Scenari

Il risiko delle alleanze e delle piattaforme

Le architetture modulari condivise sono al centro dei mutamenti nella geografia dell'auto

di Mario Cianflone


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Industria 4.0. II robot sono essenziali negli stabilimenti produttivi, grazie all'estrema precisione e velocità nel compiere operazioni complesse, richieste nell'adozione di piattafforme modulari

3' di lettura

L’auto cambia radicalmente e con essa si trasforma l’industria, il modo di produrla e gli attori. Elettrificazione, tecnologie di connettività sistemi di guida autonoma/assistita e l’esigenza di coprire nicchie e brand differenti per fare oltretutto volumi sufficienti a creare margini. Sono questi i driver che impongono alleanze industriali, addirittura fusioni, e al centro ci sono loro: le piattaforme modulari e condivise tra brand all’interno di uno stesso gruppo o fra costruttori. Queste architetture, figlie dell’industria 4.0, permettono di creare vetture molto diverse tra loro per dimensioni e tipologia, contrariamente ai tempi passati della auto gemelle tipo Lancia Thema e Saab 9000. E la condivisione ora non riguarda solo i pianali, la lamiera o la meccanica, ma anche elettronica, infotainment e ovviamente batterie, per competere nell’era dell’elettrico e dell’ibrido plug-in. Tutto però parte della piattaforma, sempre più modulare e pensata per essere utilizzata nel maggior numero di modelli e alimentazioni. Ad inaugurare l’era della piattaforme condivise è stata Volkswagen con l’architettura modulare Mqb (Modularer Querbaukasten), costata oltre 50 miliardi di euro e diventata cuore nevralgico dell’intera produzione del gruppo. Infatti permette alimentazioni di ogni tipo ed è stata pensata in origine anche per le ibride e le elettriche. Da Mqb nascono modelli che spaziano dalla Vw Golf alla Audi A3, fino alla Tiguan. Esiste anche una variante, small, battezzata MqbA0, punto di partenza di Volkswagen Polo, Seat Arona, Volkswagen T-Cross e Skoda Kamiq, mentre con Mlb Evo si spazia dall’Audi 6 alla Lamborghini Urus. Anche nelle elettriche Vw gioca la carta della modularità con la nuova piattaforma “electric-only” battezzata Meb (Modulare Elektrifizierungsbaukasten), portata al debutto dalla ID.3 con autonomia fino a 500 km e pronta ad essere montata sulla futura gamma EV. Proprio questa piattaforma verrà condivisa anche Ford, grazie alla nuova alleanza tra i due gruppi in materia di elettrificazione, guida autonoma e veicoli commerciali. Restando in casa VW, la novità si chiama Ppe (Premium Platform Electric) per i modelli più grandi ed è nata dalla collaborazione tra Audi e Porsche.

Stessa politica anche per Mercedes con la nuova piattaforma realizzata esclusivamente per i modelli a zero emissioni della famiglia EQ, mentre la nuova architettura per le compatte sarà realizzata in partnership con Bmw. Infatti la i2 elettrica sarà il primo modello basato su una nuova piattaforma sviluppata con Daimler. Bmw svilupperà piattaforme per veicoli elettrici anche con Jaguar Land Rover, a conferma dell’importanza di “fare squadra” per affrontare la sfida dell’elettrificazione.

Passando a Volvo l’intera gamma (ad eccezione della V40 arrivata a fine vita) nasce sull’architettura Modulare Compatta (Compact Modular Architecture - Cma) adatta anche a versioni full electric e per i modelli più grandi sulla piattaforma Spa (Scalable Product Architecture).

In casa Fca la piattaforma Giorgio arriverà molto probabilmente sul nuovo suv Maserati, mentre non è stata ancora svelata la base di partenza dell’Alfa Romeo Tonale con la motorizzazione ibrida.

Al gruppo italo americano avrebbe fatto bene l’accordo con Renault, visto l’ampia disponibilità di piattaforme sviluppate dall’Alleanza a partire dalla architettura modulare denominata Common Module Family (Cmf). Due piattaforme modulari anche per Psa, che produce tutte le sue novità sull’architettura Emp2 (Efficient Modular Platform 2) lanciata nel 2013 e Cmp (Common Modular Platform), pensata anche per la motorizzazione elettrica nella versione eCmp e abbinata alla nuova Peugeot e-208.

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