ben al di là del reintegro del suo Paese negli Accordi di Parigi, focalizzando l’attenzione sul clima nell’assegnazione dei finanziamenti federali. Il suo progetto introduce inoltre un’iniziativa di enorme rilevanza, la creazione cioè dei Ccc (Civilian climate corps), una priorità chiave rivolta ai giovani americani.

Il Ccc è un programma su base volontaria, creato sul modello del Civilian conservation corps, risalente all’era del New Deal. Come triplice investimento, nell’ambiente, nell’economia e nei giovani, non solo fornisce nuove e indispensabili occasioni di impiego per i giovani, ma offre loro i mezzi per lasciare un segno tangibile nella lotta per la giustizia e la tutela ambientale. Il Ccc, come componente integrante della legge sull’infrastruttura occupazionale americana, riceverà finanziamenti pari a 10 miliardi di dollari, dei 3 trilioni stanziati.

In Europa, il piano dell’Unione per affrontare l’impatto economico dell’era post pandemica mette anch’esso al centro la crisi del clima. Ma se il Recovery Plan europeo distribuirà un totale di 672,5 miliardi di euro agli Stati membri, dei quali almeno il 37% dovrà essere utilizzato per progetti climatici, si evidenzia immediatamente una lacuna importante. Non è stato inserito alcun vincolo per offrire nuove opportunità specificatamente ai giovani, benchè siano proprio loro a dover subire i contraccolpi economici più penalizzanti della pandemia.

Nel quadro dei programmi di rilancio post pandemia, sarebbe opportuno prendere in considerazione la creazione di un programma atlantico di Servizio giovanile per l’ambiente (Yes). Come elaborato dal Berggruen Institute nella sua relazione del marzo 2020, un simile programma offrirebbe ai giovani, tra 18 e 25 anni, un anno di servizio ambientale retribuito. Per maggior praticità, ogni programma Yes in Europa sarebbe finanziato dall’Unione europea, ma sviluppato su base nazionale. L’aspetto transnazionale del programma potrebbe essere supportato da programmi di scambio, o progetti condivisi, includendo schemi di cooperazione globale, come la bonifica della grande isola di rifiuti di plastica oggi presente in acque internazionali.

È questo il momento più opportuno per lanciare una simile iniziativa, e per molteplici motivi: innanzitutto, è ora di passare dalle proteste di piazza alle azioni costruttive. Secondo, oltre a massicci investimenti, occorre un coinvolgimento profondo e di vasta portata a livello individuale per risanare il nostro ambiente. Terzo, incoraggiare i giovani a impegnarsi e a lavorare per vincere la principale battaglia della nostra epoca andrebbe a contrastare l’indifferenza giovanile e a ricostruire la fiducia nelle istituzioni democratiche. Quarto, il programma promuove lo sviluppo di competenze lavorative, specie tra le popolazioni giovani maggiormente colpite dai disastri economici provocati dalla pandemia. Quinto, il programma faciliterebbe l’integrazione di soggetti provenienti da varie comunità, sviluppando una maggior solidarietà proprio nell’impegno per una causa comune.

Non lasciamoci sfuggire l’occasione che ci presenta, in questo preciso momento storico, la convergenza di tante priorità e il senso condiviso di emergenza – per non dire di assoluta necessità. Dalla sua creazione, più di 70 anni or sono, l’alleanza transatlantica ha sempre mirato allo sviluppo di legami ampi e forti tra molte società, grazie agli scambi culturali e formativi e alla cooperazione scientifica.

In un momento in cui le criticità che ci investono tutti includono non solo la crisi climatica, ma anche gli attacchi contro la democrazia occidentale da parte dei regimi populisti e illiberali, dovremmo mettere a buon uso il retaggio delle nostre tradizioni più forti e delle nostre scelte politiche pratiche per lottare su ambo i fronti di questa battaglia, con i giovani al centro. Non solo i giovani hanno bisogno di occupazione in questo momento, ma è la loro consapevolezza dell’urgenza degli interventi da intraprendere che potrà plasmare una rinnovata solidarietà e infondere così nuova vita nell’alleanza transatlantica per i decenni a venire.

Executive Vice President, Berggruen Institute, Los Angeles

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