previdenza

Il rilancio dei fondi pensione passa dagli investimenti nell’economia reale

di Marco lo Conte

2' di lettura

Un rilancio che parta dagli investimenti nell’economia reale, con un’attenzione particolare alle piccole e medie imprese e alle infrastrutture. Giovanni Maggi, da pochi mesi presidente di Assofondipensione (associazione che rappresenta i fondi negoziali) ha indicato la strada per estendere la copertura previdenziale di secondo pilastro dei lavoratori dipendenti italiani, a partire da una maggiore attenzione per l’allocazione degli asset nell’economia italiana. «Occorre consentire ai fondi negoziali e alle altre forme previdenziali - ha detto Maggi nel corso di Tuttopensioni -, di destinare in modo libero e volontario una parte del risparmio previdenziale a finanziamento dell’economia reale italiana, attraverso forme di private debt, private equity e sviluppo di infrastrutture strategiche, in cambio di buoni rendimenti e adeguate condisioni del rischio degli aderenti. Auspicio che Assofondipensione si faccia promotrice di un’iniziativa di sistema di questa natura».

Un obiettivo che già in passato è entrato nel mirino di chi si occupa di guidare le forme di previdenza complementare, ma che non si è tradotto in forme concrete per la difficoltà di individuare gli strumenti finanziari più coerenti e dopo la legge di Stabilità 2015 che aveva innalzato al 20% dall’11,5% la tassazione sui rendimenti maturati annualmente dai fondi pensione; il credito di imposta introdotto a compensazione (80 milioni l’anno) non ha prodotto risultati di rilievo.

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Il patrimonio dei fondi pensione italiani (circa 150 miliardi di euro) è investito in un’orizzonte geografico molto vasto e diversificato, in cui l'Italia gioca un ruolo estremamente minoritario per quanto riguarda l’equity (poco più di un miliardo di euro), mentre l’allocazione in BTp e altri titoli di Stato italiani risulta, a detta dei fondi stessi, da ridurre (oltre il 25% del totale) . Dirottare risorse dal debito pubblico verso il mondo delle Pmi, com’è noto, può rappresentare un sostegno importante per il mondo delle imprese, alla ricerca di canali alternativi al credito bancario per il proprio sviluppo.

Un auspicio in linea con i recenti orientamenti della Commissione Europea di favorire forme di finanziamento medio e lungo termine dell'economia reale tramite anche utilizzo di risorse di investitori istituzionali come fondi pensione e casse e in particolare la revisione della direttiva 2003/41/Ce, direttiva Iorp che invita a unire le esigenze di diversificazione e di allocazione dei contributi dei lavoratori nel proprio tessito economico. «Il protezionismo risorgente in questo periodo non è certo una panacea - ha precisato Giovanni Maggi. È tuttavia evidente che la globalizzazione ha portato grandi opportunità ma anche un aumento di un’ampia serie di problematiche. Il che non significa chiudersi su se stessi e rinunciare ai benefici del mercato unico europeo; ma una ricalibratura è opportuna anche perché non è accettabile finanziare ponti e autostrade nei paesi emergenti e trascurare il tessuto produttivo e infrastrutturale del paese».

Tra le varie opzioni sul tavolo e oggetto di analisi in questa fase, c’è anche quella del Fondo di investimento italiano che già supportare la crescita delle Pmi italiane di piccole e medie dimensioni, sia in forma di venture capital che di private debt. Un’opportunità, quella di una maggiore esposizione al sistema Italia, che può rappresentare un volano importante per rilanciare l’adesione dei fondi pensione e per combattere il “nanismo” diffuso nel Paese e l’incapacità di fare sistema.

@maloconte

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