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Benedetta Cibrario

Il Risorgimento sentimentale

Più che un romanzo storico un libro sull'incontro e scontro anche sentimentale tra le culture e le mentalità, siano esse divise dalla geografia o dal tempo: la progressista Londra contro la sonnolenta Torino, il conte conservatore contro il borghese imprenditore

di Elisabetta Rasy


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3' di lettura

Ma è davvero un romanzo storico, come lo definisce la stessa autrice nelle ultime pagine del libro, Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario? Fin dal suo esordio nel 2007 con Rossovermiglio questa autrice ha mostrato di privilegiare il passato come terreno di raccolto per la sua immaginazione romanzesca. Nel libro precedente quest'ultimo, intitolato Lo scurnuso dalla figura del presepe napoletano al centro della narrazione, l'arco di tempo in cui si svolgeva la storia andava dalla fine del Settecento ai nostri giorni.

Qui lo spazio temporale si restringe a dieci anni , ma è un decennio nodale per la futura nazione italiana: il periodo che va dal 1838 al 1848, dunque la stagione dello Statuto albertino e della prima guerra d'indipendenza contro l'Austria. Inoltre tutto si svolge a Torino, culla dei destini nazionali, mentre sale al trono l'incerto Carlo Alberto e una parte della classe dirigente cittadina, cioè l'aristocrazia legata alla corte, si sta convertendo alle idee liberali e sta coniando il nuovo ideale del Risorgimento, come appunto si chiamerà il giornale fondato dal conte Cavour che raccoglie la bandiera della riscossa dagli austriaci. Ma in realtà Cibrario più che sul passato lavora sul tempo, anzi sulle onde del tempo che, come quelle marine, nascondono e rivelano e cambiano il paesaggio: le sue creature sembrano scolpite dal tempo e dal suo corso piuttosto che dalla psicologia.

lla loro entrata in scena i personaggi principali della storia - la protagonista, suo marito e suo suocero –appaiono dotati di un carattere che è il frutto delle circostanze della loro nascita e collocazione sociale piuttosto che dell'interiorità dell'anima. Anna Bacon è una ragazza inglese un po’ ingenua, figlia di un ricco mercante della seta, che s'invaghisce di un giovane ufficiale del Regno di Savoia di stanza a Londra, Prospero Vignon. Quest'ultimo, bello e vago, la chiede in sposa più per la vanità occasionale di ostentare una moglie forestiera che per intimo convincimento, sapendo anche che da tale matrimonio avrà la soddisfazione di scontentare e anche sconcertare suo padre, il vecchio conte Casimiro, un leale conservatore che vede ogni novità come vera e propria farina del diavolo. Su ognuno di loro, oltre che sul destino patrio, il tempo opererà i suoi incantesimi, mettendoli in una posizione non solo diversa da quella iniziale ma soprattutto imprevista e imprevedibile.

Il vaiolo colpirà la giovane sposa in viaggio verso l'Italia, dando al suo matrimonio una colorazione ben diversa da quella romantica che all'inizio lei e lo sposo avevano immaginato. Il vecchio conte, sulle prime ostile, si legherà affettuosamente alla nuora, la quale trasformerà in determinazione e autonomia di pensiero la propria ingenuità. Lo stesso ufficiale sarà travolto da un destino molto lontano dalla sua natura viziata e indolente. Mentre a scandire la novità del tempo ci sarà una avventura proto-industriale, con la costruzione di un grande setificio nelle campagne che fin lì erano solo feudi aristocratici, da parte di un'intraprendente figura della classe destinata a emergere, un borghese che crede nel progresso ma ne ignora le difficoltà.

Benedetta Cibrario , nata a Firenze da una famiglia in parte piemontese in parte napoletana, è poi cresciuta a Torino - dove uno dei suoi antenati fu un'importante figura della corte sabauda - abitando in un quartiere in cui tutte le strade erano intitolate a personaggi chiave del Risorgimento. Poi l'età adulta l'ha portata a Londra, dove tuttora vive. Forse da qui nasce la forte partecipazione emotiva, un sentimento che unisce il tempo perduto all'eterno presente della memoria, che si fa potentemente sentire nella tonalità del racconto, che incede per campiture ampie, come una sonata classica in cui il motivo dominante ritorna tra molte variazioni. Per questo più che un romanzo storico Il rumore del mondo è un libro sull'incontro e scontro anche sentimentale tra le culture e le mentalità, siano esse divise dalla geografia o dal tempo: la progressista Londra contro la sonnolenta Torino, il conte conservatore contro il borghese imprenditore. Mentre il passato si trasforma nel futuro tra mille difficoltà e conflittualità, spesso qui incarnate in luoghi ben precisi – i vecchi palazzi e il nuovo giardino, le dimore dei nobili e la fabbrica – e tra figure altrettanto distanti fra loro come il mercante inglese padre di Anne, pragmatico e concreto, e il milieu un po' sonnolento dei cavalieri e delle dame torinesi. Così ciò che racconta questo romanzo, più che un Risorgimento storico, è il Risorgimento sentimentale di chi lo ha vissuto. In altri termini, dunque, il misterioso e affascinante intreccio che il destino tesse tra la storia, cioè l'epoca e il luogo e gli avvenimenti in cui gli esseri si trovano a vivere, e le loro emozioni più profonde che, come sempre nella realtà, cioè faticosamente e appassionatamente, lottano per potersi esprimere.

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