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Il rischio che il caso Ilva si trasformi in una resa dei conti politica

di Carmine Fotina

(ANSA)

2' di lettura

C’è un filo “politico” che lega tutti questi ultimi tre mesi della storia Ilva. La procedura per eventuale annullamento della gara in autotutela, un atto che nasce come puramente tecnico, rischia di trasformarsi in una resa dei conti tra vecchio e nuovo governo, tra l’attuale ministro e il suo predecessore. Probabilmente non difetta di astuzia tattica Luigi Di Maio, al contrario di quanto pensa chi tende a sottovalutarlo, perché la combinazione di una gara consegnata alla storia come «illegittima» e di un accordo in extremis con ArcelorMittal, migliorativo rispetto al punto di partenza, potrebbe risultare alla fine un piccolo capolavoro politico. Probabilmente studiato a tavolino fin dall’inizio.

Il doppio obiettivo: politico e negoziale
Il mix tra «illegittimità» e «tutela dell’interesse pubblico concreto ed attuale» - condizioni entrambe necessarie ma non sufficienti per annullare la gara - offre una motivazione tecnica all’attuale governo per proseguire la trattativa con il gruppo franco-indiano con la più classica delle pistole sul tavolo. È un metodo negoziale. Ma il punto è un altro ed è capire se il vero obiettivo sia portare l’acquirente a migliorare fino al punto più alto possibile le condizioni ambientali e occupazionali del contratto o se sia quello di far emergere il peso politico di scelte passate urlate come illegittime e non solo, rappresentate implicitamente come dolose e potenzialmente tali da aprire profili da Procura della Repubblica. L’ambiguità su questo tema francamente non aiuta di fronte a quella che è forse la più grande questione industriale e occupazionale italiana degli ultimi decenni.

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Il problema della mancata trasparenza
Perché non chiedere espressamente all’Avvocatura dello Stato di escludere dal parere quella che, dice Di Maio, sarebbe una «clausola di non ostensibilità»? Rinviare la pubblicazione del parere alla conclusione della procedura che ora mette in campo il ministero dell’Ambiente non aiuta a svelenire il clima attraverso la chiarezza dei contenuti. Né giova alla coerenza con la linea politica Cinque Stelle che ha fatto della pubblicità degli atti - dal piano industriale di ArcelorMittal alle concessioni autostradali - una bandiera sempre pronta a sventolare.

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